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Nessun numero fisso di richiedenti e maggiori poteri al Parroco: dal 14 settembre la strada sarà più comoda per i cattolici tradizionalisti

di Gianluca Barile

CITTA’ DEL VATICANO – Per quanto riguarda la pubblicazione del motu proprio sulla liberalizzazione del Messale di San Pio V, così come modificato da Giovanni XXIII (cioè senza la preghiera per i “perfidi giudei”), l’attenzione di molti osservatori si è giustamente e largamente incentrata sulla figura del Vescovo diocesano, Ordinario e Pastore della Comunità. Se da una parte il Vescovo perde qualcosa dal punto di vista discrezionale, dall’altra (come riportiamo in un ulteriore approfondimento a firma di Bruno Volpe) la riguadagna con gli interessi, diventando arbitro nel caso di disguidi tra i fedeli che chiedono la celebrazione di una Messa in latino e il Parroco che gliela nega. E’ del tutto evidente, quindi, che il motu proprio, rispetto al passato, pone maggiori responsabilità decisionali a carico dei Parroci. D’altro canto, il documento fortemente voluto da Benedetto XVI non menziona un numero minimo di richiedenti ma affida proprio al sacerdote titolare della Chiesa il compito di valutare le istanze e le circostanze in cui esse vengono avanzate. Dunque, nessuna quota obbligatoria per chiedere lo svolgimento della cerimonia Eucaristica in latino (sinora dovevano fare espressa richiesta almeno in 30); nessuna richiesta da inoltrare al Vescovo diocesano (sinora obbligatoria) e nessun diniego immotivato da parte del Parroco (questi potrà dire no solo in casi eccezionali, e comunque l’ultima parola spetterà al Vescovo in caso di “ricorso” della Comunità). Le nuove direttive entreranno in vigore a partire dal 14 settembre, e dopo un periodo di “rodaggio” di 3 anni, i Vescovi saranno chiamati a relazionare alla Santa Sede (cosa che potranno fare per tramite della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” anche prima, nel caso in cui non riescano a sanare le eventuali fratture tra fedeli tradizionalisti e sacerdoti eccessivamente restrittivi). L’impressione, dall’analisi attenta del motu proprio, è che il Santo Padre abbia voluto facilitare il più possibile il cammino dei cattolici tradizionalisti, sulla strada dei quali ha praticamente eliminato ogni ostacolo per chiedere ed ottenere di poter partecipare alla celebrazione dell’antico e suggestivo rito tridentino.