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del Cardinale Angelo Comastri

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di Maurizio Fois

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Lettera a un seminarista
di Andrea Maniglia

Pompei, dove la Madonna appare ai cuori
di Padre Antonio Rungi



Una mano tesa ai lefebvriani. Che si dicono grati e soddisfatti

di Alberto Giannino

CITTA’ DEL VATICANO – Il motu proprio di Benedetto XVI che  liberalizza l’uso del messale di San Pio V (nella forma aggiornata da Giovanni XXIII nel 1962, cioe’ con l’esclusione dell’espressione “perfidi giudei”) rappresenta una mano tesa verso i cattolici tradizionalisti seguaci di Monsignor Marcel Lefebvre. In questo senso, la sofferta decisione del Papa (il documento era atteso da un anno mezzo, cioe’ da quando il Santo Padre lo aveva personalmente annunciato al Concistoro straordinario, a pochi mesi dall’udienza concessa a Castelgandolfo al successore di Lefebvre, Monsignor Bernard Fellay) va ben oltre la materia specifica della liturgia. Infatti all’origine della pagina dolorosa che nel 1988 ha portato alla scomunica di Lefebvre c’e’ l’interpretazione, su fronti opposti, del Concilio Vaticano II come il momento di una rottura con la Tradizione e il punto di partenza di una nuova Chiesa, una lettura che Papa Benedetto XVI ha sconfessato pubblicamente fin dall’inizio del suo Pontificato. Valoroso missionario, Monsignor Lefebvre (nella foto) negli anni ’50 era stato delegato apostolico per l’Africa francofona e poi arcivescovo di Dakar, in Senegal, meritandosi stima e riconoscenza da parte della Santa Sede e delle chiese locali a lui affidate. Durante il Concilio, proprio in nome della sua esperienza di evangelizzatore, il vescovo francese si era opposto su molti punti alle decisioni della maggioranza, contestando in particolare le affermazioni a favore della liberta’ religiosa, nelle quali egli vedeva il rischio che si arrivasse a negare l’unicita’ di Gesu’ e la missione apostolica della Chiesa. La vera frattura inizia negli anni ’70, quando il presule reagisce con la disobbedienza al vento delle innovazioni liturgiche. Attirati da una formazione piu’ tradizionale di quella che offrivano i seminari in quel momento, numerosi giovani avevano aderito alla sua Fraternita’ San Pio X, prima approvata dal vescovo di Sion e poi eretta canonicamente nella diocesi di Losanna-Ginevra-Friburgo, quando una visita canonica ingiunge a Monsignor Lefebvre di chiarire la propria posizione sul Concilio e la riforma liturgica. Nel 1975 una commissione cardinalizia gli ordina di non procedere a ulteriori ordinazioni sacerdotali, ma Lefebvre, nonostante gli ammonimenti romani, l’anno dopo ordina ugualmente tredici sacerdoti ed e’ sospeso a divinis. Nel 1978, quando muore Paolo VI, la Fraternita’ e’ in stato di disobbedienza, ma non ancora di scisma. Giovanni Paolo II incarica il Cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Dottrina della Fede, di trovare un’intesa, che al futuro Papa sembra possibile a partire dalla constatazione che per secoli tanti santi e la Chiesa intera si erano avvicinati al Signore con le formule dell’antica liturgia. Nel giugno 1988 viene sottoscritto un accordo che avrebbe consentito alla Fraternita’ di celebrare la messa secondo il rito detto “di san Pio V”, ma improvvisamente Monsignor Lefebvre decide di non farne nulla e procede alla consacrazione senza permesso di quattro vescovi che incorrono con lui nella scomunica. Concelebra con Lefebvre il vescovo brasiliano di Campos, Monsignor Castro Mayer, che porta con se’ nello scisma l’intera diocesi.– ‘Compiacimento” e ”viva gratitudine”, senza pero’ trascurare ”le difficolta’ che ancora sussistono”. Cosi’ i seguaci dell’arcivescovo Marcel Lefebvre accolgono il Motu Proprio ”Summorum Pontificum” con cui Benedetto XVI ha ristabilito nei suoi diritti la messa tridentina, ”affermando con chiarezza che il Messale Romano promulgato da san Pio V non e’ mai stato abrogato”. ”La Fraternita’ Sacerdotale San Pio X – afferma in una nota il superiore generale, Monsignor Bernard Fellay – si compiace di vedere che la Chiesa ritrova cosi’ la sua Tradizione liturgica, donando ai sacerdoti ed ai fedeli che fino a questo momento ne erano stati privati la possibilita’ di accedere liberamente al tesoro della Messa tradizionale per la gloria di Dio, il bene della Chiesa e la salvezza delle anime. Per questo grande beneficio spirituale, la Fraternita’ San Pio X esprime al Sommo Pontefice la sua viva gratitudine”. La lettera che accompagna il Motu Proprio – sottolinea Fellay – ”non nasconde tuttavia le difficolta’ che ancora sussistono” e la Fraternita’ San Pio X ”auspica che il clima favorevole instaurato dalle nuove disposizioni della Santa Sede permetta – dopo il ritiro della scomunica che colpisce ancora i suoi vescovi – di affrontare con piu’ serenita’ i punti dottrinali in questione”. Il rappresentante dei lefebvriani conclude sottolineando che ”la legge della liturgia e’ quella della fede”. ”Nella fedelta’ allo spirito del nostro fondatore, Marcel Lefebvre – osserva -, l’attaccamento della Fraternita’ San Pio X alla liturgia tradizionale e’ indissolubilmente unito alla fede professata ‘sempre, ovunque e da tutti”’.