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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
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Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
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Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
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Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
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Il Generale e la cappella del disonore
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La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
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Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Anche sulla Messa in latino, il Papa è profeta in Patria

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – E’ solo all’undicesimo posto, vero, ma Angela Merkel è al trentesimo. Così i tedeschi valutano l’affidabilità di Papa Benedetto XVI. Prima di lui, la regina di Svezia e in pole position Guenther Jauch, il conduttore germanico di “Chi vuol essere milionario”. La classifica della fiducia è pubblicata nell’edizione domenicale di “Bild”, giornale popolare tedesco che viene letto in moltissime famiglie. Il Papa tedesco guadagna posizioni nella stima dei connazionali che non lo hanno molto amato da Cardinale, e anzi supera di gran lunga il Cardinale Lehmann che si aggiudica solo la trentaquattresima posizione. Differenza anche per est e ovest della Germania. In occidente, il 63% si fida di Joseph Ratzinger, mentre ad oriente solo il 37%. Ultimi  resti del regime? Da notare che sono soprattutto i giovani trai 14 e i 29 anni che stimano Papa Benedetto e si fidano di lui: effetto GMG? Singolare anche che il Cancelliere Federale Angela Merkel non sia conosciuta da tutti gli intervistati, mente il Papa sì. E sono solo altri cinque ad essere nella rosa dei “famosi”: Beckenbaur, Schroeder, Stoiber, e altri due tedeschi, un politico e un musicista. Non solo. Sempre nella edizione domenicale di “Bild”, un editoriale firmato da Peter Hahne mette in luce la scelta positiva di un maggior spazio del latino nella Chiesa Cattolica. Il giornalista, che si dichiara protestante, plaude al Motu Proprio di Benedetto, anche se non afferra il vero senso del documento e lo legge solo come un ritorno all’uso del latino nelle parrocchie. Ma di fatto vede il latino come una lingua della globalizzazione della fede cattolica. “Per alcuni è una ricaduta nel medioevo, per altri è una risposta convincente alla globalizzazione -scrive Hahne. Come protestante non voglio emettere giudizi sul Papa e sulla spettacolare correzione dei suoi predecessori, ma una cosa Benedetto XVI l’ha sicuramente fatta: ha resuscitato una lingua da molto tempo dichiarata morta sottolineando così che il latino è una lingua globale ed universale che unisce il mondo e che aiuta a capire ed imparare altre lingue”. Insomma, in Germania Papa Benedetto sta acquistando consensi da giovani e protestanti che, anche se con qualche imprecisione, leggono la modernità del Papa. Un successo della politica della chiarezza che il Papa conduce dall’inizio del sua ministero.