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Se qualcuno prendesse esempio dall’onestà intellettuale di Capovilla

del Dottor

Sergio Rolando

Ho letto con grande interesse l’intervista a Monsignor Loris Capovilla (nella foto) sulle nuove calunnie nei confronti di Padre Pio, peraltro condotta in maniera stimolante, nella quale Sua Eccellenza ha ammesso che il Beato Giovanni XXIII si sbagliò nei suoi severi giudizi verso il Frate di Pietrelcina. Ho un ricordo preciso di quegli eventi e dello straordinario clima dell’epoca. Mi congratulo con ‘Petrus’ per aver messo in risalto l’impeccabile coraggiosa “onestà intellettuale” di Monsignor Capovilla che dovrebbe essere di esempio a tutti quelli che fanno opinione, soprattutto nell’ambito dei media. E’ chiarissimo l’invito a leggere con la lente del discernimento ogni parola che viene dalle gerarchie ecclesiastiche distinguendo gli aspetti umani da quelli di ispirazione divina. Spero che l’intervista a Monsignor Capovilla sia stata letta da tanti perché ha toccato un punto focale, indicando la strada maestra per interpretare nella maniera più corretta da un punto di vista storico, etico e religioso gli eventi di ogni pontificato. A ‘Petrus’ dico grazie per lo spunto, esortandolo a far tesoro dell’insegnamento di Monsignor Capovilla. Intanto, l’articolo di Paolo Casicci, pubblicato sull’inserto dell’ultimo numero de “Il Venerdì” di Repubblica dal titolo: “Il Papa boy che ha incastrato il monsignore”, mi suggerisce qualche considerazione che espongo succintamente, non solo per non tediare i lettori ma anche perché l’attenzione degli stessi non va distratta da altri temi ben più interessanti. Casicci, riferendosi a quanto scritto da Gianluca Barile su “Petrus” in relazione alla vicenda di Monsignor Tommaso Stenico, parla tra l’altro di “scoop”, di informazione dal basso sugli accadimenti del Vaticano e qualifica come “redattori a mezzo servizio” quelli che come Barile si spendono con entusiasmo credendo in una certa causa. Insomma, il Casicci ci descrive una Chiesa fatta di vivace gossip alimentato dalle dichiarazioni di monsignori, porporati ed altri addetti ai lavori; mondo portato allo scoperto da brillanti giovanotti di belle speranze che facendo un certo tipo di informazione di bassa lega “si stanno ritagliando uno spazio importante dentro e fuori le mura del Vaticano”, tanto per usare le sue parole. Detto questo vengo in tutta modestia alle mie osservazioni: quanto a scoop scandalistici, “Petrus” non mi sembra proprio il meglio, certamente chi si approccia ad esso con questo intento, resta oltremodo deluso considerati i contenuti abituali e le tematiche affrontate; l’informazione è sì “dal basso” ma solo nel senso che questa informazione, curata prevalentemente da giovani volenterosi e soprattutto in buona fede, non intende certo surrogarsi o sostituirsi quanto ad autorevolezza a quella degli Organi Ufficiali della Chiesa; personalmente, perdonatemi, preferisco questi piccoli “redattori a mezzo servizio”, come li chiama il nostro Casicci, a tanti grandi redattori a servizio intero: chi vuole intendere, intenda! Quanto, infine, al presunto spazio ritagliato dentro e fuori le mura del Vaticano, da Gianluca Barile e da quelli come lui, penso che ci sarebbe spazio per tutti se non ci fossero tanti spazi già troppo occupati prepotentemente dai potentati dell’informazione. Devo dire che Casicci mi è piaciuto soltanto quando ha scritto che comunque “Petrus” va avanti: lo prendo come un auspicio, purché il nostro “Petrus” abbia sempre ben chiara la differenza che passa tra la Chiesa di San Pietro Apostolo e quella di San Pietro del Bernini, ovvero tra la Gerusalemme Celeste e quella di questa nostra povera terra.