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San Pio da Pietrelcina e l’ebreo protestante in cerca di popolarità

di Alberto Giannino

Padre Pio non ha pace neanche da morto. L’ultimo attacco, in ordine di tempo, viene dal professore ebreo di storia contemporanea, Sergio Luzzatto, docente universitario a Torino. Il quale ha scritto un libro di 400 pagine intitolato “L’altro Cristo” per denigrare l’immagine del Frate di Pietrelcina, per attaccare la sua santità, e perchè no, per fare un po’ di business. Nessuno fa niente per niente. A meno che Luzzatto cerchi solo la fama e la gloria personale, ma ne dubitiamo fortemente. Egli invece ha capito bene che parlare di Padre Pio, nel bene o nel male, rende in tutti i sensi. E a questa regola Luzzatto si è piegato adducendo motivazioni storiche quando invece nel suo curriculum di Santi e Beati non c’è traccia alcuna. Siamo spiaciuti che tale attacco provenga da un fratello ebreo con cui in comune abbiamo ben 38 libri dell’Antico Testamento e la cui religione è intrinseca a quella cristiana essendo gli ebrei nostri fratelli maggiori nella fede (Giovanni Paolo II) e in riferimento ai quali la dichiarazione ‘Nostra aetate’ del Vaticano II ci esorta ad avere una mutua conoscenza e stima, mentre la Lettera ai Romani di San Paolo fa riferimento al fatto che i cristiani sono l’ulivo selvatico innestato sull’ulivo buono di Israele la cui radice continua a portarli ( Rm 11, 16-24). Luzzatto, che su ‘La Stampa’ aveva espresso posizioni anticlericali già nel recente passato, questa volta attacca Padre Pio da Pietrelcina. Luzzatto e i suoi amici protestanti non si danno pace per i sette milioni di pellegrini che ogni anno si recano a San Giovanni Rotondo a pregare sulla tomba del Santo canonizzato da Giovanni Paolo II nel 2002, quasi che questi sette milioni siano tutti ignoranti, analfabeti, senza fede, senza spiritualità e creduloni. Ma perchè questo attacco brutale e inaudito contro un Santo? Perchè Luzzatto è un ebreo che è vicino alle posizioni teologiche protestanti. Non ama il dogma della infallibilità pontificia, non ama il culto dei Santi e non crede ai miracoli. E come i protestanti, per lui Gesù è un Profeta e non è Dio. Nel suo studio, cosiddetto rigoroso, Padre Pio viene trattato come un impostore, e non già come un Santo. E noi fedeli laici cristiani saremmo dei mentecatti per il solo fatto che andiamo a venerare un Santo. Se poi si tratta di un Santo popolare come Padre Pio, abbiamo anche la spiegazione razionale di questi attacchi insolenti e sgradevoli. Perchè questo Santo cosi popolare, cosi amato, cosi mistico,  fa paura. Riempie le piazze, riempie le Chiese, le basiliche e accresce la fede e aumenta la religiosità di moltissimi pellegrini di tutte le parti del mondo. Tutto ciò che Luzzatto e i protestanti non vogliono e che, anzi, avversano nel modo più assoluto. E in questo paghiamo una cultura laica imbevuta di protestantesimo che si lancia contro i dogmi, contro il Cristo della fede, e contro un cattolicesimo forte di cui  Papa Benedetto XVI, come San Pietro, è orgoglioso. Cominciamo dal dogma dell’infallibilità papale (o infallibilità pontificia) che afferma che il Papa, essendo sostenuto e ispirato dallo Spirito Santo nel suo incarico di Vicario di Cristo, non può sbagliare quando parla ex cathedra. Il dogma dunque non si applica a tutti gli atti e le parole pronunciate dal Papa, ma vale solo quando egli proclama un nuovo dogma o afferma una dottrina in modo definitivo come rivelata o quando proclama un Santo. Il dogma dell’infallibilità papale fu definito con la costituzione dogmatica ‘Pastor Aeternus’ di Pio IX. Questo è il testo tradotto in italiano dell’ultima parte della ‘Pastor Aeternus’ del 18 luglio 1870  in cui si trova la definizione del dogma. Secondo tale dottrina il Papa deve essere considerato infallibile quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani» e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi»; quanto da lui stabilito sotto queste condizioni «vincola tutta la Chiesa». Passiamo oltre e analizziamo il culto dei Santi inviso ad ebrei e protestanti. Esso fu stabilito dal secondo concilio di Nicea (787) che distinse tra adorazione che si rivolge unicamente a Dio e a Cristo, e venerazione (dulìa) che si rivolge ai Santi. “In loro – dirà Tertulliano –  si dà una presenza di Cristo”, mentre Sant’Agostino dirà: “E’ sconveniente pregare per i martiri perchè siamo noi a raccomandarci alla loro preghiera”. I miracoli. Essi sono dei fatti sensibili operati da Dio al di fuori delle leggi della natura. Nella Bibbia il miracolo è un’opera potente di Dio e soprattutto un segno con Dio ci parla. Monsignor Gianni Colzani, professore di teologia sistematica, scrive che non conta solo il fatto straordinario, ma anche il modo e il contesto in cui il segno si colloca e avviene. Esso va dunque inquadrato nell’agire potente e salvifico di Dio: Dio è “maestoso in santità, tremendo nelle imprese, operatore di prodigi”. (Esodo 15,11). I miracoli trovano particolare rilevanza nella vita di Gesù. Lo riconoscono anche i  discepoli che, nella loro predicazione presentano Gesù come “profeta potente in opere e parole, davanti a Dio e a tutto il popolo” (Luca 24,19; cfr. Marco 11,21-24; Atti 10,38); lo riconoscono pure gli avversari che, se mai, contestano il significato messianico, di questa sua attività: per essi si tratta di magia diabolica (Marco 3, 22-23). Per Luzzato, i protestanti e la cultura illuminista, i miracoli sono frutto dell’ignoranza, il facile convincimento di un popolo ingenuo e credulone. I miracoli vanno pertanto demitizzati come insegnano i principali teologi protestanti. Padre Pio, secondo Luzzatto, non era amato da Giovanni XXIII (ma dimentica di dire che il Pontefice si atteneva alle informative che gli passavano i suoi collaboratori e che subiva pressioni dai Cardinali Ottaviani e Tardini). Luzzatto scrive poi del ricorso di Padre Pio ai farmacisti per acquistare acido fenico puro e veratrina per procurarsi ferite alle mani e per rendere più appariscenti le stimmate. Ma in realtà erano farmaci per lenire le ferite e le sofferenze, come peraltro dimostrato nei 104 volumi della Diocesi di Manfredonia studiati dalla Congregazione per le cause dei Santi. Papa Giovanni Paolo II non ha fatto sconti a Padre Pio: ha preteso che tutti quei volumi fossero letti attentamente e studiati per stabilire se Padre Pio potesse diventare Beato e poi Santo. Ci piace concludere questo breve intervento su Padre Pio citando due suoi pensieri adatti a questa circostanza. Il primo: “L’amore tutto dimentica, tutto perdona, dà tutto senza riserva”. Il secondo: “La creatura senza l’amore di Dio è portata a raggiungere la fila delle bestie, mentre per il contrario la carità, l’amore di Dio, l’innalza fino al trono di Dio. Ringraziatene piuttosto il pietosissimo Signore e pregatelo che accresca la santa carità nel vostro cuore.” Ecco, di fronte alle nuove calunnie e alle nuove diffamazioni contro Padre Pio, queste sono le migliori risposte.