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De Maria numquam satis
di Mauro Bontempi
CITTA’ DEL VATICANO – Si racconta che durante il Concilio Vaticano II circolasse l’infelice battuta: “de Maria satis”. Durante la presentazione di un volume sulle apparizioni di Fatima, il Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Tarcisio Bertone, ha accennato a queste tendenze che all’interno della Chiesa di Cristo hanno contestato una eccessiva attenzione al ruolo e alla figura stessa della Madonna. Posizioni di tal fatta non meritano commenti. Basti solo ricordare alcuni riferimenti del Magistero della Chiesa, a partire dalla definizione di Paolo VI “Madre di Dio e madre della Chiesa”. Ella, “nuova Eva”, si legge nel documento conclusivo del Concilio, la “Lumen Gentium”, “è stata per noi la Madre dell’ordine della grazia”. Perfetta sintesi poetica ne dà il Sommo Poeta Dante Alighieri nell’ultimo canto del Paradiso: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creature, termine fisso d’etterno consiglio//tu sé colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò de farsi sua fattura.//Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo ne l’etterna pace così è germinato questo fiore” (Dante, Paradiso, XXXIII, 1-39). Maria, sostiene Bertone, ci dà indicazioni e segnali nell’eterna battaglia tra Bene e Male. Questa considerazione suggerisce una grande verità spesso inespressa, il profondo coinvolgimento della Vergine nella storia umana, in particolare nelle circostanze più buie del Novecento. A Fatima la Madonna non è semplicemente apparsa, ma ha parlato al mondo facendo riferimento a fatti concreti verificati o verificabili. Qualche filosofo, pur accettando l’idea di un Dio-Creatore, ha sostenuto che la presenza di Dio nella Storia si sia manifestata, in una unica soluzione, con la sei-giorni della Creazione, conclusa la quale il “Fattore che move il mondo e l’altre stelle” avrebbe premuto l’ideale tasto d’accensione, per poi ritirarsi nell’alto della sua insondabile onnipotenza. L’incarnazione smentisce, come è ovvio, questa tesi. Cionondimeno di fronte alle tragedie del ‘900 molti hanno parlato dell’eclissi di Dio (Buber). La figura radiosa della Vergine illumina le menti e i cuori di una umanità a cui il peccato, il dolore, il rimorso hanno oscurato la Verità . “Il fascino soave di Maria ci conduce alla Verità, e ci distoglie dalla seduzioni del mondo. Ella ci mostra una superiore Bellezza, nella quale il nostro animo trova la vera pace, e ci fa riscoprire il mondo, al di là di ogni sua bruttura, nella sua realtà e nella sua innocenza originarie”. Così ebbe a dire Giovanni Paolo II, un “mariano doc”, aggiungendo, in un’altra occasione che “la figura di Maria è intessuta, per così dire, con i fili della storia della salvezza. Ella riassume in sé tutte le attese e tutte le disposizioni più mature del suo popolo. Ella viene da un popolo e si impegna per un popolo: manifesta così sia la continuità dell’alleanza di Dio e degli uomini, sia la differenza e la novità apportate da Cristo. Ella appartiene agli uomini ed ai poveri del Signore, i quali con fiducia camminano verso di lui per ricevere la salvezza”. “Nulla salus extra eclesiam, nulla salus mundi extra Mariam”.
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