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Il comandamento del sì
Dall’inviato
Bruno Volpe
VIENNA – Il Cristianesimo e’ la religione della liberta’, intesa come responsabilità matura di scegliere tra il bene e il male. Il Cristianesimo, nel senso più elevato e sublime del termine, è quel grande incontro personale con il Dio dell’Amore il cui giogo è soave e il carico è leggero; quindi se il carico è leggero, risulta evidente che i Comandamenti non possono rappresentare una lista di proscrizione. Ecco, dunque, una delle novità rilevanti portate all’attenzione da Benedetto XVI durante la sua radiosa omelia di Mariazell, una galleria di spunti nella quale non si sa davvero da dove cominciare. Quasi nel finale, il Papa, finissimo teologo, afferma che il Decalogo del Sinai va riletto nella prospettiva di un sì liberatorio a Dio e non in proiezione negativa. Perchè? Semplice: il Cristianesimo è libertà, non è soffocante, chiede all’uomo quello che egli umilmente può dare. L’importante, nel Cristianesimo, è mettercela tutta; poi sarà Dio a dare la forza e la grazia di completare quello che l’uomo, essere limitato per eccellenza, non può dare. E allora, il Papa propone sapientemente di dire un sì alla vita (il tradizionale non uccidere), un sì all’amore responsabile (non commettere atti impuri), un sì totale alla giustizia (ottavo comandamento), un sì al rispetto del prossimo e dei suoi beni (nono e decimo comandamento) e, in generale, un sì alla Via, alla Verità e alla Vita, e quindi a Cristo. Così, secondo questa logica, anche gli scettici e gli atei potrebbero farsi finalmente sedurre dalla forza del Cristianesimo e dalla genialità del Papa teologo.
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