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Intervista esclusiva ad Andrea Tornielli. “Anche Wojtyla era favorevole al messale tridentino”

Dall’inviato

Bruno Volpe

MILANO – L’appuntamento con quello che oggi è senza ombra di dubbio uno dei più validi e apprezzati vaticanisti italiani è a mezzogiorno sotto la sede de “il Giornale”, in via Negri, a due passi dalla sede della Borsa di Milano. Il tempo di salutarci e saliamo su, in ufficio. La scrivania di Andrea Tornielli, che negli anni è riuscito a farsi apprezzare anche come fine scrittore e ricercatore storico di verità sulla Chiesa, è a ferro di cavallo, di colore nero, ed incastonata in un’atmosfera ovattata, quasi da convento e non da redazione di un quotidiano. Terminati i convenevoli, giunge ben presto il momento dell’intervista. Tornielli, che pensa dell’imminente Motu Proprio del Papa in tema di liberalizzazione della Messa di San Pio V? “E’ una decisione che va letta in una prospettiva storica. In effetti, nella storia della Chiesa mai è avvenuto che un rito ortodosso e secolare venisse proibito in assoluto”. Però il messale tradizionalista non è mai stato abolito… “Vero. Direi che Benedetto XVI vuole dare compimento alla volontà del Servo di Dio Giovanni Paolo II, che  per primo aveva concesso uno speciale indulto invitando i Vescovi ad essere generosi con i tradizionalisti. Una generosità che non si era potuta adempiere a causa dell’ostilità di numerosi Pastori”. Che pensa, dunque, del Motu Proprio? “E’ un atto di libertà che aiuta a far sentire a casa i tradizionalisti. Era quasi paradossale che in certe diocesi il Vescovo concedesse le chiese agli ortodossi e le negasse ai tradizionalisti”.