di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – “In cinquantun anni di sala stampa della Santa Sede, ne ho viste di tutti i colori, ho scritto di sei Papi, da Pio XII a Benedetto XVI”. E’ la sintesi che fa della sua lunga carriera di vaticanista il giornalista 87enne Arcangelo Paglialunga, del Gazzettino di Venezia, autentica memoria storica dei fatti pontifici dell’ultimo mezzo secolo.
Dottor Paglialunga, chi l’ha colpita di più dei sei Papi che ha seguito come giornalista?
“Umanamente, ho una grande simpatia per Benedetto XVI. L’ho conosciuto da Cardinale, e ogni mattina ci salutavamo mentre lui si recava alla Congregazione per la Dottrina della Fede ed io mi dirigevo alla Sala stampa. Ricordo che era un cronometro, cioè di una grande puntualità: passava sotto il colonnato del Bernini alle nove spaccate con la sua borsa di pelle, e quando ci capitava parlavamo spesso e volentieri, scambiavamo chiacchiere e battute. Fui io ad informarlo della morte di Monsignor Marcel Lefebvre e della imminente visita di Arafat in Vaticano“.
Il Cardinal Ratzinger come accolse la notizia della scomparsa del discusso e scomunicato Lefebvre?
“Dimostrò una grande umanità, ne fu sinceramente rattristato, voleva pregare per la sua anima”.
A proposito di Benedetto XVI… fu proprio lei a pronosticargli l’elezione a Papa…
“Sì, è proprio così. E lui se ne ricordò. Un giorno, dopo l’elezione, quando era già Pontefice, mi riconobbe in piazza dalla sua auto e mi salutò con ampi cenni della mano“.
Sappiamo che lei è molto legato anche al Beato Giovanni XXIII…
“Era davvero un gigante, ovviamente in senso morale e spirituale, perché fisicamente era bassino e paffuto. Ricordo due fatti simpatici. Una volta, credo in dicembre, ricevette i giornalisti. Come tanto volte accadeva, la Segreteria di Stato gli scriveva i discorsi. Lui inizio’ a leggere il testo. A quel tempo era tradizione il Noi, il plurale majestatis. Ma, dopo aver pronunciato tre volte il noi, decise di strappare il testo e proseguì a braccio, in prima persona singolare, affermando: basta con questo “noi”, ora ci parliamo tra amici”.
Si dice che Giovanni XXIII soffrisse d’insonnia
“E’ vero. Dopo una notte in cui non era riuscito a dormire, confessò: per addormentarmi ho letto tutti i quotidiani e mi sono reso conto che i giornalisti inventano tante cose… ma io li perdono”.
La bonarietà di Giovanni XXIII era forse anche un po’ quella di Giovanni Paolo I, Papa Luciani…
“Trentatre giorni al timone della barca di Pietro sono davvero pochi, ma ricordo che una volta, sorprendendo tutti, lui veneto, recitò con perfetto accento romano una poesia di Trilussa. Lo avrebbe seguito il Servo di Dio Giovanni Paolo II con il suo volemose bene“.
Dottor Paglialunga, lei è una miniera di ricordi che sarebbe umanamente impossibile racchiudere in una sola intervista; perché non scrive un libro sulla sua vita da vaticanista?
“Me lo hanno chiesto in tanti. Ma dico di no. Il mio libro dei ricordi è personale. Anzi, no. Un diario lo scriverò, ma lo dedicherò solo a mia moglie, una donna stupenda del Trentino Alto Adige. Pensi un po’, io romano e lei quasi austriaca… “.