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L’Onnipotenza di Dio è l’Onnipotenza dell’Amore
del Cardinale Angelo Comastri

L’inferno esiste ed è eterno
di Maurizio Fois

Quando l’Eucaristia è vittima dei satanisti
di Stefano Cropanese

Gli Ordini dei Canonici Regolari: numeri e abiti
di Daniele Di Sorco

Sul valore teologico del Concilio Vaticano II
di Don Curzio Nitoglia

Se anche le altre religioni recitassero il ‘mea culpa’
di Sergio Rolando

Il Generale e la cappella del disonore
di Gianluca Barile

La Grazia e il Peccato, nostro pane quotidiano
di Luciano Nicastro

Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



La discrezione del Papa e il protagonismo di alcuni chiacchieroni in talare

di Fra’ Sistino

CITTA’ DEL VATICANO – Nel nostro piccolo convento c’è una regola d’oro: il silenzio. Una regola che dovrebbero seguire a mio avviso molti monsignori, che minvece di far uscire “spifferi”, potrebbero aiutare il Popolo di Dio a capire. Anche il nostro Papa deve pensarla così. “Notizie e giudizi fatti senza sufficiente informazione hanno creato non poca confusione. Ci sono reazioni molto divergenti tra loro che vanno da un’accettazione gioiosa ad un’opposizione dura, per un progetto il cui contenuto in realtà non era conosciuto”. Così scrive Benedetto nel suo Motu proprio per la liberalizzazione del Messale di San Pio V e molti penseranno che sono i “soliti giornalisti” ad aver dato anticipazioni inopportune. Ma si sa che il lavoro della stampa è di dare notizie. Ma chi dà le notizie alla stampa? E soprattutto perché? E come? E’ un problema antico. Il rischio è che la stampa stessa venga manipolata da fazioni rivali che purtroppo credono che la Chiesa sia un’arena dove si combatte per vincere. E il Popolo di Dio che spazio ha, che attenzione ha? Credo nessuna o pochissima. Così, ad esempio, sarebbe stato più utile che invece di “spifferare” anticipazioni, i monsignori del Vaticano avessero fornito spiegazioni sulla Riforma Liturgica, sulle differenze e i punti in comune tra i messali, sulle regole canoniche, sulle forme stesse delle preghiere. E magari, dopo la pubblicazione del Motu proprio sarebbe stata opportuna una conferenza per i giornalisti, per renderli più capaci di dare informazioni utili e complete. Non credo che il Papa non ami i mass-media. Credo piuttosto che non ami il protagonismo. Già, il protagonismo: una malattia molto diffusa nella Chiesa. Preghiamo, fratelli, perché possiamo trovare la cura.