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E adesso si chieda scusa ai Carabinieri
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Dunque, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, letto il rapporto dei Carabinieri del Celio, ha deciso di aprire un fascicolo sull’episodio dei due giovani omosessuali trovati in atteggiamento spregiudicato vicino al Colosseo. Orbene: vale per tutti la presunzione d’innocenza, e non ci riteniamo ne’ giudici ne’ censori ne’ colpevolisti a priori, e quindi aspettiamo un pronunciamento definitivo da parte della Magistratura. Ma una cosa comunque e’ certa: la Procura di Roma, incensata per alcune recenti decisioni in campo di bioetica (vedi il proscioglimento del medico che staccò la spina a Pier Giorgio Welby), probabilmente adesso sarà criticata dagli stessi personaggi che solo qualche giorno fa la osannavano. Ciò premesso, torniamo all’argomento oggetto di questo approfondimento. Il fatto che i giudici capitolini abbiano deciso di avviare un’inchiesta, dimostra che per gli inquirenti la parola dei Carabinieri – e per fortuna che sia così – vale ancora qualcosa, con buona pace di quei giornali, di quelle associazioni gay, di quei politici e addirittura di quei Ministri che in questa vicenda avevano preso le parti dei due focosi amanti omosessuali. Il tutto, cosa gravissima, per la causa elettorale. Fatto sta che adesso che la Procura della Repubblica ha creduto alla versione dei Militari dell’Arma, tutti quelli che hanno preteso scuse dalla Benemerita dovrebbero avere la lealtà e il buon senso verso se stessi e la Nazione di chiedere loro scusa ai Carabinieri. Rispettiamo sì il diritto alla diversità sessuale, ma anche quello alla verità senza linciaggi preventivi, soprattutto quando di mezzo ci sono fedeli servitori dello Stato che rischiano ogni giorno la vita per un pugno di Euro e che difficilmente non riescono a distinguere un bacio innocente da qualcosa di davvero più scandaloso per la pubblica decenza.
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