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Bertone, Socci e i segreti di Fatima
di Angela Ambrogetti
CITTA’ DEL VATICANO – La serata sembrava tranquilla, anche se qualche nuvoletta aveva già minacciato pioggia; tuttavia il tramonto dal Gianicolo si annunciava perfetto. Perfetto per il cocktail nel parco dell’Urbaniana, l’Università pontificia che istruisce i missionari. Principi in disarmo, ex dive, politici di moda o un po’ appassiti, bel mondo romano e Curia incrociavano chiacchiere, complimenti e interviste nel cortile ornato da pini secolari. La presentazione del libro dell’anno, il colloquio del Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone con suor Lucia, la veggente di Fatima, raccontato in un’intervista a Giuseppe De Carli, egregio vaticanista Rai. C’era però un elemento in più che creava attesa: un’intervista esclusiva a Loris Capovilla, ora vescovo novantaduenne, già segretario di Papa Giovanni XXIII. Ancora una volta la vexata quaestio riguardava il numero di “segreti” che la “Signora” aveva dettato ai pastorelli. Tre, come afferma la Chiesa, o quattro, come sostengono i “fatimisti”? Una battaglia che si combatte a colpi di libri, soprattutto dopo la pubblicazione nel 2000 del testo ufficiale del “Terzo segreto”. Il cielo si faceva rosso, i giornalisti, con vivace impazienza, attendevano l’arrivo del Cardinale. Le domande da porre erano diverse e nessuna avrebbe riguardato il tema della serata: Fatima. Tra loro uno in particolare sembrava più impaziente degli altri: Antonio Socci, autore di uno dei volumi più polemici a sostegno della tesi di un “quarto segreto” non ancora svelato. Una presenza annunciata e prevedibile, visto che il giornalista tentava da tempo di ottenere un incontro chiarificatore con il Cardinale. L’auto nera targata SCV si ferma solennemente all’ingresso. I giornalisti tentano l’“assalto”. Anche Socci. Ma il Segretario di Stato si nega ai microfoni e, svicolando, entra nell’Aula Magna applauditissimo. I media si rassegnano. Si attende l’uscita per riprovare. Ma Antonio Socci no. Si ferma a parlare con i colleghi, spiega e argomenta le ragioni e le tesi documenti alla mano. In particolare vorrebbe sapere perché la testimonianza di Loris Capovilla, secondo lui, è cambiata. In una registrazione che Socci dice di avere in possesso, l’ex segretario di Giovanni XXIII avrebbe confermato che ci sono altri testi di Suor Lucia. Ora, invece, in una intervista realizzata da De Carli, lo nega. L’aria si rinfresca, il clima si riscalda, quando arriva la vigilanza vaticana con l’ordine perentorio di sgombrare. Vola qualche parola grossa. “Questa non è la Chiesa del dialogo, ma del monologo”, grida Socci. Ma la Gendarmeria è inflessibile. Non sono previsti contatti tra lo scrittore e il Cardinale. Il capannello di fatto si sposta di pochi metri. Si continua a parlare. Intanto la presentazione in Aula continua come previsto. Socci vorrebbe entrare ma non ci riesce. Ormai è scesa la sera, dietro il cupolone le ombre rosse del tramonto addolciscono gli animi. Siamo giunti alla premiazione del Cardinale con la Clericus Cup ad Honorem, il trofeo del campionato di calcio dei sacerdoti. Non è chiaro il legame con Fatima. Forse sarà scritto nel quarto segreto. Le hostess invitano gli ospiti, ignari del piccolo incidente, al buffet in giardino. I giornalisti riescono a strappare al Cardinale una dichiarazione su fatti internazionali. Socci non c’è. E’ andato via da tempo. Le signore chiedono autografi, gli uomini si scambiano battute, le suore e i seminaristi affrettano il passo, per loro è ora di cena. Nel giardino al buffet rimane solo il bel mondo romano con sottobraccio la maglietta della “Clericus Cup”.
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