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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Il Ratzinger-pensiero: scrivere è come pregare

di Arcangelina

CITTA’ DEL VATICANO – Quando pregare e scrivere sono la stessa cosa: la “riflessione e la preghiera” di cui il Papa ha parlato alla vigilia della partenza per Lorenzago di Cadore, per Benedetto XVI prendono forma nella scrittura, tanto che al suo arrivo non ha fatto mistero di voler scrivere “alcune pagine” della seconda parte del “Gesù di Nazaret” e di voler mettere mano a una “eventuale” enciclica. Forse non potrebbe essere diversamente per il Papa-studioso: per lui scrivere e pregare è come se fossero la stessa e identica cosa. È stato così per la sua ultima fatica, il “Gesù di Nazaret”, che è “unicamente espressione della mia ricerca personale del ‘volto del Signore’”, cioè preghiera, riflessione, iniziato proprio in vacanza – era il 2003 – e portato avanti poi anche da Papa in “tutti i momenti liberi”. È stato così, si può senza dubbio affermare, per l’enciclica “Deus caritas est” e per le sue innumerevoli pubblicazioni prodotte in 50 anni di studioso, professore, teologo, e – più semplicemente – di credente.