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Verso Sydney, passando per Assisi
di Mauro Bontempi
CITTA’ DEL VATICANO – Il conto alla rovescia per la GMG di Sydney è partito. Il segnale d’inizio l’ha dato Benedetto XVI rendendo noto, giovedì 19 luglio, il messaggio che accompagnerà il cammino verso l’Australia, tutto incentrato sulla forza redentrice dello Spirito Santo. Il Papa è il Primate d’Italia. I giovani italiani godono quindi di una “special relationship” col Vescovo di Roma. Con Giovanni Paolo II la voce del Pontefice ha risuonato sempre più forte nell’animo delle nuove generazioni. Sarà così anche a Loreto in settembre. Recentemente spicca indubbiamente l’incontro avvenuto con i giovani al termine della visita pastorale di Benedetto XVI ad Assisi, sulle orme di San Francesco. Siate le sentinelle del mattino, aveva detto Giovanni Paolo II a Tor Vergata nel 2000. Come accade a chiunque sia chiamato a vigilare (gli apostoli per primi nell’Orto degli Ulivi), il sonno e la stanchezza sono in agguato. Benedetto XVI non getta secchiate d’acqua gelida, bensì convince con la parola ispirata a rimaner desti, a gustare la gioia di una consapevole e serena presenza di spirito nella quotidianità. La Verità: probabilmente, la “madre” di tutte le questioni. La scaturigine del discorso filosofico e teologico. Benedetto XVI ama attingervi per le proprie riflessioni. Quale miglior tema si può proporre ai giovani riuniti attorno alla figura di chi, come Francesco, ha cercato per tutta la vita di orientarsi verso la Verità, in sequela Christi? Durante il serrato dialogo nel Sinedrio “Pilato – commenta il Papa – lascia intendere: facciamo secondo quanto è più pratico, ha più successo, e non cercando la verità […]. Anche oggi, tanti dicono: ‘ma che cosa è la verità? Possiamo trovare frammenti, ma la verità come potremmo trovarla?’ ”. E’ “Gesù Cristo, la Vera Vita, la bussola della nostra vita”, risponde Benedetto XVI. Il Pontefice ama argomentare le proprie parole in forma comparata: presentando cioè il confronto tra la Aletheia (Verità) e le varie doxas (opinioni) spacciate per verità relative, tutte valide perché nessuna in grado di arrogarsi il diritto (o di fari carico del dovere) di indicare l’assoluto. È il relativismo etico: un vero cancro per la membrana cellulare dello spirito umano. “Centrare la vita su se stessi è una trappola mortale: noi possiamo essere noi stessi solo se ci apriamo nell’amore, amando Dio e i nostri fratelli“. Infatti, “le cose finite possono dare barlumi di gioia, ma solo l’infinito può riempire il cuore”. Edonismo e materialismo conducono inesorabilmente verso l’autodistruzione. Molti giovani paiono tanti Dorian Gray aggrappati a “cose finite (che) possono dare solo barlumi di gioia”. I loro “paradisi artificiali” sono segnati dalla morte. Il loro non è un “contro modello” rispetto alla proposta cristiana. Non è affatto un modello, perché intrinsecamente privo di un elemento propositivo, né tanto meno di un progetto futuro, di obiettivi da raggiungere, di battaglie da combattere. “Lasciamoci incontrare da Cristo! – indica Benedetto XVI ai giovani radunati ad Assisi – Fidiamoci di lui, ascoltiamo la sua Parola. In lui non c’è soltanto un essere umano affascinante. Certo, egli è pienamente uomo, e in tutto simile a noi, tranne nel peccato (Eb 4,15). Ma è anche molto di più: Dio è fatto uomo in Lui e pertanto è l’unico Salvatore”. Siate intelligenti, sembra dire il Papa. Siate capaci, cioè, di “intus legere” i segni della “storia di questo terzo millennio […]: una storia che ha più che mai bisogno di essere lievitata dal Vangelo”. Tra le “carcasse” delle ideologie del secolo scorso e le contraddizioni delle varie “ways of life”, l’unica formula che dà senso vero alla vita la ricorda Benedetto XVI, citando il suo Predecessore: “Aprire le porte a Cristo […] senza paure, senza calcoli, senza misura”.
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