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Il Concilio di Trento, una pietra miliare nella storia della Chiesa
di Bruno Volpe
Quando si parla di Messa tridentina e di San Pio V sorge quasi spontaneo pensare al Concilio di Trento. Ma in quanto a San Pio V, non vi è nulla di più errato. Egli, infatti, fu Papa post-tridentino e neanche partecipò ad una sola seduta del Concilio. L’assemblea di Trento, tappa fondamentale nella storia della Chiesa, ha rappresentato il Concilio ecumenico numero 19. Doveva tenersi a Vicenza, ma una serie di circostanze lo “portarono” a Trento, con la presenza di pochissimi prelati, la maggior parte dei quali italiani. Durò, con varie interruzioni, dal 1545 al 1563, e si trattò di un Concilio che letteralmente salvò una Chiesa agonizzante, spinta da un lato dalla riforma luterana e dall’altro dal calvinismo. I frutti del Concilio di Trento possono schematicamente riassumersi nella stesura ufficiale della Bibbia secondo la Vulgata, nella decisione storica che i vescovi dovevano risiedere nella loro diocesi, nell’istituzione del breviario, nell’elaborazione di un messale (quello tridentino riliberalizzato da Benedetto XVI) che dette alla liturgia il senso dell’universalità e quindi della cattolicità, nella redazione di un catechismo definito tridentino e del libro dell’Indice, cioè un elenco di testi che non andavano assolutamente letti dai cattolici. Figura dominante del Concilio di Trento, fu un uomo di straordinaria importanza nella storia eccclesiastica, San Carlo Borromeo, diventato successivamente Arcivescovo di Milano E’ dunque oppoeruno valutare con la dovuta attenzione il Concilio di Trento, calandolo nella storia del tempo senza giudizi di condanna frettolosi (un errore che, purtroppo, commettono in tanti). Basti pensare che senza il Concilio di Trento, la Chiesa probabilmente sarebbe stata sopraffatta dalla riforma protestante. Questo grande Concilio, quindi, va letto e interpretato con massimo rispetto essendo stato una pietra miliare nel cammino della Chiesa universale di Cristo.
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