|
|
|

|
|
La ‘missione globale’
di Mauro Bontempi
CITTA’ DEL VATICANO – La cronaca non è Storia. Il sedimentarsi nel tempo degli avvenimenti consente un’analisi più lucida e distaccata di ciò che i contemporanei difficilmente riescono a scorgere. Nonostante questo è evidente a tutti quanto importante sia il momento attuale. Ogni gesto, ogni avvenimento contiene in nuce delle potenzialità di evoluzione a tutt’oggi di difficilissima previsione. Il 28 Ottobre sono stati beatificati in Piazza San Pietro 498 martiri spagnoli, uccisi durante la guerra civile che insanguinò la penisola iberica dal 1936 al 1939. La più “affollata” beatificazione della storia della Chiesa, si è detto. La presenza alla cerimonia del Ministro degli esteri del governo Zapatero, molti hanno aggiunto, è un chiaro gesto di distensione fra le autorità madrilene e la Chiesa Cattolica, a Roma come in Spagna. Perfetto. C’è, però, molto di più. La Chiesa celebra tutti coloro che, come San Paolo, santamente hanno combattuto la buona battaglia, terminato la corsa e conservato la fede. La Chiesa ricorda, poi, tutti coloro che sono risorti alla vera vita. La morte: il mistero più grande dell’umanità. All’interno di una così pregna concomitanza di ricorrenze liturgiche, Benedetto XVI domenica ha detto all’Angelus: “La suprema testimonianza del sangue non è un’eccezione riservata soltanto ad alcuni individui, ma un’eventualità realistica per l’intero popolo cristiano”. Un eventualità realistica, si noti. Non l’acme di una vita segnata misteriosamente sin dall’infanzia da questa sorta di “santa condanna”, bensì una situazione che ogni cristiano può trovarsi a vivere. Non siamo nella Spagna degli anni Trenta, ovviamente. Tuttavia, se il Signore ci risparmia da una guerra civile “armi in pugno”, è altresì vero che è in atto una guerra civile “fredda”. Con qualche sprazzo di lotta: come è stato per l’ignobile provocazione dei centri sociali dinnanzi alla chiesa di Sant’Eugenio non molto lontano, nello spazio e nel tempo, dalla gioia festante di Piazza San Pietro. Lo spargimento del sangue è sempre una extrema ratio. Nessuno chiama i Cristiani alla “guerra santa” o al fanatismo nei confronti del sacrificio estremo. Ciò si evince dalle parole che il lunedì successivo alla cerimonia di beatificazione, il Pontefice ha rivolto ai farmacisti cattolici nella Sala del Concistoro Benedetto XVI ha evocato la nozione di “obiezione di coscienza” come di “un diritto (a) non collaborare direttamente o indirettamente” alla realizzazione di pratiche contrarie alla fede e al magistero di Santa Romana Chiesa, in particolare nell’ambito dei diritti fondamentali e della promozione della famiglia. È questo in fondo il martirio della vita ordinaria che il Papa indica come modello di santità. In prossimità del nuovo anno liturgico e al declinare del 2007, le parole del Pontefice segnano idealmente una tappa nuova di un percorso già avviato da Giovanni Paolo II. Per il Giubileo del 2000, Wojtyla consegnò alla sua Diocesi una “missione cittadina”, per il Nuovo Millennio Benedetto XVI chiama ad una “missione globale” rivolta sia al perfezionamento della propria vita spirituale sia alla concreta testimonianza nei propri ambiti di vita sociale.
|
|
|