di Angela Ambrogetti
CITTA’ DEL VATICANO – La storia dei Santi di Assisi torna sul piccolo schermo in un film in due parti prodotto da Rai Uno e Lux Vide: ”Chiara e Francesco”. A prestare il volto al Patrono d’Italia, un giovane attore che sta compiendo un cammino professionale e personale molto importante e significativo. Ettore Bassi lo conosciamo per fiction e programmi per ragazzi, oltre cge per aver condotto la GMG del 2000, ma quello che non tutti sanno è che la sua storia comincia con un incontro con un salesiano speciale: il “Mago Sales”, don Silvio Mantelli.
Tanti segnali nella storia della tua vita…
“Non mi affanno più di tanto per cercare di interpretare il tipo di modalità con cui le cose mi si prospettano, non voglio chiedermi se c’è un disegno e che disegno c’è, penso che sia una fatica inutile stare a farsi troppe domande. Quello che è certo è che mi sono capitate fin dagli inizi, esperienze che mi hanno portato in contatto con il mondo ecclesiale, con qualcosa che ha a che fare con un discorso di fede, con il mondo della fede, probabilmente per aiutarmi a porre delle domande o semplicemente ad ascoltare quello che arriva. Io ho sempre avuto un rapporto neutro con la fede e la religione. Non è stato mai un rapporto ostile, di rifiuto, ma di attesa, che comunque non è un’attesa passiva, o almeno non la percepisco così. Probabilmente anche l’atteggiamento di grande apertura rispetto alle cose che capitano già può essere una scelta. Basti pensare al mio incontro con il ‘Mago Sales’. La mia grande passione era la prestidigitazione, una cosa che ho trovato entusiasmante. Lui vive a Torino, dove io ho vissuto negli anni del liceo. Un personaggio strepitoso, sono andato da lui per la magia, aveva tanto materiale, io ero un ragazzino ed ero preso dalla passione per i giochi di prestigio”.
Un’altra esperienza importante è stata rappresentata dall’incontro con Giovanni Paolo II…
“Tor Vergata è stata una pietra miliare, è il primo punto fermo di un percorso. Anche quello è stato inaspettato e imprevedibile. Sono arrivato all’esperienza della Gmg del 2000 attraverso i programmi per bambini. Una signora che era funzionario Rai divenne responsabile per il Giubileo e ha avuto l’idea folle di pensare a me. Forse ha pensato di vedere delle qualità in me, chissà. Fatto sta che si è trattato di un evento davvero importante, sono persino passato sotto il vaglio del Vaticano e di uno staff di esperti”.
Parliamo di Francesco: che interpretazione ne hai dato?
“Ho sentito nei confronti di questo personaggio una grande tenerezza. La parte sulla quale mi sono molto concentrato è stata la parte giovanile, apparentemente quella meno importante della sua vita; in realtà io credo che fosse proprio nella gioventù la chiave del suo percorso successivo. Una persona non è mai qualcuno perché la si prende in quel momento, si diventa qualcuno solo se lo si è già da prima. Per me è stato molto importante riuscire ad approfondire bene la parte giovanile della vita di San Francesco d’Assisi perché credo che il percorso interiore di una persona, la sua formazione di bambino, la sua giovinezza, l’infanzia, il rapporto con i genitori, l’influenza della madre, il rapporto con il padre, siano tutti tasselli fondamentali per formare e capire una personalità”.