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Aiuti di Stato o risarcimento?
di Pietro Siffi
Nell’inasprirsi della guerra contro la Chiesa di Cristo, si ripropongono periodicamente argomenti pretestuosi ed inconsistenti, utilizzati non tanto per correggerla fraternamente da eventuali errori in cui fossero incorsi i suoi ministri, ma con la sola finalità di aggredirla ed infierire su di lei. Ne abbiamo un esempio nella recente polemica, sollevata in sede europea da parlamentari italiani già noti alle cronache per aver accusato la Chiesa Cattolica, nella persona del Presidente della CEI, Monsignor Angelo Bagnasco, e di altri Prelati, di limitare le libertà – o piuttosto gli arbitri libertini – dei figli di Sodoma. Le accuse di questi giorni mirano a presentare i finanziamenti ed i rimborsi che la Repubblica eroga alla Conferenza Episcopale Italiana come “aiuti di Stato”, quasi si trattasse di uno dei soliti carrozzoni fallimentari ai quali i nostri politici generosamente elargiscono denaro pubblico. Il discorso nasce però già inficiato da una sorta di “peccato originale”: pare si voglia dimenticare che l’Italia è nata e si è insediata confiscando e depredando lo Stato della Chiesa, allora nazione indipendente e sovrana. La trita retorica liberale e massonica si è scagliata contro il potere temporale dei Papi ricorrendo prima alla complicità della stampa, poi alla forza, non solo occupando manu militari le sedi del governo, ma anche le chiese, i conventi, le università, gli ospedali, le corporazioni. Si diceva che, liberata dalle incombenze materiali, la Chiesa avrebbe potuto con maggior libertà occuparsi delle questioni spirituali, ben sapendo che l’indipendenza derivante dalle prime era la miglior garanzia per il perseguimento delle seconde. Allora nessun intervento umanitario, nessuna ingerenza delle altre nazioni salvò lo Stato pontificio dall’invasione del Re di Piemonte, che fece la cosiddetta unità d’Italia sull’aggressione agli Stati sovrani e l’eliminazione dei Principi legittimi, imponendo ai loro sudditi scelte e decisioni prese nelle Logge europee. Nei decenni che seguirono la profanazione della Città Santa dopo la presa di Porta Pia, il Santo Padre si considerava prigioniero dell’usurpatore, e i Sovrani cattolici non mancavano di ricordarlo al Savoiardo recandosi in udienza dal Pontefice – vero Re di Roma – e snobbando sdegnosamente i fasti senz’anima del Quirinale. Fu solo con il Concordato che venne stipulata una pace tra la Chiesa e il Regno d’Italia, riparando agli oltraggi del passato con il riconoscimento della Religione Cattolica come religione dello Stato e riconoscendo alla Santa Sede una forma di risarcimento per la confisca dei suoi beni. La Repubblica Italiana, erede materiale del Regno sabaudo dopo il secondo conflitto mondiale, riconobbe la validità di quel Concordato, continuando a rispettarlo. Se si eccettua il vulnus arrecato dalla distorta visione della separazione tra Stato e Chiesa – peraltro condannata dai Pontefici sin dalla sua formulazione all’epoca di Pio IX -, la revisione intervenuta nel 1984 non mutò nella sostanza il Concordato, perché era ben presente a tutti i protagonisti dell’una e dell’altra parte il valore risarcitorio del finanziamento che l’Italia riconosceva alla Chiesa. E vi si riconosceva anche l’alto valore spirituale e morale della sua opera, oltre al suo contributo determinante in ambito assistenziale e sociale. Ovviamente l’entità di questi finanziamenti – che nei discorsi da bar possono sembrare significativi – è nulla rispetto al valore dei beni incamerati dallo Stato, i cui musei straripano di opere inestimabili appartenute alla Chiesa, e le cui istituzioni hanno sede in quelli che un tempo erano conventi, ospedali, orfanotrofi, Monti di Pietà, atenei, palazzi Vescovili, luoghi di culto. Senza parlare delle terre e dei possedimenti alienati e venduti ai privati, che oggi lucrano su beni che sino all’Ottocento appartenevano alla Chiesa. Questo immenso patrimonio, prima che le venisse sottratto, era per la Chiesa garanzia di autonomia, e le consentiva di esercitare indipendentemente non solo le proprie funzioni temporali di governo, ma anche di svolgere assiduamente ed efficacemente il proprio ministero e le proprie opere caritative, assistenziali, educative e sociali. Chi farnetica dagli scranni del Parlamento Europeo, dalle pagine di Repubblica o dai siti di associazioni nemiche del nome cristiano, circa i presunti privilegi di cui godrebbe la Chiesa, sa bene che al contrario è lo Stato – e con esso l’intero corpo sociale – che gode dell’incommensurabile privilegio di aver beneficiato e di continuare a beneficiare della presenza della Chiesa Cattolica, che anche in questo si dimostra come l’unica istituzione al mondo in grado di poter fronteggiare a testa alta l’orgoglio prepotente dei suoi avversari. La sua storia bimillenaria invano calunniata e distorta, la sua esperienza e la sua saggezza, il suo altissimo sapere, il suo impegno in favore dei poveri e dei bisognosi, ma anche il suo rigore verso i potenti e coloro ai quali è affidato il governo della cosa pubblica: tutto questo disturba i suoi nemici, e glieli scatena contro. Le superstizioni del paganesimo hanno dovuto soccombere davanti alla grandezza della Chiesa non solo per la potenza della sua dottrina – scaturita dall’insegnamento di Gesù Cristo stesso – ma anche per la capacità di tradurre in opere concrete la sua Fede. Opere multiformi che hanno plasmato la società cristiana, costituendo la linfa vitale delle Nazioni un tempo cattoliche. Nazioni oggi apostate, che rinnegano Dio e la Sua Chiesa, dimentiche che la prosperità passata aveva in lei la sua causa prossima e in Lui quella remota. Le eresie e gli scismi che hanno ferito l’unità cattolica – senza tuttavia farla venir meno nell’unico gregge di Cristo – hanno segnato profondamente l’Europa e si può affermare che laddove la Chiesa Romana è stata cacciata dalla società, lì sono scomparse le sue opere assistenziali, i suoi ospedali, le sue università, senza che alcuno prendesse il loro posto. L’odio anticristiano delle rivoluzioni che hanno funestato gli ultimi due secoli ha dimostrato l’incapacità dello Stato – specialmente quando la sua opera è apertamente ostile alla Chiesa – di sostituire ad essa un’alternativa credibile: la dea Ragione, intronizzata con rito sacrilego sull’altare di Notre Dame, non ha saputo trovare incarnazione migliore – e più significativa – di una prostituta in cappello frigio. Non dimentichiamo che Satana è la scimmia di Dio: cerca di imitare in modo grottesco le meraviglie dell’opera divina per sostituirsi al Signore e farsi adorare; anche i suoi satelliti vorrebbero costruire un’altra chiesa, da sostituire alla Sposa divina del Salvatore. Una chiesa svuotata anzitutto della Grazia, e priva della Verità che sola può garantire la salvezza. Una chiesa con una morale capovolta, con un culto ripiegato sull’uomo, con dei ministri attivi nell’insegnare il vizio e condannare la virtù e dei predicatori zelantissimi nella diffusione del verbo maledetto di Lucifero. Ecco allora che le cattedre che nel passato erano state l’orgoglio del nostro Paese diventano luogo di indottrinamento all’errore, senza nemmeno l’alibi della cultura, della quale sono privi i maestri prima ancora degli allievi; gli ospedali diventano teatri di morte, in cui i figli vengono uccisi nel ventre materno, i vecchi o i malati sono soppressi e ai morenti – sotto pretesto della donazione – vengono strappati gli organi, usurpando a Dio la signoria sulla vita; le carceri non ospitano più rei da punire e a cui assicurare un’assistenza spirituale che dia loro la forza di redimersi, ma sono scuola di criminalità e di degenerazione morale; le opere assistenziali un tempo destinate ai poveri ed ai diseredati sono trasformate in alberghi per criminali e sfaccendati d’ogni provenienza, che con arroganza sfruttano quel poco di carità cristiana che rimane nel nostro popolo, pur disprezzandone la Religione, le leggi e i costumi; anche le chiese, edificate grazie alle offerte di tanti fedeli e consacrate al culto del vero Dio, oggi sono concesse con enfasi agli adoratori degli idoli o ai seguaci dell’Islam, oppure destinate a concerti e conferenze. Oggi ci dicono che la Chiesa beneficia in Italia di inauditi privilegi fiscali e di sovvenzioni che vanno abolite, in nome della laicità dello Stato e della sua neutralità rispetto alla vera Religione o alle sette. Non pochi ecclesiastici – timorosi di non apparire à la page – ribadiscono che sì, lo Stato dev’essere laico, che è giusto che lo sia e che la Religione non abbia privilegi, ma che non si può trascurare l’impegno sociale ed assistenziale che la Chiesa svolge. E dimenticano che la Chiesa non è un’associazione benefica, e che la sua missione non consiste unicamente nel mantenere ospedali o mense per i poveri, ma nel convertire e condurre a Cristo tutte le anime, strappandole al giogo di Satana. E sarebbe opportuno che si dicesse chiaramente che, secondo la dottrina e l’insegnamento dei Papi, la Chiesa Cattolica ha il diritto di essere privilegiata dallo Stato, per lo stesso motivo per cui la verità dev’esser preferita all’errore; che lo Stato ha il dovere di riconoscere la vera Religione e di uniformare le proprie leggi ad essa; che come i singoli sono tenuti moralmente a riconoscere la vera Chiesa di Cristo e ad aderirvi, così vi è tenuta l’intera Nazione, che da quei singoli è costituita. Si dovrebbe ricordare che la peste del laicismo è alla base della degenerazione delle leggi, contro cui si leva la voce del Santo Padre e dei Sacri Pastori. E se è destinato alla dannazione chi deliberatamente rifiuta di adorare e servire il vero Dio, così possiamo vedere prefigurato il castigo delle società moderne, che al culto di Cristo stanno sostituendo il culto di sé e del Maligno. Finché si accetta il principio della cosiddetta laicità dello Stato – che alle orecchie dei cattolici dovrebbe suonare come una bestemmia – si potrà tutt’al più rivendicare un qualche riconoscimento per la funzione sociale della Chiesa, al pari di qualsiasi setta o associazione filantropica. Consola se non altro il fatto che ancor oggi, obtorto collo, le Nazioni che fanno vanto della propria apostasia si siano dovute rassegnare a scendere a patti con l’odiata nemica, riconoscendole un primato ch’è tanto più evidente, quanto più essa è perseguitata. Poiché, come Iddio regna dalla croce – regnavit a ligno Deus -, dalla croce regna anche la Sua Sposa, ogniqualvolta essa è crocifissa nelle sue membra. Ed è necessario che sia così: essendo Corpo mistico di Gesù Cristo, la Chiesa segue il proprio Capo nella predicazione alle folle, negli osanna della Domenica delle Palme, nei crucifige della Parasceve, fino all’oscurità del sepolcro, per poi risorgere anch’essa trionfante.
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