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Ignazio di Loyola: il Santo del Papa

del Professor

José Roberto Mendirichaga*

CITTA’ DEL MESSICO – “Perinde ac cadaver”: allo stesso modo di un cadavere (nelle mani del Papa) e’  il motto che meglio e più adeguatamente fotografa l’assoluta fedeltà al successore di Pietro da parte di Sant’Ignazio di Loyola e della Compagnia di Gesu’ da lui fondata. Sant’Ignazio brillò per vari aspetti, ma ne vogliamo citare solo alcuni. Fu un instacabile evangelizzatore, la sua opera si rivelò fondamentale per la Chiesa dopo la riforma luterana e il Conicilio di Trento, tappa di straordinaria rilevanza nella vita della Chiesa cattolica. Sul Concilio di Trento sono state dette tante cose esagerate ed anche sbagliate; in verità, quel Concilio salvò la Chiesa dalla rovina e Sant’Ignazio ne fu il continuatore ideale, anche se non in modo acritico. Egli seppe prendere dai luterani quello che di buono dicevano senza contaminare la purezza della fede. Oggi il tema del Concilio di Trento e’ di moda: ha ragione il Papa, il Concilio Vaticano II va letto in continuità con la tradizione della Chiesa e non come rottura. Vorrrei aggiungere la grande sensibilità sociale di Sant’Ignazio, che sempre aiutò i poveri confermando i principi basilari della Chiesa. In un certo senso, anticipò la modernità e l’idea di chiamata universale alla santità. Ma non solo: seppe anche combinare, con enorme sapienza, tradizione e modernità, combattendo i processi di secolarizzazione già presenti nel suo tempo ed oggi piu’ che mai attuali. Sotto questo aspetto, il suo “Ratio Studiorum”, il programma di studio degli istituti della Compagnia di Gesu’, risulta illuminante: se da un lato impone il latino, la bellezzza, l’ortodossia; dall’altro obbliga le scuole dei gesuiti, e questo succede anche oggi, ad accettare obbligatoriamente gli alunni senza possibilità economiche. Si deve sottolineare pure che Sant’Ignazio di Loyola ebbe rilevanza nell’evangelizzzione dell’America Latina, e per questo e’ cosi popolare da questa parti. In Messico i gesuiti evangelizzarono, senza commettere alcun crimine, zone come Chihuaua, Bassa California, e lo stesso fecero in  nazioni come Ecuador, Venezuela e così via. Non risponde al vero, quindi, la leggenda nera dell’evangelizzazione come fatto cruento; sabebbe stato contro lo spirito dei geuiti, e non si possono mescolare le colpe di eventuali colonizzatori militari con quelle dei religiosi. Vorrei segnalare, infine, la fede tradizionale e allo stesso tempo popolare del santo, che sempre, oltre al Papa, onorò la Madonna: Ignazio di Loyola visse davvero “cum Pedro y sub Pedro”.

 

*Docente di dottrina sociale della Chiesa presso l’Università cattolica Udem di Monterrey