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Il Cardinale Tettamanzi, l’esempio del buon Pastore

di Alberto Giannino

MILANO – Il Cardinale Dionigi Tettamanzi, teologo, 73 anni, brianzolo, gia’ segretario generale della Conferenza episcopale italiana Arcivescovo di Ancona e Genova, ha compiuto, il 29 settembre scorso, cinque anni di permanenza alla guida della Diocesi piu’ grande d’Europa: quella di  Milano, in cui e’ nato, ha studiato da prete, e’ diventato successore degli Apostoli e poi Principe della Chiesa. Tettamanzi somiglia moltissimo a Giovanni XXIII. E’ sorridente, mite, umile, pacioso, bonario, buonista, diplomatico e prudente, ma ha  caratteristiche che i non addetti ai lavori non conoscono: determinazione, forza di volonta’ e una grinta fuori dal comune. E’, inoltre, versatile, intelligente, abile, colto e fedele a Cristo, alla sua Chiesa e al Papa. Il coraggio non gli manca. Così come una sana ambizione (che non è una qualita’ necessariamente negativa se viene messa a disposizione del bene comune e della collettivita’). Pur avendo fatto una tesi alla Gregoriana sui laici, non ha dato, in questi cinque anni, molto spazio ad essi,  contrariamente a molti suoi confratelli nell’episcopato. E’, quindi, un po’ clericale. Un difetto questo Cardinale lo avrà pur dovuto avere, vi pare? Ma a Verona ha lanciato un appello: attuare la politica del laicato come prassi ecclesiale e come emerso durante il Concilio Vaticano II. Nell’insegnamento del Cardinale Arcivescovo di Milano – caratterizzato da limpidità di pensiero, semplicità incisiva dell’esposizione, fedeltà gioiosa e convinta al Magistero della Chiesa e spiccato spirito pastorale – vasta è la gamma dei temi trattati, tra i quali risaltano le questioni di morale fondamentale accanto a quelle di morale speciale, con una preferenza per l’ambito del matrimonio, della famiglia, della sessualità e della bioetica. Non mancano interventi, benché in quantità assai minore, di sacramentaria, ecclesiologia e teologia pastorale. La sua produzione, inevitabilmente rarefattasi, non si è fermata neppure con i nuovi incarichi affidatigli. Basti ricordare, tra l’altro: «Verità e libertà. Temi e prospettive di morale cristiana» (Piemme, 1993); «Bioetica. Difendere le frontiere sulla vita» (Piemme, 1996); «Lo sguardo di Cristo» (Ed. San Paolo, 1996). Dell’ottobre 2000 è poi il volume “Nuova bioetica cristiana” (Piemme), anche in edizione di libro elettronico (e-book) e consultabile in Internet. All’intensa attività accademica, il Cardinale Tettamanzi ha saputo unire sia la partecipazione ad incontri, convegni, corsi di aggiornamento teologico-pastorali per sacerdoti e laici in Italia e all’estero, sia la presenza a tavole rotonde e dibattiti televisivi, sia la produzione di frequenti contributi per «L’Osservatore Romano» e per «Avvenire». Tutto ciò non l’ha però distolto dall’attività pastorale diretta, da lui sempre amata ed esercitata sia svolgendo il servizio domenicale nelle parrocchie di Masnago, San Pietro martire a Seveso, Santo Stefano Arno, Turate, sia prestandosi per la predicazione, la conduzione di ritiri e di esercizi spirituali, la direzione spirituale, a vantaggio soprattutto delle famiglie e delle persone consacrate nell’Istituto secolare delle «Oblate di Cristo Re», cui è stato vicino per diversi anni. Né vanno dimenticate la presenza e l’azione nella Confederazione Italiana dei Consultori familiari di ispirazione cristiana, di cui è stato consulente ecclesiastico dal 1979 al 1989; nell’Oari (movimento per una pastorale di comunione e di speranza per l’uomo che soffre) come responsabile dell’attività culturale prima e quale Presidente poi; nell’Associazione dei Medici cattolici italiani della sezione di Milano, quale Assistente ecclesiastico per circa vent’anni. Tettamanzi si richiama molto e sovente al Concilio Vaticano II, che e’ tuttora valido, al punto che sostiene che non ci sia bisogno di farne un altro come hanno invece proposto altri Cardinali. Per Tettamanzi occorre, invece, portare a compimento il Vaticano II. Forse questa e’ la differenza tra lui e l’amato Cardinale Carlo Maria Martini, indimenticabile e instancabile suo predecessore a Milano per 22 anni, che, invece, “sogna” un altro Concilio Ecumenico per affrontare le questioni piu’ scottanti sul tappeto (celibato sacerdotale, temi etici, collegialità episcopale, ecc.).  Tettamanzi, con i suoi sei  Vescovi Ausiliari (Redaelli, De Scalzi, Brambilla, Stucchi, Delpini e Ferrari) governa in quattro grosse Provincie (Milano, Lecco, Varese e Monza) 1.104 parrocchie,  2.113 preti diocesani, 898 preti dei vari Ordini religiosi, e 82 diaconi permanenti. C’e’ chi dice che Giovanni Paolo II l’abbia inviato a Milano per farsi le ossa e diventare Papa, c’e’ chi afferma che, dopo l’elezione al soglio pontificio di Benedetto XVI, volesse guidare i 250 vescovi italiani della CEI, ma ci sarebbe stato qualche veto per le sue aperture considerate troppo progressiste. Non ci pronunciamo, sospendiamo il giudizio. In questi cinque anni abbiamo studiato bene Dionigi Tettamanzi, letto ogni suo discorso, ogni sua omelia, ogni suo intervento, le due Lettere pastorali triennali, e i suoi cinque Discorsi alla citta’ tenuti  alla Vigilia della festività del Santo Patrono di Milano. Possiamo dire che Tettamanzi è un Vescovo vicino agli ultimi: ai carcerati, ai rom, agli immigrati, alle famiglie povere e ai disoccupati. E’ per favorire una vera “politica” (brutta parola) dell’ecumenismo. Famosi i suoi viaggi in Romania, in Russia e in Israele. (Cristiani ortodossi ed ebrei). Famose le sue aperture all’Islam con cui abbiamo in comune il Dio unico ma non il monoteismo trinitario. Come Gran Cancelliere della Facolta’ teologica dell’Italia settentrionale ha cambiato il Preside. Dal laureato in economia, Monsignor Angelini, è passato a Monsignor Brambilla, docente in Cristologia e grande organizzatore del Convegno di Verona del 2006. Brambilla  nel 1989 era in odore di eresia per le sue simpatie protestanti, ma poi fu riabilitato alla grande e ora e’ il teologo piu’ ascoltato da Tettamanzi. Tettamanzi e’ per la cultura del dialogo, e’ per la cultura della solidarieta’, dell’accoglienza e del rispetto. Pur essendo anch’egli affascinato dal pensiero dei teologi protestanti (che non sappiamo fino a che punto possa condividere) tuttavia e’ un vescovo di rara onesta’ intellettuale, e non e’ certo un vescovo che sviluppa un magistero parallelo e un dissenso dottrinale. Non deflette dal Magistero, dalla Tradizione, e, ovviamente, dalla Parola di Dio (la Sacra Scrittura). Tettamanzi, nel suo magistero, e’ molto attento ai problemi della citta’, della sua vivibilita’, delle periferie abbandonate, degli anziali soli e degli ammalati. In ogni sua visita pastorale c’e’ sempre l’incontro con i preti, con i giovani, con i fedeli e poi con i malati e i sofferenti. Nel dicembre 2002, il Cardinale fece un bellissimo intervento sul discorso morale e da buon teologo non abbiamo potuto non constatare le convergenze con Benedetto XVI proprio su questo tema e il relativismo morale e religioso che domina nella nostra società. Tettamanzi ha trovato Milano, nel 2002 (dopo 13 anni assenza), ha trovato una citta’ ricca, opulenta, urbanizzata, ma fortemente scristianizzata,  secolarizzata e neo pagana. Da qui il suo ministero episcopale in cui al centro ha messo l’evangelizzazione. Gli chiediamo di non dimenticare i lontani, gli agnostici e gli atei. Di non dimenticarsi dei 100 mila studenti e non avvalentisi alla scuola di religione, ma di assumere come problema le loro ragioni e di farle proprie, e di rilanciare quest’ora cosi’ gravemente in crisi.