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Don Benzi, la tua Fede ti ha salvato

di Giuseppe Massari

‘Va’, la tua fede ti ha salvato’. Con queste parole di Cristo vorremmo salutare Don Oreste Benzi. Solo la fede gli ha fatto compiere i miracoli, i prodigi in un mondo contemporaneo dominato da tante storture, da tante ingiustizie, da tanta povertà e miseria, che noi, ricchi epuloni, non vediamo neanche se alberga sotto il portone di casa nostra o all’angolo del nostro posto di lavoro. La fede gli riserverà il Paradiso. “Oggi sarai con me in Paradiso”, così Cristo lo aspetterà sull’uscio di quella porta girevole, nel senso di porta sempre aperta, sempre pronta per chi si è fatto ultimo insieme agli ultimi, servo comprensibile di ciò che noi ”costruttori” siamo sempre disposti a scartare. Quelle pietre di scandalo, come Gesù stesso, sono destinate a diventare testate d’angolo, architravi per la fede, colonne portanti di un edificio morale e sostanziale non costruito con cemento, argilla, pietre, tufi, ma con il cuore donato gratuitamente a chi bussa ed è giusto che gli venga aperto, a chi chiede ed è bene che gli venga dato. Cosa bisogna fare per avere la vita eterna, chiedevano ipocritamente al Salvatore, i farisei, gli scribi, i suoi detrattori e anche coloro che volevano condividere lo spessore e la qualità eterna del suo messaggio. Gesù rispondeva che bisognava amare il prossimo come se stessi, per avere il centuplo quaggiù e il premio dell’eternità dopo. Questo è quello che ha fatto il fondatore della Comunità Giovanni XXIII. Anzi, ha fatto di più, tant’è che era lui ad andare a cercare la pecorella smarrita e le debolezze sparse, diffuse e nascoste. Non aspettava che le si facessero avanti, non aspettava di essere servito per fornire quello che possedeva. Si metteva a servizio degli altri, essendosi messo alla sequela di Cristo, di Colui che non ha mia fatto mistero di proteggere i più deboli, gli esclusi, i miseri, gli indigenti, le prostitute. Mai un ricco entrerà nel regno dei cieli, se continuerà a bearsi delle sue ricchezze. “Sarà più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che non un ricco nel regno dei cieli”. Sarà più facile che una prostituta convertita assapori la gioia dell’eternità e non tanti ipocriti, farisei, sepolcri imbiancati che popolano il pianeta o le sfere alte di certe insensibili e sorde istituzioni. Alla prostituta, additata e lapidata dai farisei come peccatrice, Gesù rimprovera e ricorda: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. “Prima di guardare la pagliuzza negli occhi del fratello, guarda la trave che è nei tuoi”. Don Benzi ha seguito alla lettera questi ammonimenti evangelici, facendosi maestro, padre, guida spirituale e materiale, conforto, carità, solidarietà, amicizia, punto di riferimento, ancòra di salvezza, faro per la salvezza di tante anime perse. Egli ha salvato dal mondo brutale, incancrenito dallo sfruttamento della prostituzione, tante di quelle donne avviate sulla via della perdizione, ma umanamente recuperate e fatte salve anche per il Paradiso. “Va’, la tua fede ti ha salvato. Va’ e non peccare più”. L’augurio finale del Messia alle peccatrice. L’impegno costante di Don Benzi, che resterà nel ricordo di molti che hanno conosciuto il bene, la speranza di vivere e di ritornare a vivere, è stato salvare coloro “che erano nudi e sono stati vestiti, avevano fame e sono stati sfamati, erano prigionieri e sono stati visitati, stranieri e resi cittadini”. Il bene di una presenza che si chiama, e, speriamo, si chiamerà santità. Don Oreste, lasciata questa terra nell’intermezzo della giornata commemorativa di tutti i Santi e quella dei fedeli defunti, in una sorta di testamento spirituale scaturito dalla circostanza della sua dipartita, ci ricorda: “Molti sono i chiamati, pochi gli eletti”. Sempre che noi lo vogliamo. Sempre che noi lo vorremo, anche noi potremo diventare, “stirpe eletta, regale sacerdozio”.