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Ungheresi a Mariazell: da Lodovico il Grande a Mindszenty
di Mark Aurel Erszegi
Mariazell testimonia in modo eccellente quanto il culto della Madonna superi i confini e riesca ad unire popolazioni alquanto diverse. É stato il Papa stesso a sottolinearlo quando al suo arrivo in Austria ha ricordato l’attaccamento alla Madonna di Mariazell degli ungheresi, degli sloveni e degli slovacchi i quali erano pure presenti alla messa solenne presieduta da Benedetto XVI per gli 850 anni del santuario. La Madonna riveste un’importanza particolare soprattutto per gli ungheresi da quando, nel XIV secolo, il re d’Ungheria Lodovico il Grande volle ringraziare Maria per le vittorie riportate nelle campagne balcaniche donandole una preziosa icona ex voto, tuttora conservata nel tesoro della basilica. Lodovico il Grande della casa d’Angió, discendente dei regnanti di Napoli, incarnava l’ideale cavalleresco della sua epoca, ma fu allo stesso tempo uomo pio e patrono delle arti. Sua figlia Edvige divenne regina della Polonia e fu canonizzata da Giovanni Paolo II a Cracovia. Fu lo stesso re Lodovico a far innalzare la chiesa gotica di Mariazell, la cui torre é stata preservata in modo alquanto inusuale anche durante i rifacimenti successivi d’epoca barocca, per cui la facciata caratteristica si presenta con ben tre torri. Mariazell divenne una sorta di santuario nazionale per gli ungheresi quando, nei secoli XVI-XVII, i turchi dominavano buona parte del loro Paese. Ció é testimoniato nella basilica dalla dedicazione di varie cappelle laterali, da affreschi ed ex voto, nonché dal sepolcro di uno dei primati d’Ungheria, György Szelepcsényi. E a Mariazell volle essere sepolto, in via provvisoria, il Cardinale József Mindszenty, figura emblematica della resistenza ecclesiale al potere comunista, morto in esilio a Vienna nel 1975. Dopo il crollo del comunismo le sue spoglie mortali furono trasferite nel 1991, secondo le sue volontá, nella cripta della basilica di Esztergom.
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