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Preti e pedofilia: la Chiesa non è vittima di se stessa
di Alberto Giannino
Antonio Scurati (nella foto), napoletano, 38 anni, scrittore, ricercatore in Cinema, Fotografia e Televisione presso l’Università di Bergamo, dove coordina il Gruppo di ricerca sui linguaggi della guerra e della violenza, ha pubblicato, tra l’altro, per l’editore Bompiani, nel 2005, il romanzo “Il sopravvissuto” con il quale ha vinto la XLII edizione del Premio Campiello. Ebbene (anzi, male, malissimo), Scurati che collabora con “La Stampa” di Torino, ha scritto, nella giornata di Ferragosto, un editoriale intitolato: “Chiesa nemica di se stessa” in cui sostiene, estremizzando ed esagerando, con una fantasia molto fervida, e tra il serio e il faceto, che “l’estate 2007 sara’ ricordata come l’estate dei preti pedofili”. Non ci risulta, a parte i casi dei tre sacerdoti indagati a Torino, che ci siano stati altri casi di preti pedofili. A meno che Scurati non faccia riferimento ad “annovero”, la trasmissione condotta da Michele Santoro nella quale si è parlato di questo argomento che, peraltro, riguardava le malefatte di soli 5 sacerdoti in tutto il mondo. Per cui, su 38 mila sacerdoti italiani impegnati attivamente, con grande entusiasmo, passione e abnegazione, e risultati lusinghieri nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle scuole, nelle carceri, negli ospedali, nelle Case di Riposo, nelle Caritas e nelle missioni, ci sembra quantomeno improprio fare affermazioni arbitrarie, infelici e infondate come quelle, appunto, di Scurati. Quand’anche tre preti fossero ritenuti colpevoli, questo non significherebbe che il clero italiano sia pedofilo nel suo insieme. E’ giunta dunque l’ora di finire di gettare fango su tutti i sacerdoti in maniera indiscriminata e su una Istituzione Santa come la Chiesa cattolica. Ma non contento, il nostro che fa nel suo articolo? Si imbarca, per sostenere questa sua tesi un po’ ardita, senza fondamento, e, perché no, calunniosa, in un’analisi rozza, superficiale e sbrigativa sulla Chiesa di oggi dal suo privilegiato osservatorio di ricercatore ed editorialista. Scurati, infatti, afferma che la Chiesa nel 2007 corre il rischio di passare alla storia come una Chiesa peccatrice che ricorda il medioevo con i suoi grandi peccatori e le sue grandi cattedrali. E qui Scurati sciorina alcuni punti fermi che sono o potrebbero diventare realtà a seconda della chiave di lettura che uno vuole dare: ” la perversione sessuale rivendicata quale privilegio ecclesiatico”, “l’abuso sull’infanzia e altre forme di sessualità ritenute il contraltare della vocazione religiosa”, “la Chiesa che si sottrae alle leggi e alle norme che regolano la civile convivenza”. Poi, dopo queste calunniose frecce al veleno, Scurati si tutela affermando che non vorrebbe che le sue fossero affermazioni dovute al caldo torrido e ai pasti abbondanti. Ma intanto ha calunniato gratuitamente il Corpo Mistico di Cristo e i suoi sacerdoti. E poco importa che abbia definito il Cardinale Giacomo Biffi come “illuminato” per aver predicato nel suo magistero la castità dei preti; Scurati ha dimenticato che Biffi, contrariamente a lui, ha sempre distinto la Chiesa dal peccatore. E ha ribadito che la Chiesa è “Santa e immacolata, senza macchia e senza ruga” (San Paolo). Sono gli uomini di Chiesa che, in quanto peccatori, possono compiere degli atti che deturpano e feriscono la Chiesa. Ma su questo punto Scurati glissa o, forse, ignora. Il che, per uno scrittore e ricercatore universitario, nonche’ editorialista di un quotidiano importante come “La Stampa”, è grave. Scurati, infine, si scaglia contro Vittorio Messori (ma qui condividiamo il suo pensiero integralmente) perchè quest’ultimo, ha affermato in maniera irresponsabile che di fronte a tanto bene fatto da un prete, anche se ha commesso abusi sessuali o violenze, quest’ultime non sono niente rispetto al tanto bene ricevuto da migliaia di persone. Il riferimento è, probabilmente, a Don Pierino Gelmini, membro autorevole della Chiesa greca melkita del Patriarcato di Antiochia, e non gia’ della Chiesa cattolica apostolica romana. Malgrado questo punto in comune, vorremmo comunque ricordare ad Antonio Scurati le parole del Senatore Giulio Andreotti che, in un’intervista ferragostana a “Il Corriere della Sera”, ha affermato che è stupito da tanto accanimento nei confronti dei preti cattolici e sui casi di pedofilia e che gli puzza molto il fatto che sui giornali e sulle TV non incappino mai in scandali sessuali imam musulmani, rabbini ebrei o pastori protestanti. Che allora i pedofili siano solo cattolici come fa comodo a settori rilevanti dei laicisti e degli anticlericali? E’ probabile che abbia ragione il senatore Andreotti che, in una sua massima, ha detto: “A pensar male si fa peccato, ma si indovina sempre!”. Comunque, noi condividiamo appieno il pensiero di Papa Benedetto XVI che a tale riguardo, ha evidenziato in un discorso ai sacerdoti irlandesi, che le ferite causate dagli abusi sessuali sui minori “agiscono in profondità” e che questi atti sono “tanto più tragici quando l’abusante è un prete”. Il Pontefice ha detto che “è importante stabilire la verità di che cosa e’ accaduto nel passato, per prendere le misure necessarie per impedire il ripetersi degli avvenimenti, per accertarsi che i principi di giustizia siano rispettati completamente e, soprattutto, per portare sostegno alle vittime ed a tutti i colpiti da tali gravi crimini”. Questa è la posizione del Vicario di Cristo sulla terra, Benedetto XVI, alla quale noi facciamo riferimento. Tutte le elucubrazioni di Scurati sulla Chiesa (a parte l’intervento su Messori) non hanno ragion d’essere e generano sconcerto e disorientamento nella pubblica opinione, e lui come editorialista ha una grossa responsabilità nel raccontare alcuni fatti presentati come delle verità assolute. Sulla bella conclusione che Scurati fa nel suo editoriale siamo d’accordo tutti. Vogliamo, egli dice, “una Chiesa con meno aspiranti santi e con più uomini probi. Una Chiesa ancora capace di scandalizzarsi perche’ memore dello scandalo su cui si fonda: Gesì Cristo, il Dio che si abbassa fino ad incarnarsi nell’uomo, non l’uomo che pretende di innalzarsi fino a farsi Dio”. Ma anche questo concetto Scurati lo trova nelle catechesi del mercoledi di Benedetto XVI. Il problema allora, mi sembra di capire, rimane la Chiesa vista come espressione del potere temporale, una questione che ci porteremo dietro per altri due secoli, profetizza dal canto suo Andreotti. Ma su questo punto hanno già chiarito bene sia San Paolo che il Cardinale Giacomo Biffi, a cui peraltro si richiama lo scrittore napoletano senza sapere che il porporato ha una posizione molto forte nella Chiesa che la patristica definisce “casta meretrix”. Scurati, probabilmente, nella sua ecclesiologia aggiungerebbe la congiunzione latina “et”. Per Sant’Ambrogio, essa è “casta meretrix”, «una prostituta casta». La Chiesa è simile a una meretrix, perché accoglie tutti, anche chi è inseguito e ostile; ma è casta perché la sua missione è quella di offrire la purezza della fede e dell’amore. Quindi, alla luce di queste considerazioni teologiche patristiche, riteniamo la posizione di Scurati profondamente ingiusta, strumentale e intrisa di pregiudizi impietosi, posizioni partigiane e anticattoliche. E lo invitiamo a dire la verità. Nella storia della Chiesa ci sono, caro Scurati, le ombre e luci. E lei, guarda caso, parla solo delle ombre, come tutti i detrattori della Chiesa. E le luci in 2.000 anni di storia non le vede, non le ha studiate, o le trascura volutamente per propinarci la solita minestra riscaldata? A Vittorio Messori, invece, consigliamo maggiore prudenza quando rilascia interviste e maggiore attenzione e rispetto per la pubblica opinione che, giustamente, esige uomini di Chiesa coerenti col Vangelo se non vuole perdere quella credibilità e quella fama che ha meritatamente conquistato sul campo.
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