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Orgogliosi di essere Papaboys
A cura della Redazione
CITTA’ DEL VATICANO – Premessa: sabato pomeriggio, poco prima dell’arrivo di Benedetto XVI sul palco, il presentatore Rai dell’Agorà dei Giovani, Andrea Sarubbi (noto per la conduzione della trasmissione domenicale “A Sua Immagine”), ha gridato alle centinaia di migliaia di ragazzi presenti sulla spianata di Montorso: “Voi non siete i Papaboys, vero? Voi siete i giovani delle Gmg!”. Amen. Considerazione: Sarubbi poteva tranquillamente evitare, ed evitarci, un’esclamazione offensiva e fuori luogo. Tant’è che se fosse anche lui un Papaboy, forse lo stimeremmo di più. E poi, chi è costui per dare definizioni o mettere e togliere etichette a proprio piacimento? Una domanda che attende, e pretende, una risposta, possibilmente valida. Anche se, ci sia consentito, sia pure in ritardo, adesso rispondiamo un attimo noi a lui: siamo orgogliosamente Papaboys e ce ne vantiamo! E’ per questo che abbiamo già fatto pervenire la nostra solidarietà al Presidente Daniele Venturi e a tutti i suoi ragazzi, la forza di Giovanni Paolo II e la speranza di Benedetto XVI. Ragazzi che girano l’Italia e il mondo, che portano nelle case e nelle piazze la Parola del Signore, che amano in modo speciale il Papa in quanto Padre e Pastore, che fanno volontariato e non salgono sui palchi per il vil denaro, a differenza di qualcun altro, ma solo per portare la loro testimonianza di Fede: una Fede adulta. Già, sono proprio persone speciali, questi Papaboys, e ancora li ricordiamo, con le lacrime agli occhi e il cuore pieno di emozione, sotto le finestre in cui si consumava l’agonia del loro, del nostro, del vostro Karol. E Karol sta per Wojtyla, il Pontefice polacco che ha avvicinato i giovani alla Fede con un nuovo modo di evangelizzare: le Giornate Mondiali della Gioventù. Caro Sarubbi, è proprio così: i Papaboys sono le Gmg e le Gmg sono i Papaboys. Gli uni non possono prescindere dalle altre e viceversa. Certo, di strada ne è stata percorsa tanta; oggi i Papaboys sono cambiati, sono maturati, si sono evoluti. non sono soltanto i ragazzi con la chitarra e lo zaino. Sarebbe riduttivo e semplicistico vederli ancora così. No, oggi i Papaboys sono quella moltitudine di persone di Montorso e quei singoli ragazzi che vanno negli ospedali, nelle case, nelle carceri a portare una parola di sollievo al prossimo. Come dire, la generazione dei Papaboys è cresciuta e si è perfezionata, adeguandosi perfettamente allo stile di Benedetto XVI: meno chitarre, più Vangeli. Così, se Giovanni Paolo II è stato il Papa che li ha tenuti a battesimo con il modo giusto che richiedeva quell’epoca (i grandi raduni, i canti, le feste), Benedetto XVI è stato quello che li ha consolidati e confermati nella Fede (con gli incontri che mettono ancora più al centro Cristo e il Vangelo). Parliamo dei Papaboys “ufficiali”, quelli appartenenti all’omonima Fondazione presieduta da Daniele Venturi, ma anche di quelli con il cuore da Papaboys: non è una tessera a farti diventare un ragazzo del Papa, ma l’amore che riversi verso il Vicario di Cristo in Terra. E, non temiamo smentite, per quanto riguarda l’affetto nei confronti del Santo Padre e la dinamicità dell’evangelizzazione, i Papaboys rappresentano davvero un esempio da imitare in questa sciagurata epoca scristianizzata e con i giovani sempre più vicini alla deriva del sesso, della droga e della delinquenza.
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