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L’aereo della fede che fa tappa a Lourdes

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – Solo per un caso non ha partecipato anche la troupe di Al Jazeera al pellegrinaggio più mediatico dell’ anno. Un giorno a Lourdes sulle ali di una nuova partnership tra l’Opera Romana Pellegrinaggi, l’agenzia di viaggi della Diocesi di Roma, e la Mistral Air, linea area firmata Poste Italiane. 150 pellegrini sui generis guidati dal Cardinale Camillo Ruini, accompagnato dal segretario e dalla mitica governante Pierina. Un giorno a Lourdes per pregare e convertirsi. Ospiti illustri, fedeli comuni, giornalisti, vip tutti insieme per “benedire” il pellegrinaggio veloce. Niente bagaglio, il peso della vita basta. A Lourdes si va per ripulirsi del passato, bevendo l’acqua della Grotta, ma soprattutto pregando, guardando, ascoltando. Uno dei 6 aerei che la Mistral ha messo a disposizione dell’Opera è il “Volo inaugurale” di una nuova forma di pellegrinaggio. Solo due ore per prepararsi all’incontro con Maria. Ma possono bastare quando si parte convinti che in quella cittadina dei Pirenei non c’è solo un santuario con una basilica in un brutto stile finto gotico, ma la fede stessa che diventa persona, anzi persone. Migliaia di persone che passano in silenzio davanti alla Grotta delle Apparizioni. Il tempo è sfruttato al secondo. Partenza alle 11.30, dopo la conferenza stampa di rito affollatissima. A bordo, benedizione del Cardinale e pranzo. L’atmosfera è quella familiare del pellegrinaggio in treno. C’è anche chi vola per la prima volta e riceve un attestato di “battesimo” dal comandante. Pranzo di gala, anche se nel mezzo metro di spazio a disposizione di ognuno. E’ pur sempre un pellegrinaggio, non c’è business e turistica. Immancabile la visita in cabina di pilotaggio. “Siamo una compagnia con i colori bianchi e gialli, chissà se il Papa sceglierà noi per volare a Lourdes?”. Desiderio o anticipazione? Intanto il Cardinale ci dice che tra le prossime tappe c’è la Terra Santa. Arriviamo all’Esplanade in orario, quasi alle due del pomeriggio. Fa caldissimo. “Fino a ieri erano 15 gradi”. Ma ora saranno 35. Pazienza. Soffrire è parte della penitenza. Padre Cesare Acuire, da poco amministratore delegato dell’Orp, ci introduce nello spirito del pellegrinaggio. Ma a Lourdes è l‘aria stessa che sa di conversione. Non sono solo i malati nelle carrozzelle, i giovani volontari che trascorrono qualche mese accampati in un villaggio tutto per loro, o le dame bianche che tornano ogni anno, a creare l’atmosfera. E’ lo scorrere veloce del Gave che si confonde con il pellegrinare lento davanti alla Grotta, le candele bianche e azzurre di ogni misura offerte a Maria, il canto delle processioni che si intreccia con il battere delle ore che compone la famosa “Ave Maria”, il silenzio di chi, dall’altra parte del fiume, si inginocchia e prega con gli occhi verso l’Immacolata Concezione. La Messa, presieduta dal vicario del Papa per la diocesi di Roma, apre ufficialmente l’annuale pellegrinaggio dell’Urbe. Siamo 3000 e rispondiamo tutti insieme. Anche se in un giorno solo, il pellegrinaggio rispetta i riti. Come quello della foto di gruppo. Una foto per 3000. Un movimento di masse da coordinare come in una ripresa cinematografica. Al centro il Cardinale, su di una scala davanti padre Cesare coordina la folla con gesti biblici. La maggior parte dei pellegrini resta a Lourdes qualche altro giorno, ma noi, 150, andremo via fra poco. Appena il tempo per raccogliere un po’ d’acqua, che non è acqua santa, ma solo di Lourdes ci ricordano gli assistenti pastorali Orp. La stanchezza comincia a farsi sentire nonostante le cure degli organizzatori. Ma non importa. E’ quasi notte, la luna si affaccia a fianco alla basilica rendendola magica con la sua grande corona dorata e le vetrate gotiche. Ora è addirittura bella illuminata da migliaia di fiaccole. I flambeaux che si trovano ovunque nell’area del Santuario. La processione inizia dalla grotta e si snoda sull’Esplanade. Il Rosario si recita in tutte le lingue. Penso a Giovanni Paolo II che fece a Lourdes il suo ultimo viaggio internazionale. Penso a Benedetto XVI, atteso per maggio per celebrare i 150 anni delle apparizioni. Penso a Bernadette. Penso a Maria, che in tante parti del mondo continua a chiedere conversione e preghiera. “Mons”, Liberio Andreatta lo chiamiamo tutti così, continua ad animare il gruppo. Ripartirà con noi lasciando, per la prima volta dopo decenni, il pellegrinaggio diocesano a padre Cesare. Una bella prova d’amore per la Chiesa. E’ tempo di andare, gli occhi si chiudono, le bottiglie d’acqua in mano. All’aeroporto però sono poco compresivi. Le regole europee, la sicurezza, maledetto terrorismo che ci strappa anche l’acqua di Lourdes: ne possiamo portare solo 100 ml. Sul volo del ritorno alcuni dormono, altri guardano le foto, alcuni si scambiano pettegolezzi. Monsignor Andreatta ci fa recitare il Pater Noster prima che la stanchezza vinca la nostra fede. E’ stato solo un giorno, ma è stato un pellegrinaggio in piena regola. “Il pellegrinaggio inizia ora nella nostra vita quotidiana”, incita Andreatta. Ora l‘aereo Mistral porterà pacchi postali fino al prossimo volo Orp. Mentre saluto una hostess uscendo dall’aereo vedo che stringe una madonnina piena di acqua, e al collo ha il foulard dei pellegrini. Anche un giorno basta per convertirsi.