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Prete buono, riposati tra i Santi del Paradiso

di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO – Immagino che il primo ad accoglierlo in Cielo sia stato Giovanni XXIII, il Pontefice al quale aveva deciso di intitolare la sua Comunità per l’assistenzxa e il recupero delle persone a rischio: prostitute, poveri, emarginati, tossicodipendenti, senza fissa dimora, giovani sbandati. Già vedo la scena: Don Oreste Benzi che varca il cancello del Paradiso e il ‘Papa buono’ che gli va incontro per ringraziarlo di essere stato buono come lui. Poi l’incontro con i propri cari, con le centinaia di migliaia di anime salvate durante la vita, con Pietro e con l’amatissima Vergine Maria che tanto amava e tanto invocava nei momenti di difficoltà. E poi, infine, l’incontro con Colui che ha sempre servito con fedeltà e devozione filiale: il Santissimo, Gesù. Immagino anche il giudizio di Dio nei confronti di questo suo figlio esemplare: che riposi tra i Santi! La fantasia di un giornalista è sempre florida, ma a scrivere, questa volta, è il cristiano. Perchè il cronista ha la freddezza della razionalità, il credente ragiona invece con il cuore. E il mio cuore mi ha dettato queste scene, in un tumulto di emozioni e commozione: Don Oreste ora si gode il meritato riposo tra i beati del Signore, premiato per il bene che ha seminato e per quello che sarà raccolto anche dopo di lui dai suoi successori grazie all’esempio che ha lasciato. Chi vi scrive queste poche righe non è il Direttore, ma il giovane che ha sempre ammirato le opere di questo sacerdote mite, combattivo, umile (buono, appunto), che andava in strada a salvare giovani donne (a volte addirittura bambine) dalla schiavitù della prostituzione e che non esitava ad entrare nelle discoteche per dire ai ragazzi che la vita è bella, è un dono, e va rispettata (e perciò ha sempre lottato contro l’aborto). Noi di ‘Petrus’, nel nostro piccolo, abbiamo sempre dato voce alle sue iniziative, alle sue dichiarazioni, alle sue ‘provocazioni’. E per questo ci mancherà doppiamente, anche se la certezza di saperlo premiato in Paradiso ci alleggerisce di ogni sofferenza. Eppure, non lo nascondo, già mi mancano le chiacchierate ‘al volo’ con Don Oreste, la sua voce, quel suo parlare con gli occhi chiusi che ti dimostrava come non ci fosse bisogno di fissare una persona per comprenderla: lui guardava dentro, lui guardava il cuore delle persone con il proprio grandissimo cuore. Un cuore ricco d’amore per il prossimo. Perchè nel prossimo Don Benzi vedeva sempre il volto di Gesù. Beh, Don Oreste, so che non ti piaceva essere lodato e che l’umiltà ti ha sempre fatto buona compagnia, come i capelli spettinati e quel po’ di forfora che mai mancava sulla talare nera che indossavi con orgoglio sentendoti così legato alla gloriosa tradizione della Chiesa; ma sarebbe stato impossibile parlare di te non parlando delle tue opere a sostegno dell’umanità afflitta e disperata. Don Oreste, il saluto mio e degli amici di ‘Petrus’, giornalisti e lettori, è in realtà una promessa: non ti dimenticheremo – perchè sarebbe tra l’altro impossibile – ma soprattutto non dimenticheremo i tuoi insegnamenti e la tua testimonianza del Vangelo. E così, ad occhi chiusi, come te, ti salutiamo. Hai fatto tanta strada, è giunto il momento della sosta. Da lassù guardaci e guidaci con quegli occhi speciali incastonati nel tuo cuore d’oro. Addio, Don Benzi! Addio, prete buono!