del Dottor
Franco Balzaretti*
Viviamo in una realtà storica particolarmente travagliata e difficile, caratterizzata da continui scontri ideologici su questioni morali. E noi medici, in modo particolare, ci domandiamo se il concetto di progresso scientifico possa essere inopinatamente disgiunto da ogni limite o regola, come qualcuno sembra prospettare. Anche perché lo sviluppo delle scienze, delle tecnologie, delle relazioni sociali e della stessa libertà, che abbiamo conquistato con notevoli sacrifici, ci ha consentito di raggiungere una straordinaria evoluzione, soprattutto in campo medico. Si rende quindi necessaria un’adeguata riflessione etica, in quanto, superati i fragili equilibri tra le varie forme di potere, il mondo va avanti senza freni, sotto il primato del mercato e del profitto. Ed in questo contesto, il tema di fondo è proprio quello del rapporto tra etica e progresso scientifico, ossia del rapporto fra il grande sviluppo della scienza e il suo inquadramento in termini etico-morali, secondo i quali non è sempre lecito mettere in pratica tutto ciò che è possibile nella ricerca. Viviamo in una società del progresso, dominata da un tecnicismo esasperato, ed ecco puntuale il richiamo di Papa Benedetto XVI, che nel 2006 a Ratisbona, in una sua lectio magistralis, aveva affermato: “Una ragione che, di fronte al divino, è sorda e respinge la religione, nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture”. La razionalità quindi non è contro Dio ma, al contrario, è Sua alleata. E questo in quanto la legge della natura è al tempo stesso anche la legge della ragione. Alcuni esponenti della cultura laica avevano, tuttavia, definito pesanti queste considerazioni del Santo Padre, in quanto, a loro parere, frenano la cosiddetta “libertà della scienza e della ricerca scientifica”, una libertà, che dovrebbe essere illimitata. Ma io ho dei dubbi che esista davvero questa libertà, perché ho l’impressione che ci siano già fin troppi condizionamenti. I mezzi economici sono certamente inadeguati e comunque non sono sempre investiti con equità e trasparenza, anche perché chi decide è comunque pur sempre un uomo; un uomo che può avere la tentazione di asservire il proprio lavoro ad altri interessi. Ecco perché dobbiamo sviluppare il nostro concetto di ragione, innalzandola verso l’alto, verso il trascendente. E lo potremo fare solo se saremo capaci di superare la limitazione auto-decretata della ragione a ciò che è verificabile nell’esperimento, e ad aprirci maggiormente al metafisico. Ed ecco che Papa Benedetto XVI ha voluto al Suo fianco, circa un anno fa, come nuovo Segretario di Stato del Vaticano, il Cardinale Tarcisio Bertone. E’ stata, indubbiamente, una scelta particolarmente illuminata, per tutta una serie di ragioni. Ed il Cardinale Bertone si è, fin dall’inizio, dimostrato capace di trovare i giusti equilibri tra scienza, fede e ragione, con una particolare attenzione alla comunicazione e agli equilibri politici. Per tutti i medici e ricercatori rappresenta quindi un insostituibile punto di riferimento, dal momento che ha sempre dimostrato una particolare propensione a trattare i temi di etica, di giustizia sociale e di legalità; come anche per le sue doti di grande comunicatore, capace di mediare tra le varie esigenze e sensibilità, allargando i confini della ragione per trovare un denominatore comune, che possa essere largamente condiviso. E proprio il Cardinal Bertone, in un suo intervento, affermava: “Ogni professione umana, assunta nella prospettiva cristiana, si sforza di mantenere uno sguardo di fondo sull’uomo, aperto alla sua verità completa. Di fronte alla tentazione di concepirsi semplicemente come rapporto tecnico con organismi viventi, si può dire che ogni professione è chiamata a salvare sempre la verità del rapporto di una persona di fronte ad un’altra persona, che si trova in una condizione di fragilità, che chiede di essere aiutata a realizzarsi nelle sue potenzialità personali. Al fondo, la regola basilare di ogni professione non è diversa da quella “regola aurea” sempre intravista dalla sapienza delle genti e promulgata, nella sua formulazione definitiva e positiva, da Gesù in persona: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12). Regola che Kant traduceva in questo modo: agisci sempre in modo da trattare l’umanità in te stesso e nell’altro come un fine e mai solo come un mezzo”.
Nella foto, il Dottor Balzaretti con il Cardinale Bertone
*Vice Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani