di Sante De Angelis*
CITTA’ DEL VATICANO – Il Papa è una persona singolare: succede a Pietro nella Sua cattedra. Una cattedra che non è un regno, neppure un trono. E’ la cattedra del servizio, del sacrificio, del martirio. E’ pure, però, la cattedra del magistero, della fede e della certezza, della carità e del governo pastorale. Si può credere al Vangelo come non lo si può accettare nelle sue conseguenze storiche, ma è indubbio che quella cattedra esercita nel mondo un ruolo determinante. La ragione sta nella perfetta coincidenza tra Vangelo e cattedra. Non è una cattedra inventata dagli uomini. Gli uomini ne hanno inventate tante di cattedre, dalle quali hanno tratto indubbi benefici per progredire. Ma nessuna cattedra può stare alla pari con quella di Pietro. Sì, la cattedra del Papa è appunto la cattedra di Pietro che – lo si sa bene – era un apostolo, un apostolo chiamato da Gesù al suo seguito. In mezzo agli altri apostoli Pietro ebbe il privilegio, il carisma di Capo del collegio della Chiesa. A lui Cristo conferì il primato di giurisdizione. La sua “cattedra” ha questo privilegio: d’essere cioè il luogo, lo strumento tramite il quale le persone che gli succedono, elette dallo Spirito, nel governo della Chiesa universale, esercitano i medesimi poteri di Pietro. E siccome Pietro è morto, crocifisso a Roma, egli ha stabilito a Roma la sua sede, la sua cattedra. Come dallo Spirito è garantita la successione apostolica (il collegio dei Vescovi succede al collegio degli Apostoli), così dallo stesso Spirito è garantita la successione del “primato” apostolico. E il primato è di Pietro. In virtù dello Spirito si trasmette ai suoi successori nella sua cattedra, nella sua sede. Gli uomini, nel caso specifico i Cardinali – Vescovi, sono cooperatori dello Spirito. Una volta eletto, secondo la disciplina canonica, e accettata l’elezione, automaticamente l’eletto succede a Pietro nella sua cattedra: cattedra – giova ribadirlo – di magistero e di governo Pastorale che abbraccia tutta la Chiesa. II Papa ha la testimonianza di Pietro: testimonianza, suggellata con il sangue, di fedeltà al Vangelo, di adesione a Cristo, di apostolo a capo della Chiesa. Ma non solo di Pietro: l’albo dei Papi enumera santi e martiri. Il papato perciò è un’istituzione cui lo Spirito ha profuso, in abbondanza, oltre i carismi dell’autorità suprema, i carismi della santità, del martirio. I Papi, dal canto loro, hanno reso testimonianza allo Spirito, alla verità, al Vangelo. Hanno, in una parola, il più degnamente possibile, rappresentato Cristo, promulgandone la missione e il messaggio. Nell’avvicendarsi della storia gli uomini hanno sempre guardato al Papa e alla cattedra del Vescovo di Roma con interesse costante e acuto. Sapevano che da quella cattedra, dalla persona che l’occupava, provenivano fasci di luce, insieme di certezza e di speranza. Nei momenti foschi, di doloroso smarrimento, quella cattedra, la persona che l’occupava erano punti obbligati di riferimento sia per i credenti sia per i non credenti. I vantaggi che l’umanità ne ha tratto sono enormi, incalcolabili. Il cammino verso la verità, verso una più ampia giustizia, verso una pace più stabile lo si deve in gran parte a quella cattedra. Anche oggi l’umanità guarda alla cattedra del successore di Pietro. Guarda a Benedetto XVI, che vive in comunità e compie la Sua missione apostolica in tutto il mondo, ma anche ai suoi immediati predecessori Giovanni Paolo II e Giovanni Paolo I che raccolsero l’eredità del Vaticano II, di Giovanni XXIII e, ancora, di Paolo VI. La simpatia di cui fu immediatamente circondato, il primo Giovanni Paolo, nell’estate del 1978, l’interesse universale con cui fu seguita la sua rapidissima elezione, l’incredulità della sua improvvisa morte – avvenuta 29 anni fa – dopo soli 33 giorni di pontificato e l’incanto esercitato con il suo calore su una moltitudine di persone ed infine la profonda devozione che ancora oggi i fedeli di tutti il mondo provano nei confronti di Papa Albino Luciani, dimostrano che quella Cattedra e la persona che l’occupa costituiscono un polo d’attrazione sorprendente, esercitano un fascino che penetra intelligenze e cuori. Per questo noi diciamo che amiamo il Papa. Lo amiamo perché è il successore di Pietro, perché è stato scelto dallo Spirito a reggere la Chiesa di Cristo. Perché egli è la “bocca” della verità, l’apostolo della pace, dell’amore, della giustizia, della fraternità, della libertà. Papa Benedetto XVI, nel rievocare la figura del Suo predecessore Papa Giovanni Paolo I, al termine della proiezione del Film “Papa Luciani: il sorriso di Dio”, l’8 ottobre del 2006, nel Palazzo di San Carlo in Vaticano, così si espresse: “Una figura dolce e mite, un Pontefice forte nella fede, fermo nei principi, ma sempre disponibile all’accoglienza e al sorriso. Fedele alla tradizione e aperto al rinnovamento, il Servo di Dio Albino Luciani, da Sacerdote, da Vescovo e da Papa, fu instancabile nell’attività pastorale, stimolando costantemente clero e laicato a perseguire, nei vari campi dell’apostolato, l’unico e comune ideale della santità. Maestro di verità e catecheta appassionato, a tutti i credenti ricordava, con l’affascinante semplicità che gli era solita, l’impegno e la gioia dell’evangelizzazione, sottolineando la bellezza dell’amore cristiano, unica forza in grado di sconfiggere la violenza e costruire un’umanità più fraterna. Mi piace infine richiamare la devozione che egli nutriva verso la Madonna. Quando era Patriarca di Venezia ebbe a scrivere: “È impossibile concepire la nostra vita, la vita della Chiesa, senza il rosario, le feste mariane, i santuari mariani e le immagini della Madonna”. E’ bello accogliere questo suo invito e trovare, come egli fece, nell’umile affidamento a Maria il segreto di una quotidiana serenità e di un fattivo impegno per la pace nel mondo”. Luciani e Ratzinger. Ma cosa hanno in comune? Due anime umili, miti, cordiali, dal sorriso facile e la battuta pronta, dalla fede forte e il cuore appassionato per il bene della Chiesa, inconsapevoli del destino comune che gli attendeva, si sono incontrate per la prima volta un bel giorno del 1977. Per il primo “è cominciato il pericolo” l’anno successivo. Per il secondo “si avvicinava la ghigliottina” quasi 28 anni dopo. Questi due Servi dei Servi di Dio, hanno in comune anche la dolcezza. Abbiamo un dolcissimo Papa. Si chiama Benedetto XVI. Ce l’ha donato lo Spirito Santo. La fumata bianca incerta (come quella di Papa Luciani). L’elezione avvenuta dopo quattro votazioni (come quella di Luciani). La prima apparizione alla folla dal famoso balcone della Basilica di San Pietro. Già, il balcone… Ho l’impressione che lo Spirito Santo attende lì l’apparizione del nuovo Papa per mostrarlo al mondo e vedere se la gente l’accoglie o no. Mi sembra che lo Spirito Santo non resta deluso perché ogni Papa che si affaccia, almeno gli ultimi di cui ho memoria, sono stati accolti. In questo caso, Papa Benedetto è stato “bersaglio” degli applausi e delle grida di esultanza della gente… come successe quel 26 agosto 1978 per “don” Albino, che mai avrebbe “immaginato quello che stava per succedere”. Devo dire che essere testimone lì, in Piazza San Pietro, dell’elezione di un Papa, deve essere uno, e mi si permetta il termine, degli spettacoli più grandi che possa capitare di vivere ad una persona nella sua vita. Per me è la prima volta che vivevo con ansia l’elezione di un Papa, anche se ricordo benissimo, benché allora piccolo di età – avevo sei anni – quella del primo e del secondo Giovanni Paolo. Quel giorno, il 19 aprile 2005, avevo gli occhi attaccati alla Tv… La fumata bianca che non era molto bianca… ma l’ora insolita in cui era spuntata diceva che il Papa era fatto! Si vedeva la gente di corsa che arrivava in Piazza… L’attesa sembrava lunghissima… Finalmente le campane di San Pietro a confermare il lieto evento. Poi l’uscita del caro amico e Cardinale Protodiacono, Jorge Medina Estévez. Lui ha detto, il famoso “Habemus Papam” e tutta la formula in latino, sempre facendosi desiderare, scandita con dei silenzi interminabili tanto da far impazzire i più pazienti: “Josephum” e dopo: “Ratzinger”. Cosa ho fatto allora? Qual’è stato il mio atteggiamento? Ho applaudito anch’io e ricevuto in ginocchio la sua prima Benedizione Apostolica. Ma torniamo al famoso balcone di San Pietro. La prova di fuoco. Le prime parole del nuovo Pontefice Giovanni Paolo I nel suo primo indimenticabile Angelus di domenica 27 agosto “Ieri mattina, io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente… i due colleghi, che mi erano vicino, mi hanno sussurrato parole di coraggio… se il Signore dà un peso, ci darà anche l’aiuto per portarlo…devo cercare di servire la Chiesa, spero che mi aiuterete con le vostre preghiere”. Anche Papa Benedetto XVI si è presentato in modo simile: “Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i Signori Cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi del Suo aiuto permanente, andiamo avanti, il Signore ci aiuterà, e Maria, Sua Santissima Madre sta dalla nostra parte”. Certamente, dopo aver sentito quelle parole, ho provato un sentimento di tenerezza. Conoscevo il Cardinale Ratzinger e l’ammiravo per il suo lavoro come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Avevo letto in precedenza un paio di libri suoi: “Rapporto sulla fede” e “La mia vita”. Ho avuto la fortuna nel 1998 di accompagnarlo a visitare il palazzo dei Papi in Anagni e di ricevere la Comunione dalle Sue mani nella Basilica di San Pietro durante la Messa dell’Epifania del 2006… Mi è bastata una mezz’oretta di quel 14 marzo 1998, per conoscere la sua umanità e la sua affascinante personalità. Sono bastati pochi gesti per avere un panorama completo… Lui, il custode della fede. Si è presentato con una maglia nera sotto la veste papale. Primo salto al protocollo! Una vera svista per gli addetti all’abbigliamento pontificio. Strano, ma vero. Per noi, profani, va bene così. Anzi, benissimo! La veste bianca. C’è un episodio che mi ha raccontato Edoardo, il fratello di Papa Luciani, in visita ad Anagni, nella mia casa, il 14 dicembre 1989, in cui ebbi l’occasione anche di intervistarlo e nell’estate successiva di essere suo ospite a Canale d’Agordo, per la stesura del mio libro sul fratello Albino “Papa suo malgrado, ma convinto”: Edoardo era in Vaticano, dove aveva trascorso una notte prima della sua partenza per l’Australia. Era l’ora del congedo. Tra gente di montagna non si usava manifestare i propri sentimenti, invece Papa Luciani abbracciò il fratello. Ed Edoardo, sorpreso, chiese: “Fai questo per via della veste bianca?”. Non si sa se questo abbraccio è stato dato perché Giovanni Paolo I sapeva che era l’ultima volta che si vedevano oppure era diventato più sentimentale. Non si sa, perché il Papa non gli ha risposto. Probabilmente, in un certo senso, la veste bianca opera una trasformazione nella persona che l’indossa come sembra sia successo pure con Benedetto XVI… che è stato testimone di quel fiume in piena che era il cuore di Luciani, della povertà fatta carne nonostante la porpora cardinalizia. Questa testimonianza di Ratzinger, di alcuni anni fa, si può dire che svela un po’ un altro segreto del Conclave dell’agosto del 1978: “Incontrai, la prima volta, il Cardinale Luciani nell’agosto del 1977 al seminario di Bressanone. Il 25 maggio ero stato ordinato vescovo e, il giorno consacrato a Pietro e Paolo, ero entrato a far parte del collegio cardinalizio. A quell’epoca trascorrevo una parte della villeggiatura con i miei familiari nell’antica sede vescovile sulle sponde dell’Isarco, come mi era accaduto di fare già alcuni anni indietro. In gioventù, il cardinale Luciani si era recato spesso con la madre in pellegrinaggio a Pietralba, per questo conosceva bene quella regione. Non so come, gli era giunta all’orecchio la notizia che il nuovo arcivescovo di Monaco si trovava al seminario di Bressanone; fu così che si accinse a farmi visita. Questo nobile gesto mi colpì profondamente, ma, ancor più di esso, mi colsero la cordialità spontanea e la grande bontà umana che trasparivano da lui. Lo vedo ancora seduto di fronte a me, vestito del suo semplice abito talare nero e con le scarpe alquanto consumate, raccontarmi della sua giovinezza e aprirmi completamente il suo cuore. Allorché, un anno dopo, lo rividi in conclave, mi venne spontaneo il pensiero che un uomo che possedeva tali doti di cuore e una mente illuminata dal cuore, doveva per forza essere un buon Papa, e fui contento di poter notare che molti altri la pensavano come me… La sua bontà di cuore mi ha fatto grande impressione. Una bontà e un’umiltà, però, che non volevano dire debolezza. Luciani era un uomo di grande fede, di grande cultura. Il suo libro “Illustrissimi” dimostra quanto ha letto, quanto ha riflettuto. Luciani ha avuto anche una buona cultura teologica; la sua tesi di laurea l’ha fatta su Rosmini. Parlando con lui, si percepiva quant’era un uomo essenziale. Che andava sul semplice, ma non era affatto un semplicista. Aveva una forte cultura e una fermezza dottrinale. Per tutti questi motivi Luciani è una figura che ho molto amato”.
*Postulatore delle Cause dei Santi, Presidente dell’Accademia Bonifaciana di Anagni, Giornalista e biografo di Papa Giovanni Paolo I