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Nietzsche a Loreto
di Mauro Bontempi
CITTA’ DEL VATICANO – Friedrich Nietzsche, nella sua “Genealogia della morale”, accusava Ebraismo e Cristianesimo di incarnare una “morale di schiavi”. Innalzando la propria impotenza a vessillo di vittoria, una casta di sacerdoti avrebbe ingaggiato una subdola battaglia, nutrita dall’odio e dalla vendetta contro il sistema di valori degli “migliori”, il cui risultato sarebbe stata un perversa genìa: l’uomo mansuefatto, “un uomo inguaribilmente mediocre e fastidioso”. Senza nulla togliere alla rilevanza del pensiero nietzschiano nella filosofia contemporanea, le considerazioni morali e teologiche del filosofo tedesco sono facilmente confutabili. Don Giussani pone a principio della fede la dimensione dell’incontro. Ebbene, facciamo conoscere a Nietzsche la Verità . Portiamolo, per un prodigio divino, sulla spianata di Montorso nei primi giorni di un caldo settembre: mezzo milione di giovani cowboys e solari fanciulle rapiti da un candido “Padre Santo” che parla di umiltà e coraggio, di incertezze e di forza, di aldilà e di testimonianza controcorrente nel caotico “aldiqua”. Durante la due-giorni lauretana, il Pontefice ha tracciato l’identikit del cattolico: la questione antropologica è posta al centro della riflessione proposta all’unica Agorà in cui la si è realizzato l’optimum: massima democrazia e assenza di opposizione. Dopo lo shock iniziale, l’autore dell’Anticristo avrebbe visto lentamente sgretolarsi il suo super-uomo. Un feticcio che tanto dolore, lutti e devastazioni ha generato nel mondo. La strategia per esser grandi? Consapevolezza dei propri limiti ma ferma convinzione che l’uomo è l’unica creatura “a immagine e somiglianza di Dio”. La grandezza dell’uomo, sosteneva pressappoco Confucio, non consiste nel non cadere mai, ma nel rialzarsi sempre. Questo il punto di sutura delle diverse componenti del messaggio cristiano. La schiera degli idolatri del superomismo e delle ideologie, ora nella loro cieca e malvagia follia, ora nella loro vuota ed artefatta teoria, non sono riusciti a spiegare e comprendere il senso dell’esistenza. Il Cristianesimo è riuscito a penetrare nelle profondità oscure dell’umanità grazie ad una “sonda” speciale: Cristo, vero uomo e vero Dio. Quel coacervo di ideali o principi, che, per quanto alti e nobili possano essere, non hanno la capacità di oltrepassare la soglia della finitezza umana. Solo con la grazia divina che promana dalla Chiesa, il Cristiano opera scelte “ragionate nella fede”, sposa i grandi ideali e principi, che, da soli, sarebbero incapaci di oltrepassare la soglia della finitezza umana. Il Cristiano, a buon diritto, può dichiarare di conoscere, cercare e chiedere il meglio operando scelte “ragionate nella fede”. “Uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune” e per la casa comune, la Terra, un pianeta maltrattato e sfruttato secondo logiche inique. Schiavi molto singolari, questi cristiani! Il buon Nietzsche forse avrebbe capitolato guardando gli occhi giovani della Chiesa: sguardi fissi verso l’alto, fieri ma non baldanzosi, gioiosi ma non gaudenti, chini solo di fronte al sacrificio di un Dio che ha offerto con coraggio e amore se stesso per rompere le catene della schiavitù del peccato. Uomini e donne non privi di dubbi e di incertezze, consapevoli di come “va il mondo” ma, allo stesso tempo, rinvigoriti dalla certezza di poter cambiare “le regole del gioco”, senza alzare il tavolo verde o spaccare sedie ai propri vicini, quand’anche barassero. Peccato che Nietzsche non abbia potuto veder nulla: troppo lontano!
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