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Tre anni per sapere se piace davvero il ritorno all’antico

di Angela Ambrogetti

CITTA’ DEL VATICANO – Basterà aspettare tre anni. Poi si vedrà chi avrà avuto ragione, se i “tradizionalisti”, gli appassionati di una liturgia un po’ demodè ma non contraria al Concilio, oppure i “modernisti” ad oltranza, che magari dopo aver reso sciatta la bellissima liturgia delle riforma conciliare, ora non sanno come correre ai ripari. Tre anni, appunto, dopo i quali il Papa chiederà conto a Vescovi e parroci del loro lavoro. Perché in fondo ora tocca  a loro capire se il messale del ‘62 è più utile al bene delle anime e alla unità della Chiesa piuttosto di quello del ‘70, naturalmente bene applicato. Ecco il punto dolente per molte comunità parrocchiali: è stata davvero usata, amata, spiegata la bellissima liturgia del messale di Paolo VI? Per Papa Benedetto la risposta è no. “In molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del nuovo Messale, ma esso addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile. Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa”. Chiarissimo. E del resto chi pratica le messe parrocchiali, le celebrazioni dei sacramenti, gli incontri di movimenti e gruppi sa benissimo che fin troppo spesso si aggiunge o toglie qualcosa in una Messa, come se la liturgia fosse uno spettacolo da perfezionare e il messale solo un canovaccio. Dimenticando spesso la ricchezze delle preghiere eucaristiche, ad esempio, che nel messale del ‘70 sono diverse, oltre al canone romano comunque ancora in uso e che è lo stesso del messale del ‘62. E’ solo un esempio. Insomma, la responsabilità di questo Motu proprio che tanto ha e farà scalpore non è tanto nella voglia di antico, di pre-cCncilio di alcuni. Assolutamente discutibile. Quanto nella incapacità di applicare la ricca e bellissima liturgia nata dalla riforma e dal Vaticano II. Un pezzo in più del Concilio Vaticano II di cui non abbiamo compreso la grandezza. Parafrasando il Vangelo forse si potrebbe dire che “per la durezza dei nostri cuori”, i Papi hanno dovuto concedere spazio alla liturgia più antica anche se meno ricca, bella, partecipativa e viva. Non lo abbiamo capito, ed ora i più giovani pensano che prima fosse meglio. A noi fedeli, ai parroci ai Vescovi far capire quanto sbagliano. Aspettiamo tre anni, ma non con le mani in mano.