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Siamo…”Salvi”. Anzi, no: il Governo torna alla carica per le unioni di fatto
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO – Cambio in corsa, dai “Dico” si passa ai “Cus”. Con un trasformismo degno di far impallidire il miglior Giolitti, la barcollante maggioranza di Governo (?), grazie al senatore Cesare Salvi (nella foto), ha studiato un nuovo provvedimento di Legge per il riconoscimento giuridico delle cosiddette coppie di fatto L’Esecutivo di Romano Prodi. che si regge sui voti dei senatori a vita, o meglio è in vita grazie ad alcuni senatori, è come la torre di Pisa: pende ma non va mai giù. E così ora ci propongono i “Cus”, che il Cardinale Julian Herranz, con brillante intelligenza, ha definito un succedaneo dei “Dico”. Cambia la forma, non la sostanza; anzi, diremmo che la situazione è quasi peggiorata. Intanto perché si parla di contratti. E qui già si rizzano i capelli. Per natura, il contratto è un vincolo con finalità economiche, di lucro: ti dò, tu mi dai; io faccio questo, tu fai quello. Indipendentemente dall’aspetto giuridico, sul quale torneremo a breve, si assiste proprio a quella che i progressisti sempre hanno contestato: la commercializzazione dei sentimenti, cioè la patrimonializzazione. Domanda: se due persone si vogliono bene, che necessità hanno di garantirsi con degli atti di natura legale? Lungi da noi dal giudicare o condannare le coppie omosessuali, ma esse non possono pretendere un riconoscimento di Stato: se vogliono, convivano liberamente sotto lo stesso tetto, ma non chiedano le stesse garanzie che uomo e donna acquisiscono all’atto del matrimonio. Ma torniamo al lato giuridico della faccenda. Se la cosa dovesse andare in porto (ma abbiamo forti dubbi), un Giudice della Repubblica dovrebbe disapplicare, mettendosi il prosciutto sugli occhi, la Costituzione che parla di famiglia come società fondata sul matrimonio tra uomo e donna ed ordinare la trascrizione di un contratto per la disciplina del rapporto tra persone dello stesso sesso. Il quesito sorge spontaneo: chi si assumerà davvero questa responsabilità? Già immaginiamo la pioggia di ricorsi per presunta incostituzionalità. Per l’ennesima volta, da operatori dell’informazione e da cristiani, nel nostro piccolo, non possiamo non richiamare tutti alla serietà. Il Paese ha bisogno di altri interventi, la gente non arriva a fine mese con quel poco che guadagna e il Governo pensa al riconoscimento delle coppie di fatto, pensando di aggirare l’ostacolo trasformando il nome della Legge da “Dico” in “Cus”. A proposito: che “Cus” stia per “Concubini Uniti… Salvi”?
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