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di Padre Antonio Rungi



E il Pontefice scomunicò la Liturgia deformata “al limite del sopportabile”

di Arcangelina

CITTA’ DEL VATICANO – In molti luoghi si è arrivati a “deformazioni della Liturgia al limite del sopportabile”: è il duro monito che Papa Benedetto XVI inserisce in un passaggio della lettera ai vescovi che accompagna il Motu proprio “Summorum pontificum”. Parlando degli eccessi liturgici, il Santo Padre rigetta quelle interpretazioni del Concilio Vaticano II per cui il nuovo Messale “addirittura veniva inteso come un’autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività”. E aggiunge: “Parlo per esperienza, perché ho vissuto anch’io quel periodo con tutte le sue attese e confusioni. E ho visto quanto profondamente siano state ferite, dalle deformazioni arbitrarie della Liturgia, persone che erano totalmente radicate nella fede della Chiesa”. Un passaggio molto intimo e confidenziale, questo, in cui il Papa sembra far sue quelle “ferite” per un modo di trattare la Liturgia irriguardoso. Più avanti c’è poi un suggerimento che è quasi una raccomandazione: “Nella celebrazione della Messa secondo il Messale di Paolo VI potrà manifestarsi, in maniera più forte di quanto non lo è spesso finora, quella sacralità che attrae molti all’antico uso”; quindi invita a “celebrare con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo Messale” (di Paolo VI). E nella Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis affermava che “le difficoltà ed anche taluni abusi rilevati, è stato affermato, non possono oscurare la bontà e la validità del rinnovamento liturgico, che contiene ancora ricchezze non pienamente esplorate” e invitava a mettere “in evidenza le grandi ricchezze dell’Ordinamento Generale del Messale Romano e dell’Ordinamento delle Letture della Messa”. Ma che l’aspetto liturgico sia molto caro a Benedetto XVI non è cosa nuova. Questo “amore” risale ai tempi in cui l’attuale Pontefice era ancora “solo” il Cardinale Joseph Ratzinger. Tracce del suo pensiero sulla liturgia si possono trovare nei numerosi libri, discorsi e interviste che hanno accompagnato da sempre la sua vita. In particolare ci sono due testi e un discorso del 2001 che entrano direttamente in merito al problema toccato dal Motu proprio. Sosteneva Ratzinger in una conferenza su “La teologia della liturgia” tenuta all’Abbazia di Fontgombault: “Una cosa dev’essere chiara: la liturgia non dev’essere un terreno per sperimentare ipotesi teologiche. Troppo rapidamente in questi ultimi decenni, le concezioni di alcuni periti sono entrate nella pratica liturgica (…). La liturgia non è l’espressione della coscienza di una comunità, del resto sparsa e mutevole. Essa è la rivelazione accolta nella fede e nella preghiera”. In “Dio e il mondo”, scritto a colloquio con Peter Seewald, c’è un paragrafo dedicato alla Liturgia, in cui il Cardinale Ratzinger, tra le altre cose, ammoniva: “Non possiamo però fare a meno di constatare oggi l’esistenza di forti tendenze che concepiscono la liturgia come un meccanismo smontabile e rimontabile arbitrariamente, il che è incompatibile con l’essenza della liturgia”. E aggiungeva: “C’è bisogno come minimo di una nuova consapevolezza liturgica che sottragga spazio alla tendenza a operare sulla liturgia come se fosse un oggetto della nostra abilità manipolatoria. Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da se stessi la Liturgia domenicale (…) La cosa più importante oggi è riacquistare il rispetto della Liturgia”. E nello stesso paragrafo affermava: “Per una retta presa di coscienza in materia liturgica è importante che venga meno l’atteggiamento di sufficienza per la forma liturgica in vigore fino al 1970. Chi oggi sostiene la continuazione di questa Liturgia o partecipa direttamente a celebrazioni di questa natura, viene messo all’indice. Nella storia non è mai accaduto niente del genere; così è l’intero passato della Chiesa a essere disprezzato. Non capisco nemmeno, ad essere franco, perché tanta soggezione, da parte di molti confratelli vescovi, nei confronti di questa intolleranza, che pare essere un tributo obbligato allo spirito dei tempi, e che pare contrastare, senza un motivo comprensibile, il processo di necessaria riconciliazione all’interno della Chiesa”. Parole profetiche, alla luce del Motu Proprio e della lettera che lo accompagna, che se pure con toni diversi, non è meno chiara e incisiva. E nella “Introduzione allo spirito della Liturgia” Ratzinger scriveva: “Oggi sembra assurda una ‘celebrazione verso la parete’ o ‘un mostrare le spalle al popolo’. Ma con la celebrazione versus populum si è introdotta una clericalizzazione quale non si era mai data in precedenza. Ora, infatti, il sacerdote (…) diventa vero e proprio punto di riferimento di tutta la Celebrazione (…). L’attenzione è sempre meno rivolta a Dio (…) . L’atto con cui ci si rivolgeva tutti verso oriente non era ‘celebrazione verso la parete’, non significava che il sacerdote ‘volgeva le spalle al Popolo’ (…) si tratta piuttosto di uno stesso orientamento del sacerdote e del popolo, che sapevano di camminare insieme verso il Signore”.