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del Cardinale Angelo Comastri

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di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

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di Daniele Di Sorco

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di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

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di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Il senso della vita

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – Se a settembre a Castelgandolfo Papa Benedetto tiene viva la tradizione dello Schulerkreis, e anche nel 2007 si parlerà di evoluzione, a luglio in montagna è ormai nata una nuova tradizione: l’incontro con il clero locale. In effetti il Papa ha dimostrato di amare moltissimo la formula domanda-risposta su argomenti che mettono in luce la realtà della vita dei fedeli. E chi meglio dei parroci può offrire lo spaccato di una società che spesso non riconosce se stessa? Ratzinger ama fare e farsi domande come metodo di studio e dimostra anche di amare rispondere. Così, dopo aver ripreso  la tradizione dell’incontro con il clero romano in Quaresima, ha trasformato in “question time” anche l’incontro con i seminaristi romani, e addirittura l’incontro con i giovani a Piazza San Pietro. Così forse torna a sentirsi professore. La cosa che ama di più. Le due ore di Auronzo in Cadore martedì mattina hanno avuto proprio la caratteristica di un incontro di studio. Il Papa, davanti all’altare, dietro ad una scrivania, con la penna in mano e gli occhiali sul naso, segue e prende appunti per ogni domanda. L’incontro è blindatissimo. Un modo certo per lasciare al Pontefice la più totale libertà nelle risposte. Lo stesso avviene per i parroci romani, non per i seminaristi. Di sicuro sarebbe bello seguire questi eventi, magari in differita. Perché è proprio in questi dialoghi che emerge la ricchezza del pensiero di Benedetto XVI, quando anche lui si lascia andare e offre le riflessioni come acqua nel deserto. “La nostra vita ha un senso che non dobbiamo produrre noi“. Questa frase, pronunciata ad Auronzo, mi è parsa particolarmente illuminante. Difficile dare un senso unico a 20 pagine di testo, quasi una lettera apostolica. Ma questa frase mi è sembrata  fortemente emblematica per tutto il pensiero filosofico, umano e religioso di Ratzinger. Il senso della vita “ci precede, ci porta”. Uno dei drammi moderni è proprio il vuoto di senso. I tentativi di “riempire” e “ realizzare” un’esistenza sono la fatica e spesso l’insuccesso quotidiano, che portano alla ricerca di qualcosa che non c’è. Invece il “senso” è, in fondo, a portata di mano: è Dio. Ma occorre l’umiltà e la pazienza di entrare in una relazione personale con Lui, occorre pregare, dice il Papa. “Il Regno di Dio è Dio stesso”, non una utopica età dell’oro. Riflessione per tutti, non solo per parroci. Se mai dall’incontro di Auronzo mi sarei aspettata qualche domanda un po’ più audace, magari sul Motu Proprio sulla Messa in latino. Forse la liturgia è davvero un tema che non interessa i nostri parroci? Vedremo.