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Padre Bossi come Bartali
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Il Presidente del Consiglio dei Ministri, il cui Governo non gode di una salute eccellente, ha annunciato con tono solenne e felice: Padre Bossi e’ stato liberato. Più o meno nelle stesse ore, a leggere la versione on-line de “La Stampa”, il segretario nazionale dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, dichiarava che l’accordo sulle pensioni è praticamente cosa fatta. Si è trattato sicuramente di un giorno lieto, alla luce di questi due eventi, e forse la notizia di Padre Bossi e della sua liberazione hanno contribuito a rasserenare il clima. In un certo senso, prendendo ad esempio l’indimenticabile ciclista Gino Bartali, si potrebbe dire: Padre Bossi come Bartali. Già, perché la vittoria storica di Bartali al Tour de France salvò un Governo. Ora non vogliamo dire che la liberazione di Padre Bossi abbia salvato l’Esecutivo di Romano Prodi, ma ha indubbiamente reso il premier italiano più sereno e forte. Fatto sta che una cosa e’ certa: la storia di Padre Bossi non può essere messa nel libro dei ricordi in poco tempo, baci, abbracci e chi si è visto si è visto. Padre Bossi deve insegnare che la vita dei missionari e’ sempre in pericolo, che la Chiesa e’ missionaria per indole, e chi adesso, e lo apprezziamo, esprime solidarietà e felicità per la liberazione di Padre Bossi, dovrebbe con coerenza farlo tutto l’anno. Ha infatti senso festeggiare il ritorno tra noi di Padre Bossi e poi predicare teorie contrarie alle sue? Un’ultima osservazione. Guai, da una parte e dall’altra, a strumentalizzare polticamente il caso di Padre Bossi: la libertà non ha etichette di partito.
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