di Angela Ambrogetti
CITTA’ DEL VATICANO – Parentesi laicista o vera conversione? Massoneria o Chiesa Cattolica? Alessandro Meluzzi non finisce mai di stupire. Psicologo, psicoterapeuta, spalla su cui piangere per i ragazzi di diverse comunità di recupero e accoglienza, portavoce di Don Pierino Gelmini, opinionista in tv e presto anche diacono. La sua storia la racconta a “Petrus”. E per scelta non parliamo di Massoneria o di politica ma solo di Fede.
La parte più bella della sua storia è la vocazione al diaconato…
“Un cammino che ora è abbastanza avanti, presso la congregazione delle chiese orientali c’è la richiesta del Metropolita di Oms dei Melchiti di potermi ordinare al più presto, corredata dalla relazione al nulla osta del mio vescovo di Asti. Io sono cresciuto tra i padri cappuccini e i padri rosminiani, a 14 anni dovendo decidermi tra fare il fratino a Bra o il rosminiano a Stresa sono finito all’Alfieri di Torino. Era il ‘68 e la mia vita ha preso un altro corso. Forse il Signore ha voluto che questa antica chiamata caduta tra i rovi si ripresentasse dopo il mezzo secolo delle mia vita. Ed è avvenuto in un contesto definito che è quello della Comunità Incontro. Ebbi modo di conoscere don Gelmini nel primo processo Muccioli del 1982. Poi ho avuto la sua vicinanza paterna e sacramentale negli anni in cui ero più lontano da Dio e dalla fede. Questa forte connessione pastorale e affettiva e di lavoro, ha fatto si che questa ordinazione sia incardinata nei percorsi della Comunità, e siccome Don Pierino è Esarca Mitrato della Chiesa Melchita è stato lui a volere che facessi parte di un gruppo di consacrati che rimanga attorno a lui e sia legato alla Comunità anche per il futuro”.
C’è un altro legame religioso molto particolare nella sua vita: quello con i carmelitani
“Ho preso il baccalaureato di filosofia mistica nel 2001, e questa attrazione per la visione mistica del dialogo diretto con Dio, questa ascesa attraverso i momenti della notte buia che ho avuto dentro di me, mi hanno coinvolto: Teresa d’Avila, San Giovanni della Croce, e ancora di più Teresina del Bambin Gesù, che ha rappresentato con la sua piccola via un momento di presenza forte nel mio cammino di conversione, così come l’amatissima Edith Stein. L’incontro con i carmelitani è avvenuto al Meeting di Comunione e Liberazione: c’era uno stand dell’OCD, avevo appena inaugurato una delle mie comunità dedicate a Edith. Ho incontrato Giuliano Crepaldi, Roberto Fornaia, Padre Angelelli. E’ stato naturale ed amicale, e ora anche editoriale, il mio rapporto con i carmelitani, che sono i miei editori ma anche i miei amici”.
Lei partecipa a molte trasmissioni televisive: cosa trasmette di religioso in queste occasioni?
“Credo che il cristianesimo non sia una religione, come l’ebraismo e l’islam, con grandi testi in cui è scritto tutto ciò che un uomo deve e non deve fare, e le parole con cui rivolgersi al suo Dio. L’esperienza del cristianesimo è invece quella di un evento che cambia la vita, e non è basata sulla conoscenza di Dio in un concetto filosofico e, meno che mai, in una somma di regole e di divieti. Ma è il mistero di un incontro personale con un uomo-Dio che si chiama Gesù di Nazareth. Se questo incontro avviene nella vita, tutto è possibile, tutto si spiega, altrimenti nulla è possibile e nulla si spiega. Io spero che questo incontro che è avvenuto continui a compiersi ogni giorno grazie al Suo amore che viene a cercarmi. Se allora a me riuscirà semplicemente di lasciar trasparire che questo incontro è avvenuto e avviene ogni giorno, con fatica, nelle difficoltà, nelle fragilità, nelle debolezze, ma anche in un amore che non finisce, allora la mia presenza, anche in Tv, avrà avuto un senso; se no è tempo perso, è come “un cembalo squillante” , ma io mi auguro che non sia così”.
Insomma, una conversione o un ritorno?
“Il mio dialogo con Dio non si è mai interrotto, nè mai ho rinnegata la mia fede, ma in certo momenti ho sentito la Sua presenza talmente e abissalmente lontana da farla percepire irraggiungibile ed inafferrabile; malgrado ciò, Lui non ha mai cessato di mandare qualcuno a cercarmi. Tra i tanti, don Pierino Gelmini, i carmelitani e i sacerdoti delle comunità “Agape Madre dell’Accoglienza”, e tutti quei messaggeri che il Signore ha messo sulla mia strada: sono loro quelli che hanno fatto si che la lontananza non sia stato un esilio lontano e disperato ma un momento di separazione che mi auguro la Provvidenza non mi costringa più a vivere”.