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Santi stadi
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Lui, Joseph Blatter (che ha vietato agli atleti di esibire magliette con scritte o immagini cristiane), padre-padrone del calcio mondiale, ce li toglie, e noi, cattolici appassionati del gioco del pallone, ce li riprendiamo, o meglio, ce li siamo già ripresi da tempo. Parliamo dei Santi, che in Italia – malgrado l’avversione del numero uno della Fifa – danno il loro beneaugurante nome a molti stadi. Quegli stessi stadi che torneranno a riempirsi da Domenica 26 Agosto, con l’inizio ufficiale dei campionati, e che intanto hanno già fatto assaporare un ricco antipasto con la Coppa Italia. Ma facciamo un elenco di questi… santi stadi. E allora da sud a nord iniziamo con la Sicilia, dove il vecchio e glorioso “Celeste” è stato sostituito dal San Filippo Apostolo. In Sardegna, il Cagliari gioca al Sant’Elia (eremita), leggendario rettangolo verde segnato delle imprese di Gigi Riva-Rombo di tuono; altra storia, altro calcio, meno cervellotico, più ruspante. Andiamo in Calabria, ora, per l’esattezza a Cosenza, dove si gioca al “San Vito”, campo modesto (manca una curva) e alla periferia cittadina, tana dei lupi silani. San Vito, secondo la leggenda, sarebbe protettore dei danzatori, però negli ultimi tempi non è che a Cosenza abbiano danzato troppo di gioia. Lentamente percorriamo lo stivale e sbarchiamo a Bari, dove nella periferia di Poggiofranco troneggia l’astronave disegnata da Renzo Piano e in passato, nel 1990, al centro di vibrate proteste sul nome: i laici lo volevano infatti chiamare stadio degli Ulivi, i tradizionalisti San Nicola. Si fece un referendum sulla Gazzetta del Mezzogiorno e vinse San Nicola (nella foto, lo stadio in questione). Ma, ad essere sinceri, senza intenti blasfemi ma solo giocosi, la mano santa non si e’ vista e il Bari galleggia ancora nella mediocrità della serie B. La Campania è la regione più… clericale, con ben due stadi santi, il San Paolo di Napoli, dedicato all’Apostolo delle genti, e il Santa Colomba di Benevento, un moderno impianto che ha sostituito l’anteriore con terreno in carbonella e del tutto pericoloso, come dimostrarono epici scontri di diverse epoche calcistiche. E infine arriviamo al nord, a Milano, dove lo stadio è intitolato a San Siro per i milanisti ma più comunemente chiamato “Giuseppe Meazza” dagli interisti. Come dire, la sana rivalità sportiva non guarda proprio in faccia a nessuno, Santi compresi. Ma tant’è. E allora buon campionato a tutti da un vecchio cronista sportivo che agli stadi santi ha preferito la Santa Sede.
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