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L’audacia dello Spirito

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – Coraggio e audacia per mettersi in gioco. E’ questo il dono dello Spirito Santo, il dono che Benedetto XVI ricorda ai giovani. Più che un messaggio, un compito per le vacanze, per l’anno che ci separa da Sydney. Per il terzo anno il Papa porta la riflessione sul “Grande sconosciuto”, appunto lo Spirito Santo, quella terza persona della Trinità che non sappiamo neanche come definire. E non basta conoscerLo, dice il Papa, bisogna accoglierLo. Proprio come si accoglie un dono. “Ci spinge verso gli altri, accende in noi il fuoco dell’Amore, ci rende testimoni della carità di Dio”. Benedetto XVI conosce benissimo le difficoltà dei giovani, oggi come nel passato. In un mondo “ferito e fragile” come portare a tutti questo dono, questo regalo che Gesù ha lasciato alla Chiesa che pregava con Maria nel Cenacolo? Con la missione, e, ancor prima, con la santità. Traguardo impegnativo e consolante per i giovani che cercano il senso dell’essere. E del resto tutti siamo frutti della missione della Chiesa per opera dello Spirito Santo. “Portiamo dentro di noi quel sigillo dell’amore del Padre in Gesù Cristo che è lo Spirito Santo”. Il cammino è già tracciato, è il cammino dell’annuncio, della testimonianza. Testimonianza di preghiera e unità, di vita sacramentale, di adorazione e donazione che riempie il vuoto. I sacramenti, grandi assenti spesso nella vita religiosa dei giovani che non ne conoscono la dolcezza. La Confermazione in primo luogo. Una mancanza che pesa nella vita quotidiana di chi poi magari in fretta furia si cresima per potersi sposare in chiesa, quasi e solo come un obbligo da assolvere. Invece è “Una speciale occasione di Grazia”, dice il Papa, “non lasciatevela sfuggire!”. I giovani, con le loro idealità, attese e ferite, non possono lasciarsi sfuggire l’occasione di essere pienamente felici. Pienamente testimoni. Testimoniare e regalare il tesoro prezioso della Fede: ecco il senso della missionarietà coraggiosa e audace che lo Spirito ci dona. “Proporre Cristo non significa imporlo”, una frase che sembra, e che è, contro corrente, fuori dagli schemi. Presentare la Fede non è intolleranza, è amore. E alle domande sulle ingiustizie, le sofferenze, il senso di vuoto, le ferite che i giovani, e non solo loro, si pongono si trova la risposta grazie all’azione dello Spirito. E la risposta è Gesù. “Solo Lui è capace di umanizzare l’umanità e condurla alla sua “divinizzazione”. E se poi gli adulti fanno fatica ad incontrare i giovani, e spesso la fanno, saranno i giovani ad andare verso di loro. Grazie allo Spirito che “soffia dove vuole” e dove sa. Ma “occorrono giovani che lascino ardere verso di se l’Amore di Dio”. Amare, ancora una parola da riconquistare, da far valere come dono, coinvolgimento, uno “sporcarsi le mani” per gli altri. Coraggio e audacia. Sono i doni che i giovani chiedono e per i quali i Pastori pregano. Il coraggio di essere “uno”, l’audacia di essere “moltitudine”. “Venite numerosi”, dice Benedetto ai ragazzi del mondo. L’Australia, come l’Europa, ha bisogno di essere rievangelizzata, cominciate voi, sembra chiedere. Certo, Sydney è lontana, per molti forse irraggiungibile, ma non c’è solo la presenza fisica che unisce. C’è la preghiera, ci sono i Sacramenti, c’è lo Spirito, Spirito di Fortezza e di Testimonianza. Per questo la Missione ha due Patroni. Francesco Saverio, il viaggiatore, e Teresa di Lisieux, la monaca carmelitana.