home chi siamo archivio news scriveteci
L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Quella volta che il decano dei vaticanisti predisse a Ratzinger l’elezione a Papa

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO – “In cinquantun anni di sala stampa della Santa Sede, ne ho viste di tutti i colori, ho scritto di sei Papi, da Pio XII a Benedetto  XVI”.  E’ la sintesi che fa della sua lunga carriera di vaticanista il giornalista 87enne Arcangelo Paglialunga, del Gazzettino di Venezia, autentica memoria  storica dei fatti pontifici dell’ultimo mezzo secolo.

Dottor Paglialunga, chi l’ha colpita di più dei sei Papi che ha seguito come giornalista?

“Umanamente, ho una grande simpatia per Benedetto XVI. L’ho conosciuto da Cardinale, e ogni mattina ci salutavamo mentre lui si recava alla Congregazione per la Dottrina della Fede ed io mi dirigevo alla Sala stampa. Ricordo che era un cronometro, cioè di una grande puntualità: passava sotto il colonnato del Bernini alle nove spaccate con la sua  borsa di pelle, e quando ci capitava parlavamo spesso e volentieri, scambiavamo  chiacchiere  e battute. Fui io ad informarlo della morte di Monsignor Marcel Lefebvre e della imminente visita di Arafat in Vaticano“.

Il Cardinal Ratzinger come accolse la notizia della scomparsa del discusso e scomunicato Lefebvre?

“Dimostrò una grande umanità, ne fu sinceramente rattristato, voleva pregare per la sua anima”.

A proposito di Benedetto XVI… fu proprio lei a pronosticargli l’elezione a Papa…

“Sì, è proprio così. E lui se ne ricordò. Un giorno, dopo l’elezione, quando era già  Pontefice, mi riconobbe in piazza dalla sua auto e mi salutò con ampi cenni della mano“.

Sappiamo che lei è molto legato anche al Beato Giovanni XXIII…

“Era davvero un gigante, ovviamente in senso morale e spirituale, perché fisicamente era bassino e paffuto. Ricordo due fatti simpatici. Una volta, credo in dicembre, ricevette i giornalisti. Come tanto volte accadeva, la Segreteria  di Stato gli scriveva i discorsi. Lui  inizio’ a leggere il testo. A quel tempo era tradizione il Noi, il plurale majestatis. Ma, dopo  aver pronunciato tre volte il noi, decise di strappare il testo e proseguì a braccio, in prima persona singolare, affermando: basta con questo “noi”, ora ci parliamo tra amici”.

Si dice che Giovanni XXIII soffrisse d’insonnia

“E’ vero. Dopo una notte in  cui non era riuscito a dormire, confessò: per addormentarmi ho letto tutti i quotidiani e mi sono reso conto che i giornalisti inventano tante cose… ma io li perdono”.

La bonarietà di Giovanni XXIII era forse anche un po’ quella di Giovanni Paolo I, Papa Luciani…

“Trentatre giorni al timone della barca di Pietro sono davvero pochi, ma ricordo che una volta, sorprendendo tutti, lui veneto, recitò con perfetto accento romano una poesia di  Trilussa. Lo avrebbe  seguito il Servo di Dio Giovanni Paolo II con il suo volemose bene“.

Dottor Paglialunga, lei è una miniera di ricordi che sarebbe umanamente impossibile racchiudere in una sola intervista; perché non scrive un libro sulla sua vita da vaticanista?

“Me lo hanno chiesto in tanti. Ma dico di no. Il mio libro dei ricordi è personale. Anzi, no. Un diario lo scriverò, ma lo dedicherò solo a mia moglie, una donna stupenda del Trentino  Alto Adige. Pensi un po’, io romano e lei quasi  austriaca… “.