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San Pio V messo alla porta
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – “Il Giornale” riporta una notizia curiosa e nel contempo allarmante: il parroco di una chiesa dedicata a Santa Maria Maggiore in un luogo di villeggiatura nel novarese, ha deciso di anticipare l’entrata in vigore del motu proprio voluto da Benedetto XVI celebrando secondo il rito di San Pio V. La Chiesa è stata da subito strapiena, i giovani hanno commentato favorevolmente la Messa in latino e ne sono rimasti inevitabilmente affascinati, come d’altronde accadde in epoche diverse ai loro genitori e ai loro nonni. Ma – incredibile eppur vero – il Vicario episcopale ha preso carta e penna ed ha diffidato il parroco dal proseguire con il rito di San Pio V, malgrado il grande consenso di popolo riscosso. L’episodio, non c’è che dire, è sintomatico di quanto potrebbe accadere dal 14 settembre in poi. E cioè un’ostilità visibile e inspiegabile di alcuni rappresentanti dell’alta gerarchia ecclesiastica verso il rito tridentino. Sarebbe quanto mai opportuno, e lo diciamo con largo anticipo, che la Commissione “Ecclesia Dei” si adoperi a prevenire abusi al contrario, onde evitare che certi parroci “modernisti”, intervenendo non con sana discrezionalità ma con arbitrio, rendano vano il motu proprio papale mortificando le legittime aspettative di quei fedeli che amano la cosiddetta Messa tradizionale. Sia chiaro, qui non si discute se sia meglio la Messa di San Pio V o quella del “Novus Ordo”: le due celebrazioni sono frutto dello Spirito Santo, e vi è del buono in entrambe. Ma è comunque innegabile che i fedeli, come anche osservato dal Cardinale Dario Castrillon Hoyos, stiano riscoprendo la bellezza, la spiritualità, il tesoro nascosto della Messa in latino; e chi, secondo la Scrittura, scopre la perle e il tesoro in un campo, è disposto a vendere tutto per entrarne in possesso.
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