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Giovani, non accettate caramelle dagli sconosciuti
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Lo confessiamo: ebbene sì, anche il nome della manifestazione di Loreto non ci piace. Agorà, piazza: perchè mai questa necessità di una Chiesa di massa e di truppe cammellate? La fede, come saggiamente ha ricordato il Santo Padre, non si impone, ma si propone ed è un incontro personale con Cristo. Ciò detto, andiamo al punto dolente dell’Agorà, il concertone. Intanto la scelta di tempo risulta quanto mai opinabile: prima il concerto, poi la preghiera; buon senso e rispetto avrebbero preteso esattamente il contrario, tanto che la cosa sa di zuccherino (io ti dò la musica e tu rimani a pregare). Poi veniamo ai cantanti: niente da dire sulla qualità, ad esempio, di Andrea Bocelli o dello stesso Lucio Dalla. Saremmo da legare se ne mettessimo in discussione le capacità canore. Quelle che mettiamo in discussione sono le caratteristiche genetiche, l’esempio che possono dare e il pedigree di fede: Bocelli, oltre che divorziato, canta “Io vivo per lei”, e lei, divinizzata e idolatrata, rappresenta la musica. Quindi per Bocelli la musica è sopra ogni divinità, e allora ci chiediamo come possa partecipare ad un incontro con il Signore; fatto sta che almeno lui canterà qualcosa di religioso, la bellissima Ave Maria di Schubert, e lo farà alla presenza del Santo Padre. In quanto a Dalla, lo ricordiamo vivace saltimbanco nelle feste dell’Unità, dove era lecito sparare sulla Chiesa. Ora che il comunismo almeno ufficialmente è morto, scopre una vocazione cattolica: lo aspettiamo al prossimo meeting sinistrorso. Orbene: la Chiesa è giovane per natura, non ha bisogno di incentivi per promuovere l’immortale messaggio di Cristo, e perciò invitiamo i giovani di Loreto a non accettare caramelle dagli sconosciuti. D’altronde, non sarebbe stato più saggio e più conforme ai gusti del Santo Padre dedicare tempo ad un’esibizione di polifonia classica o di canto gregoriano? No, il modernismo impazza. E allora suggeriamo, non imponiamo, ai giovani di rinunciare alle canzonette come mortificazione e penitenza, dedicando quel tempo alla preghiera, che è il sale della fede, alle opere di bene, alla carità.
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