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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
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Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
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Il Generale e la cappella del disonore
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La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



La vera Chiesa di Cristo è quella cattolica: la Santa Sede chiarisce una verità storica

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – FAQ: frequently asked questions. Domande frequenti per gli esperti del settore, risposte pronte per i dubbi più ricorrenti. E’ questa l’impressione che lascia una prima lettura del documento delle Congregazione per la dottrina delle Fede pubblicato nel primo giorno di vacanza di Benedetto XVI: “RISPOSTE A QUESITI RIGUARDANTI ALCUNI ASPETTI CIRCA LA DOTTRINA SULLA CHIESA”. Firmato dal Prefetto, il Cardinale William Joseph Levada il 29 giugno, il testo è composto da un paio di paginette in latino e altrettante di note. Un collage di citazioni di documenti conciliari che mettono in chiaro certe affermazioni. Un “ecumenismo che può sembrare paradossale”, si legge nell’articolo di commento senza firma. I temi affrontati sono cinque, come le risposte ad altrettante domande: Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha forse cambiato la precedente dottrina sulla Chiesa? Come deve essere intesa l’affermazione secondo cui la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica? Perché viene adoperata l’espressione “sussiste nella” e non semplicemente la forma verbale “è”? Perché il Concilio Ecumenico Vaticano II attribuisce il nome di “Chiese” alle Chiese orientali separate dalla piena comunione con la Chiesa cattolica? Perché i testi del Concilio e del Magistero successivo non attribuiscono il titolo di “Chiesa” alle Comunità cristiane nate dalla Riforma del 16° secolo? Ecclesiologia ed ecumenismo. La necessità del documento, rivolto a teologi e studiosi non tanto a fedeli e parroci, è chiarita fin dalle prime righe: “La vastità dell’argomento e la novità di molti temi continuano a provocare la riflessione teologica, offrendo sempre nuovi contributi non sempre immuni da interpretazioni errate che suscitano perplessità e dubbi, alcuni dei quali sono stati sottoposti all’attenzione della Congregazione per la Dottrina della Fede. Essa, presupponendo l’insegnamento globale della dottrina cattolica sulla Chiesa, intende rispondervi precisando il significato autentico di talune espressioni ecclesiologiche magisteriali, che nel dibattito teologico rischiano di essere fraintese”. Niente di nuovo, dunque, ma un po’ di chiarezza in più. Come fu già per la Dominus Iesus, firmata  da Joseph Ratzinger e voluta da Giovanni Paolo II, che sollevò diverse polemiche. Ma di fatto il “Concilio Ecumenico Vaticano II né ha voluto cambiare né di fatto ha cambiato tale dottrina (ecclesiologica), ma ha voluto solo svilupparla, approfondirla ed esporla più ampiamente”. E di conseguenza si ribadisce l’unicità delle Chiesa cattolica in quanto in lei sussiste la Chiesa di Cristo. Solo nella Chiesa cattolica quindi esistono quell’insieme di fattori che la rendono pienamente rispondente alla istituzione di Gesù. Con le Chiese sorelle, cioè ortodosse ed orientali, condivide la successione apostolica, cioè che ogni vescovo è legittimo discente degli apostoli in una catena ininterrotta, e l’Eucaristia. Per la piena unità manca soprattutto il riconoscimento del successore di Pietro come capo visibile. Un discorso diverso va fatto per le Comunità della Riforma. Non esiste per loro successione apostolica, nè la stessa fede eucaristica, e tantomeno il riconoscimento di Pietro. Singolarmente, negli ultimi tempi il Papa ha messo in luce nei documenti che il Concilio Vaticano II non è una rivoluzione che ha spazzato via i secoli precedenti di Magistero e Tradizione, e che il post-Concilio non segna una rottura, ma un continuum che rilegge e approfondisce le Verità di sempre. Certo, gli argomenti trattati sono impegnativi e prevedono una preparazione approfondita; e allora sarebbe stato molto meglio – anche per gli oppositori delle altre confessioni – avere una conferenza in Sala Stampa per tutti noi giornalisti che non sempre possiamo avere la laurea in teologia, liturgia, diritto canonico ma che per diletto e per mestiere amiamo confrontarci.