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La santità non si mette ai voti
di Giuseppe Massari
La santità non è un fatto democratico, cioè non regge e non può reggere alle pur giuste regole della democrazia. La santità non è in vendita. Non è possibile acquistarla o acquisirla in nessun supermercato. Men che meno su qualche sito multimediale, quale “santosubitoonline.com”, per invocare, attraverso un sondaggio o un referendum, la santità di un qualsiasi personaggio o di Giovanni Paolo II, come nel caso di specie. La Chiesa è cauta e guardinga prima di pronunciarsi su alcune virtù eroiche, che decretano la santità e la probità religiosa, cristiana, di un qualsiasi candidato. Non si affida alle società demoscopiche. Fa parlare documenti e testimoni. Cerca certezze e verità inconfutabili. Questo è tanto vero, soprattutto perché il sottoscritto ha fatto esperienza di ciò quale testimone ascoltato nel corso del processo di beatificazione, non ancora concluso, del servo di Dio don Eustachio Montemurro, fondatore delle Suore missionarie del Sacro Costato, congregazione vivente e vitale, nata a Gravina in Puglia, presente in molte città italiane e sparsa in tutto il mondo, dall’America alla Cina, dalle Filippine all’ex Jugoslavia. Per cui allestire un sito per chiedere la santità attraverso i liquidi cristalli catodici di un computer è, quanto meno, nocivo, controproducente, diversamente da quel grido spontaneo che si levò nell’austera piazza San Pietro il giorno dei funerali del Papa polacco. La santità vera non è quella che può essere coronata, sancita e sanzionata da un sentire popolare, da un coram populo, molto distante da tutto ciò che è necessario e opportuno conoscere attraverso alcuni oggettivi e soggettivi riscontri. O attraverso tutto l’intero magistero pontificio di un uomo che è stato vittima d’oblazione, sacramento di sofferenza non virtuale, sacrificio di espiazione, vittima in un Golgota umano, per non più essere “Cranio”, ma pietra viva, non più tombale; non più silenzio di morte o sofferenza coercitiva di un supplizio. Per tutto questo, e per tutto ciò che è stato insito nella vita del pastore obbediente e docile, abbiamo sempre creduto alla esplicazione di una santità fisiologica, consequenziale, senza orpelli, senza meccanismi congeniti allo sfruttamento di calcoli diabolici e metabolici derivanti dal modernismo o dalla modernizzazione scientista e tecnologica dell’imporre, piuttosto che proporre un messaggio. Abbiamo condiviso alcune regole del gioco a favore di Santi proclamati, non nella fretta di un devozionismo puro e semplice. Con lo stesso spirito condividiamo e condivideremo le regole di Santa Romana Chiesa, perché lo sfogo impulsivo non prevalga, ma la ragione insita nei fatti e nella storia di Giovanni Paolo II non abbia a cedere alle tentazioni fuorvianti propagandistiche di chi populisticamente sta strumentalizzando la santità solo a fini di audience. Giovanni Paolo II ha dimostrato ampiamente durante tutta la sua vita di essere Santo, e non saranno certamente dei sondaggi on-line a convincerci che abbiamo ragione o torto. Perché la santità non la si può nè banalizzare né mettere ai voti, soprattutto quando si tratta di uomini che hanno dimostrato di essere davvero grandi. E Karol Wojtyla, non c’è dubbio, grande lo è stato davvero, tant’è che come ricordò l’allora Cardinale Joseph Ratzinger, “è ora affacciato alla finestra della Casa del Padre, ci vede e ci benedice”.
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