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Il vero volto (trascurato dai media) di Don Georg
di Fra’ Sistino
CITTA’ DEL VATICANO – Uno dei miei confratelli conosce un po’ di tedesco, così l’altra sera, dopo i Vespri, ci siamo messi tutti insieme ad ascoltare la traduzione dell’intervista che don Georg ha rilasciato al grande Peter Seewald. Finalmente un’intervista come si deve! Non era la prima volta che si leggevano dichiarazioni e opinioni del segretario particolare di Benedetto XVI, ma gli intervistatori si fermavano spesso in superficie. E così si parlava di “Georg il bello e sportivo”, al limite dell’uomo che tiene l’agenda, o si cercava suo tramite di “spiare” l‘intimità dell’Appartamento. Un po’ poco. Invece Seewald ha saputo andare oltre, ha saputo farci conoscere Monsignor Gaenswein e il suo percorso interiore, il perché di una vocazione adulta, la fatica e la consapevolezza di una scelta, la dedizione totale al Successore di Pietro, l’allegria di una vita impegnativa. Come al solito, i giornalisti italiani hanno visto solo un pezzettino di questo panorama: la difesa “d’ufficio” della Lectio Magistralis di Ratisbona. E’ certo che sui temi dottrinali il Papa e il suo segretario sono sostanzialmente d’accordo. Altrimenti il Cardinale Joseph Ratzinger non avrebbe scelto Gaenswein nel 2004 come suo braccio destro. Ma chi immaginava che, nonostante studiasse “volentieri e con facilità”, all’inizio don Georg trovasse lo studio del diritto canonico: ”Secco come una cava di pietra polverosa dove non c’è la birra, talmente secco che si muore”? Eppure per anni ha insegnato questa disciplina e sente molto oggi la mancanza della vita accademica e del confronto con gli studenti. Fu il relatore della tesi Winfried Aymans a fargli amare il diritto. E con successo. Da professore e studioso a segretario di un Papa: c’è stata una scuola di “etichetta papale”?, domanda Seewald. “Assolutamente no – risponde don Georg -, ho solo avuto un colloquio a quattr’occhi con il mio predecessore, Stanislao Dziwisz. E’ stato circa due settimana dopo l’elezione e l’ingresso nell’Appartamento. Mi ha messo in mano una busta in cui c’erano alcune carte e la chiave di una cassaforte, una cassaforte molto vecchia fabbricata in Germania; poi mi ha detto solo: tu adesso hai un compito molto importante e molto bello, ma molto molto difficile. L’unica cosa che ti posso dire è che il Papa non deve essere schiacciato da niente e da nessuno, come fare lo devi capire da solo”. Cosa c’è nella busta?, chiede l’intervistatore: ”Non glielo dirò. Sono cose che si tramandano da un segretario del Papa ad un altro”. Una risposta che bene si addice a chi, il giorno dell’elezione, si è inginocchiato davanti al nuovo Pontefice dicendo: ”Santo Padre, Le prometto la mia obbedienza, la mia fedeltà, il mio impegno in tutto quello che Lei chiederà, sono a Sua disposizione con tutte le mia forze, senza riserve”. Una tenacia che il figlio del fabbro della Foresta Nera dimostra anche nel lavoro quotidiano nell’ambiente della Curia Romana: ”Il Vaticano è anche una corte e ci sono chiacchiere e pettegolezzi da corte. Ma ci sono anche frecce che vengono scagliate in maniera consapevole e mirata. All’inizio ho dovuto imparare a conviverci”. Naturale poi la domanda successiva: il Papa ha problemi con la Curia? “Uno sguardo sulla storia dice sì, può succedere. Un punto debole sono sicuramente le indiscrezioni. Purtroppo ci sono sempre fughe di notizie sulle nomine, sull’elaborazione di documenti o sulle misure disciplinari. Non è solo spiacevole, c’è anche il pericolo che venga esercitata un’influenza dall’esterno che porta con sè irritazioni”. Lucido e chiaro. Del resto Monsignor Gaenswein viene da una famiglia grande e schietta, ha fatto il postino per guadagnare qualcosa, è stato il figlio maggiore con la responsabilità dei fratelli, ma ascoltava i Pink Floyd e discuteva con il padre per il taglio dei capelli. Sognava di fare l’agente di borsa, ma poi ha incontrato la teologia e ha capito che: ”Non potevo andare a velocità ridotta, o fai tutto o lasci, solo un po’ di teologia non serve a niente”. Peter Seewald lo “interroga” anche su ecumenismo e rapporto con le donne, sulla giornata del Papa e il modo di lavorare di Benedetto XVI, poi gli chiede come è la convivenza in Appartamento. ”La Famiglia pontificia è in realtà un’allegra convivenza internazionale: due tedeschi, un polacco e quattro italiane che prima praticamente non si conoscevano. Il primo passo importante è stato trovare un modus vivendi, ma già dopo poco tempo si è sviluppata un’atmosfera molto cordiale e familiare, la lingua comune è l’italiano. Una piccola correzione – dice don Georg – sul fatto che vediamo la televisione insieme: è pura fantasia, al massimo la sera il Santo Padre e i due segretari vedono il notiziario insieme”. Parla delle amicizie, del suo ritmo di lavoro, dei frutti del pontificato di Benedetto “che – dice – può portare forza e coraggio alla Fede e la consapevolezza che la Fede cattolica è una cosa grande, un dono di Dio che però non viene imposto, ma vuole essere accettato liberamente”. Un bell’insegnamento di stile per i giovani che magari pensano di dedicare la loro vita a Dio, o che hanno difficoltà a scegliere la strada. Grazie, don Georg, per la bella testimonianza; grazie Peter Seewald per aver saputo andare oltre la “scorza”. Quanto ai media italiani, peccato che non abbiano saputo leggere questo racconto di vita, e che chiedano a Gaenswein solo le cose che si vorrebbero sapere da un maggiordomo, mentre lui è il segretario del Papa.
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