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Il Vescovo non sarà notaio ma arbitro

di Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO – Alla vigilia della pubblicazione del Motu Proprio, i soliti profeti di sventura avevano paventato la possibile riduzione del potere del Vescovo diocesano nell’ambito delle procedure per giungere nelle singole parrocchie alla celebrazione della Messa tridentina. Leggendo il documento a firma di Benedetto XVI, è apparso subito evidente che chi sosteneva questa tesi si sbagliava. Intanto è opportuno ricordare che il Vescovo è Pastore di anime e non una entità onnipotente; da qui l’amara considerazione del Papa sul fatto che molti prelati abbiano tenuto in questi decenni un atteggiamento di chiusura verso i fedeli tradizionalisti. Ciò premesso, torniamo a concentrarci sul nuovo ruolo del Vescovo diocesano. Effettivamente, la grande novità sta nell’articolo 2 del Motu Proprio: non ci sarà più bisogno della dispensa del Vescovo per celebrare secondo il rito tridentino, e la decisione del Pontefice appare davvero frutto di democrazia e libertà. Ma il Vescovo, secondo l’articolo 5 dello stesso documento, ha il grande e non facile compito di armonizzare i conflitti tra fedeli tradizionalisti e fedeli legati al “Novus Ordo”. Si tratta di una responsabilità di grande rilievo, per nulla, come ha malignamente osservato qualcuno sin dal trapelare delle prime indiscrezioni, notarile. Ma non solo. Il Papa, all’articolo 7, invita il Vescovo diocesano ad esaudire generosamente e “vivamente” le esigenze dei tradizionalisti (e quì si nota la garbata  sottolineatura di Benedetto XVI per prevenire le restrizioni eccessive di alcuni zelanti prelati che in passato si sono mostrati troppo severi con i tradizionalisti) e all’articolo 8 garantisce la piena tutela ai Vescovi qualora, per circostanze particolari, non fossero in grado di  disciplinare o regolamentare situazioni e conflitti; in tal caso, i prelati in cura d’anime nelle Diocesi dovranno rivolgersi alla Commissione Ecclesia Dei direttamente in Vaticano. Quindi, se da un lato si diminuisce il potere del Vescovo sull’autorizzazione diretta per la celebrazione della Messa tridentina, dall’altro se ne sottolinea l’importanza di arbitro imparziale e pacificatore. Ecco: il Vescovo non sarà un notaio, ma un arbitro. Una bella e significativa novità.