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del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

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Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

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di Padre Antonio Rungi



L’apostolo della Carità

di Alberto Giannino

Non ho conosciuto di persona Don Oreste Benzi, ma mi ha sempre colpito il suo impegno sociale a favore degli ultimi e degli emarginati. In particolare, la coraggiosa battaglia che sosteneva contro la criminalità organizzata per recuperare donne che erano costrette a prostituirsi. Un coraggio che troviamo in poche persone. Di prostitute ne ha recuperate centinaia, mettendo a repentaglio la sua vita. Ricordo anche l’incontro che ebbe con Giovanni Paolo II e una ex prostituta nigeriana da lui recuperata. Una scena commovente e significativa per molti cristiani e molti laici. Don Oreste non partecipava a trasmissioni televise, non metteva un paio di jeans e un maglioncino di lana come certi suoi colleghi; non aveva vergogna di portare l’abito talare in questa società scristianizzata, secolarizzata e neopagana. Era fiero, era orgoglioso dell’abito che portava. Non nascondeva a nessuno il suo essere ministro di Dio e alter Christus. E scusate se è poco! Come dimenticare inoltre le sue battaglie anche contro la droga e l’aborto? Caro Don Oreste, ha ragione il neo Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano. Tu devi essere annoverato fra i Beati della Chiesa cattolica. Sei stato di esempio per molti, cattolici e non. Hai esercitato il tuo ministero sacerdotale applicando lo spirito delle Beatitudini, il Decalogo e la carità. Sul tuo conto non ci sono mai state ombre, ma solo luci, contrariamente a certi frati o sacerdoti che amano il libertinismo sessuale, i soldi e la carriera. Avresti potuto diventare monsignore, vescovo, ma il Signore ti ha voluto accanto agli ultimi. Sei stato di grande esempio per tutti, la tua testimonianza cristiana è stata esemplare, cosi come il tuo essere modello di riferimento per milioni di persone sparse in tutto il mondo nelle tue comunità. Quando ti vedevamo in TV con la talare nera pensavamo: finalmente un prete orgoglioso di essere prete! E anche questo fatto ti ha reso popolare e stimato. Ora, tutti ti piangono. Le donne che hai recuperato, i giovani tossicodipendenti, le loro famiglie, la Chiesa cattolica e il popolo di Dio. Ci mancherai per il tuo esempio e la tua carità cristiana. San Paolo scriveva nella prima lettera ai Corinzi, nel cap. XIII: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”. Credo che avesse proprio ragione San Paolo nella Lettera ai Colossesi  quando sosteneva che la carità è il “vincolo della perfezione”. (Col  3,14). Perfezione che, caro Don Oreste, hai dimostato sul campo ogni giorno, prima come insegnante, poi come prete di frontiera, infine come pastore che ha radunato le sue pecorelle per riportarle all’ovile, per pascerle e lenire le loro sofferenze. Don Oreste nel corso della sua vita aveva saputo tirare fuori una grinta incredibile, assumendo posizioni scomode e molto sgradite ai palazzi della politica, da lui fortemente contestati perche’ ritenuti poco rispettosi delle norme etiche su temi come l’aborto, la dignita’ della famiglia, la lotta poco efficace a fenomeni come la droga e la prostituzione. Controcorrente era intervenuto ad esempio sul ‘caso Welby’ per dire alla moglie che “non era troncando la vita, ma dando spazio alla vita che si poteva superare la sofferenza”. “Ho mandato – aveva raccontato il sacerdote – un messaggio a Piergiorgio in cui gli ho detto: ‘Vedrai quanto e’ bella la vita. Chiunque soffre da’ la possibilita’ all’uomo di ritrovare se stesso, di non ignorare l’altro, di ricomporre un’unita’ profonda’. Non e’ la malattia che fa star male ma e’ l’abbandono che vien fatto della persona malata che lo fa soffrire”. Don Benzi definiva quella di oggi “una societa’ vecchia, cioe’ una societa’ di vecchi capaci solo di spegnere realta’ piu’ belle create da Dio: il matrimonio, la famiglia, la dignita’ della donna, la liberta’ dello Spirito, l’amore di Dio e del prossimo”. E considerava le proposte per una legalizzazione diretta o indiretta dell’eutanasia il sintomo di una vera “volonta’ distruttiva”. La difesa della vita dal concepimento alla morte naturale era per Don Benzi “il primo dei grandi appuntamenti che Cristo sta dando a tutti i cristiani e soprattutto alle comunita’ e movimenti riconosciuti dalla Chiesa: la lotta per difendere la donna a non abortire, la lotta per garantire un’assistenza dignitosa ai malati terminali, la lotta per il riconoscimento della vera famiglia, la lotta per vincere la droga, l’impegno per accogliere veramente gli immigrati a partire dai fratelli nella fede, l’impegno per accogliere i carcerati e per superare le carceri, l’impegno per non essere impiegati della carita’ ma innamorati di Cristo, l’impegno per essere popolo, la lotta per la liberazione dalla schiavitu’ della prostituzione”. Per Don Benzi, il Magistero di Bendetto XVI su questi temi era infallibile. “I giovani – aveva detto il sacerdote – sono affascinati dalla condivisione diretta, che realizza la societa’ del gratuito e la civilta’ dell’amore, agape ed eros, come e’ nell’Enciclica del Papa”. Ecco, Don Oreste, ti vogliamo ricordare come un uomo di carità e di santità, in questo momento che ci manchi tantissimo. San Pietro ti accoglierà in Paradiso con le chiavi in mano per il tanto bene che hai fatto nella tua vita terrena. E sai perchè sono sicuro che andrai diritto in Padariso?  Perchè, un grande Santo, San Giovanni della Croce, diceva che, dopo la vita terrena, noi tutti saremo giudicati da Cristo sull’amore: l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo. E tu sei stato, caro Don Oreste, un esempio di carità, ma anche di santità. E hai diritto al premio eterno. Potrai vedere finalmente faccia a faccia Dio e stare con lui per l’eternità. Cioè la gioia più grande per un cristiano. Addio Don Oreste e grazie per il tuo infaticabile e disinteressato ministero sacerdotale al servizio del prossimo. Non ti dimenticheremo mai e pregheremo per te, ma anche tu prega per noi: ne abbiamo davvero bisogno.