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Il Vaticano critica gli studiosi di Bologna sulla storia dei Concilii
di Alberto Giannino
Alla Santa Sede non piacciono le interpretazioni riduttive date sull’ecumenicita’ dei concili vaticani dall’Istituto per le scienze religiose di Bologna, organismo prestigioso con cui hanno lavorato gli scomparsi Giuseppe Dossetti e Giuseppe Alberigo, e a cui collaborano ancora studiosi come Alberto Melloni e Paolo Prodi. Il presidente del Pontificio Comitato di scienze storiche, Monsignor Walter Brandmuller, in una nota uscita in questi giorni in concomitanza con il documento vaticano sull’unicita’ della Chiesa cattolica come chiesa di Cristo, critica l’approccio dell’edizione sui concilii curata dall’Istituto e in particolare la valutazione di ecumenicita’ o meno delle assemblee che hanno segnato la storia della cristianita’. L’analisi di Brandmuller si concentra sulla tesi degli studiosi bolognesi circa la distinzione tra i Concilii celebrati prima e dopo lo scisma d’Oriente, basata sull’asserzione che la mancata approvazione dei documenti da parte dei padri dell’Oriente li renderebbe meno vincolanti, fino al punto che in queste condizioni un Concilio non sarebbe Ecumenico. ”La possibilita’ di formulare norme per tutta la Chiesa – replica Brandmuller – non puo’ essere vanificata dal fatto che Chiese particolari si separino da Pietro”. E’ decisiva invece l’approvazione del Papa, la cui autorita’ garantisce che un Concilio sia espressione dell’unita’ della Chiesa. ”Al Vaticano I – ricorda il presidente del Comitato storico della Santa Sede – furono invitati anche ortodossi e protestanti. E il Vaticano II con duemila padri fu il piu’ grande mai celebrato”. Monsignor Brandmuller contesta all’istituto di Bologna di aver voluto definire ecumenici solo i concili compatibili con il modello bizantino della pentarchia dei cinque patriarcati della prima era cristiana. ”Questo criterio – spiega – non e’ sostenibile e non ha riscontro ne’ nella Scrittura ne’ nella tradizione apostolica”. ” Va al contrario ribadito con forza – sottolinea lo studioso vaticano – che anche dopo il consolidamento dello scisma d’Oriente, la una sancta catholica et apostolica Ecclesia sussiste e puo’ celebrare concilii ecumenici autorizzati a promulgare affermazioni dottrinali e norme canoniche cogenti per la Chiesa ecumenica, cioe’ per la Chiesa tutta”. ”Questa possibilita’ – rimarca – non puo’ essere vanificata dal fatto che Chiese particolari si separino dal corpus ecclesiae e dal titolare del ministero petrino, costitutivo per l’unita’ ecclesiale”. Le critiche del presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche si appuntano anche sulla storia del Concilio Vaticano II (nella foto una seduta dell’assise) curata dall’Istituto bolognese. ”Da un lato lo ridimensionano – osserva – e dall’altro lo dipingono come un nuovo inizio della vita della Chiesa, con un’implicita rottura con il passato. Ne deriva anche l’ermeneutica secondo la quale i curatori interpretano il Concilio, distinguendo addirittura tra la lettera dei testi e il cosiddetto ‘spirito del Concilio”’. ”Di fronte a questo – rileva il prelato tedesco – la storiografia piu’ equilibrata e lo stesso Benedetto XVI hanno piu’ volte ribadito con decisione che il Vaticano II, come ogni altro Concilio, va collocato e interpretato nella tradizione della Chiesa”.
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