|
|
|

|
|
L’Humilitas di Don Mietek
di Angela Ambrogetti
CITTA’ DEL VATICANO – Quando il nuovo vescovo coadiutore di Leopoli, Miecyslaw Mokrzycki, le ha ringraziate, le Memores Domini che accudiscono Benedetto XVI hanno tirato fuori i fazzoletti e si sono asciugate le lacrime. Una festa di famiglia, quella per Don Mietek (nella foto), e che famiglia: la famiglia pontificia. Tra gli invitati dalla Polonia e dall’Ucraina c’erano il Cardinale di Cracovia, Stanislaw Dziwisz, il maestro delle cerimonie pontificie Piero Marini, il segretario del Papa, Gerog Gäenswein, le suore che hanno assistito Giovanni Paolo II, guidate da Suor Tobiana, e poi Angelo Gugel, assistente di camera di Wojtyla e Ratzinger, e Paolo Gabrieli assistente di Benedetto, Arturo Mari, storico fotografo dei Papi, e i Cardinali Crescenzio Sepe e Marian Jaworski, metropolita di Leopoli e padre spirituale di Mietek. Il pranzo è stato semplice e festoso. Nei locali dell’Università Regina Apostolorum dei Legionari di Cristo, cui il nuovo vescovo è legato da tempo, circa 700 persone hanno potuto festeggiare don Mietek. Commovente vedere i seminaristi in talare servire ai tavoli Cardinali e semplici fedeli. Bellissimo sentire i canti di augurio in polacco, ucraino e Latino che hanno raccontato l‘affetto che in tanti hanno per l’eterno “secondo” che è diventato vescovo. Emozionantissimo, don Mietek ha ringraziato i Papi che ha servito, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?”. Con le parole del salmo 116 il nuovo vescovo ha iniziato il suo discorso di ringraziamento alla fine del pranzo. “Davanti a voi che rappresentate la Chiesa di Dio – ha detto – e che a titoli diversi mi siete diventati cari, desidero innalzare al Dio Altissimo il mio cantico di lode e ringraziamento per gli innumerevoli doni ricevuti. Soprattutto per il dono del sacerdozio e dell’episcopato. Ma soprattutto per il dono della vita, per i miei genitori, per i miei fratelli, benedico Dio Padre per avermi consentito di aver vissuto molti anni del mio sacerdozio a servizio diretto dei Sommi Pontefici e della Sede Apostolica. Questa esperienza ricchissima e feconda mi ha permesso di essere tra i testimoni privilegiati della passione per il Vangelo e per gli uomini che ardeva nel cuore di Giovanni Paolo II e che ora splende in quello di Benedetto XVI. Il loro magistero e ministero quotidianamente in Vaticano e in modo speciale durante i viaggi, sono diventati per me scuola alta di amore e di servizio per Cristo e per la Chiesa”. Un grazie umilissimo e profondo che il nuovo vescovo ha sentito nel cuore per la nomina che lo pone ancora più fortemente la servizio della Chiesa nella successione apostolica, con trepidazione e onore. “Desidero di cuore ringraziare Benedetto XVI per ogni attenzione sia per gli anni nei quali la Provvidenza mi ha chiamato ad essere vicino a Papa Giovanni Paolo II sia in questi anni in cui con profonda gioia ho goduto dell’altissimo onore di potergli lavorare accanto. E gli sono grato per avermi personalmente conferito l’ordinazione episcopale imponendo su di me le sue mani. Mi ha impressionato questa lunghissima serie di mani tese risalendo le quali è possibile giungere fino agli apostoli. Mi ha commosso ancor più il pensiero che a stendersi su di me nell’invocazione dello Spirito Santo siano state le mani del successore di Pietro”. Poi i ringraziamenti ai tanti che negli anni romani sono stati amici di don Mietek, in Vaticano e a Roma, ma anche in Polonia e in Ucraina. L’umiltà dello stemma è viva e vera nelle parole del nuovo vescovo quando ricorda la semplicità, l’affetto e la bontà delle Memores, di Georg Gänswein, di Paolo Gabrieli, del dottor Buzzonetti, dei medici del Gemelli. La storia scorre nelle parole di don Mietek, vestito di viola con appuntata la onorificenza che la patria gli ha conferito proprio in questa giornata speciale: la Croce della Rinascita della Polonia. Una delle due patrie di don Mietek. Insieme all’Italia, a Roma, che lascia con un po’ di nostalgia. Non tralascia davvero nessuno, difficile rileggere l’elenco che nasce dal cuore, e termina con il grazie a chi ha offerto il pranzo: antipasto all’italiana, ravioli al pomodoro, carne arrosto, verdura, macedonia, un menù semplice che si è concluso con una grande torta decorata con lo stemma del nuovo vescovo. Una stella cometa, una conchiglia e una M in campo azzurro e il motto Humilitas (lo stessò che usò Papa Lucani) che ben rappresenta lo spirito del nuovo vescovo. “Tra qualche giorno lascerò la bella Italia per andare a Leopoli dove il Signore attraverso la chiamata del Santo Padre mi manda: vi porterò nel mio cuore e nella mia preghiera, chiedo anche voi di pregare per me e per il mio servizio episcopale in favore del mia gente cui voglio da sempre tanto bene”. Molti gli applausi, il canto al taglio della torta, qualche lacrima e tanta gioia resa più festosa dalle note di “O sole mio” eseguite dall’orchestra dei Legionari. Poi i saluti, gli abbracci, le chiacchiere. Il nuovo vescovo lascia il pranzo e raggiunge palazzo Cesi, a pochi metri da piazza San Pietro. Ci sono altri ospiti che lo attendono, tra loro anche l’“amico ebreo” di Giovanni Paolo II, Jerzy Kluger con la moglie. Un’amicizia che si rinnova attraverso don Mietek, nuovo vescovo coadiutore di Leopoli e, forse, presto cardinale. Ad multos annos!
|
|
|