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Vade retro, Sgarbi

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO – Quello della mostra gay di Milano intitolata “Vade retro”, si sta trasformando in qualche cosa di più brutto del Pasticciaccio di via Merulana, nel senso che non si sa chi sia il colpevole tra Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura (?) del Comune e curatore dell’evento di pessimo gusto, e il sindaco Letizia Moratti che, nel frattempo, scoppiate le polemiche, ha deciso di non… decidere sospendendo la mostra e rimettendo tutto nelle mani del Consiglio comunale; proprio come Ponzio Pilato, in questo assomigliando in tutto al suo illustre parente presidente dell’Inter, Massimo, sempre indeciso in tutto. La mostra, inutile girarci attorno, ospita una blasfema, indegna e volgare caricatura gay del Papa, con tanto di anello del pescatore, posa omosessuale e mozzetta. Ciò basta e avanza per una denuncia. La cosa strana, ma non troppo, è che questa mostra e il relativo catalogo siano sponsorizzati da un’amministrazione, quella meneghina, di centro-destra, schieramento politico che in campagna elettorale, a livello nazionale, da sempre cavalca la tigre della difesa del cattolicesimo, del Papa e della Chiesa. Dunque, che dire? Fa benissimo la Lega cattolica antidiffamazione, guidata dal nostro collaboratore Pietro Siffi, ad annunciare azioni legali. E poco importa che Vittorio Sgarbi (nella foto), eccellente critico d’arte (che, peraltro, ultimamente si era distinto per le sue posizioni asostegno della Chiesa e del Romano Pontefice), parli ora di provocazione voluta. I simboli religiosi, di qualunque confessione, sono sacri e vanno rispettati. Ci chiediamo che cosa sarebbe successo se avessero oltraggiato Maometto, o se si fossero burlati di Buddha o di Enrico VIII o del Patriarca di tutte le Russie o di Lutero. Dopo il recente pronunciamento della Congregazione per la dottrina della fede, i paladini dell’ecumenismo “fai da te” hanno parlato di atteggiamento prevaricatore della Chiesa; oggi questi paladini della fratellanza non dicono,o almeno non l’abbiamo sentita,c una sola parola in difesa del Papa. E’ questo l’ecumenismo che vogliono? Noi cattolici di certo non vogliamo la censura, ma rispetto, rispetto e ancora rispetto per il Papa come per qualsiasi altro simbolo religioso (anche se per noi l’amato SantoPadre è molto più di un semplice simbolo ma il faro della nostra Fede). E, per favore, basta con le carnevalate: la Nazione ha bisogno di politici che facciano il loro lavoro seriamente. Perciò, vade retro, Sgarbi.