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La vera battaglia
di Mauro Bontempi
CITTA’ DEL VATICANO – «In noi e nel nostro mondo (agisce un) agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza. Un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore […]. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla (questa efficienza, ndr) esistente; oppure chi ne fa un principio a sé stan-te, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio». A pronunciare tanto accorate parole non è un santo predicatore dell’età pre-moderna, raffigurato, nell’immaginario collettivo, con il volto indurito e invecchiato dalle avversità dell’eremitaggio e da lunghe penitenze corporali, i cui occhi vispi e profondi illuminati dalla fede nel proprio Dio, affascinano e conquistano. È il colto e riflessivo Servo di Dio Paolo VI a parlare, durante l’udienza generale del 15 novembre 1972. Uno shock per tutti coloro che, anche nel gregge di Cristo, avevano annacquato la figura del Maligno ritenendola «una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica della cause ignote dei nostri malanni». «Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel Tempio di Dio». Affermazioni terribili, tanto più se proferite dal Vicario di Cristo. L’accerchiamento del Maligno fuori e dentro la Chiesa di Cristo sembra opprimente. Lo spirito e gli esiti del Concilio sembrano essere inficiati da un’atmosfera torbida e inquietante. Con uno sfogo orante, il Pontefice denuncia la situazione e rilancia la sfida che la Chiesa e Papi del XX secolo hanno apertamente ingaggiato contro il Maligno. Molti sedicenti intellettuali, anche di matrice cattolica, aggrottarono le ciglia in quei giorni e continuano a guardare con distacco ancor oggi, i continui riferimenti che i Successori di Pietro rivolgono alla presenza attiva del Maligno nel Mondo. La nostra cultura figlia dei Lumi (spesso, “Lumini”) si sarebbe ormai affrancata da figure e luoghi immaginari come Satana e l’Inferno: miti e leggende dei secoli bui («l’età che ha segnato d’incancellabile impronta cristiana il volto dell’Europa», rettifica Chaboad e corrobora con i suoi studi Duby). A pensare bene anche Adamo ed Eva sostenevano una posizione simile. È dell’inizio di luglio (ma pare che l’evento risalga al mese di aprile) la notizia che un gruppo di studenti maggiorenni di un scuola superiore di Rovigo, con la complicità ed il sostegno del resto della classe, abbia compiuto atti sacrileghi contro il crocefisso della propria aula, sbeffeggiato, preso a bastonate fino ridurlo a pezzi. Il tutto ripreso attraverso videofonini e riversato su You Tube. Una bravata, la mancanza di valori e punti di riferimento, il disagio giovanile: giudizi non scorretti ma incapaci di scendere nelle profondità più oscure dell’atto. Un semplice sillogismo può aiutare a capire meglio. Alla base del gesto, tutti i giudizi denunciano il gran vuoto interiore degli autori. Orbene, se il vuoto è l’assenza del tutto e il Tutto, ultimamente, è Dio, il Vuoto è quindi il Non-Dio: è il Maligno. Non è un alibi, né l’annullamento del libero arbitrio credere nell’esistenza di Satana. Vorrebbe dire che il peccato è imputabile in solido (come dicono i giuristi) a Satana e l’umanità risulterebbe sempre assolta. Così come Cristo ha affrontato e battuto il male, così anche la Chiesa tutta, consacrati e laici, è chiamata a riconoscere la presenza del Male all’interno e all’esterno delle proprie “mura”, a mantenere alta la guardia, a combattere la giusta battaglia le cui armi sono l’affidamento a Dio nella preghiera e la testimonianza nell’azione.
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