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La rimpatriata di Sepe con gli amici del seminario: “Che ‘a maronn c’accumpagn”

di Gianluca Barile

BATTIPAGLIA (SALERNO) – C’è chi è rimasto un “semplice” curato di campagna e chi ha deciso di diventare missionario; chi ha fatto carriera sino ad essere nominato Vescovo e chi addirittura Cardinale. E’ la storia del gruppo di giovani che nel 1967 venne ordinato dopo gli studi nell’allora seminario regionale di Salerno. Quarant’anni dopo, quei “ragazzi” hanno deciso di rincontrarsi. A Battipaglia, per la precisione, dove hanno dato vita ad una solenne e al tempo stesso festosa rimpatriata. Invitato d’eccezione, lui, quel giovanotto di Carinaro (Aversa) sempre un po’ più in carne degli altri che proprio non riusciva ad imparare il latino alla perfezione. Sì, proprio lui, quello che ha fatto più strada di tutti, l’attuale Arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe, Principe di Santa Romana Chiesa, diplomatico di lungo corso, fidato collaboratore del Servo di Dio Giovanni Paolo II, organizzatore del grande Giubileo del 2000, chiamato da Benedetto XVI a rilanciare la Diocesi partenopea dopo un decennio di stallo. Sono le 10.50 quando il Cardinale, accolto dall’Arcivescovo Metropolita di Salerno-Campagna-Acerno, Monsignor Gerardo Pierro, raggiunge con la scorta la piccola Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Belvedere. La rimpatriata avviene lì perché l’idea di rivedersi 40 anni dopo è stata del Parroco, Don Ludovico Bisogno. A fare gli onori di casa, le autorità civili e militari, l’Onorevole Francesco Manzi, e tanti fedeli, benché l’incontro pare dovesse restare il più riservato possibile. Naturalmente, noi di “Petrus” non potevamo mancare. C’è anche Monsignor Mario Milano, Vescovo di Aversa e anch’egli compagno di studi del Cardinale. Sepe, indossati i paramenti liturgici, attraversa il lungo corridoio che conduce all’altare. La mole è imponente, e la mitria e il Pastorale rendono la cerimonia ancora più suggestiva. L’Arcivescovo Pierro dona al Cardinale un orologio d’oro e loda la sua opera al servizio della Chiesa universale e di Napoli; Sepe ringrazia e benedice tutti, ricorda gli anni trascorsi in seminario, gli Arcivescovi dell’epoca, e poco prima di concludere dice: “L’augurio più grande che faccio a me e a voi tutti è di rivederci in salute come oggi tra 40 anni”. Parte un grande applauso, ma il più bello deve ancora arrivare. Perché prima di lasciare il presbiterio, il Cardinale saluta i fedeli con la frase che ha caratterizzato, il 30 Giugno del 2006, il suo ingresso a Napoli: “ E che ‘a maronn c’accumpagn” (E che la Madonna ci accompagni). Applausi scroscianti e sorrisi a 32 denti per il porporato. All’uscita dalla Chiesa, lo attendono grandi e piccini. Sepe non si nega a nessuno; per i bambini e gli anziani, poi, ha gesti e parole ricchi di calore come la giornata (35 gradi all’ombra). Fatte le foto di rito (quella che vedete ritrae il gruppo di amici ritrovatisi dopo 40 anni), giunge il momento di andare al ristorante. E anche lì, naturalmente, “Petrus” non può mancare. Il Cardinale siede al centro della grande tavolata, tra il simpaticissimo Monsignor Pierro e l’altrettanto allegro e festante Monsignor Milano. Menù a base di pesce, con due antipasti, due primi, e una bella torta celebrativa. L’Arcivescovo di Napoli – e si vede – è una buona forchetta, ma è in ottima compagnia. Ride, scherza, ricorda aneddoti con tutti. Poi noi di “Petrus”, tra una posata e l’altra, gli facciamo una domanda a trabocchetto. Ma il Cardinale non cade nel tranello. “Eminenza – gli diciamo -, Lei oggi è a Battipaglia, la città della mozzarella; ecco, sia sincero, quale preferisce tra la mozzarella di Battipaglia e quella della sua Aversa?”. I commensali ridono, Sepe, forchetta in pugno (nel menù di mare erano stati appena inseriti dei bocconcini di bufala in onore dell’illustre ospite), non tentenna un secondo: “Mi adatto alle circostanze: a Battipaglia preferisco quella di Battipaglia, ad Aversa quella di Aversa, l’importante è che la mozzarella non manchi mai a tavola”. Si vede che Sua Eminenza è stato anche abile diplomatico. Ma si è fatto tardi, il Cardinale deve ripartire alla volta di Napoli, lo attendono per un’altra cerimonia. Baci, abbracci e pacche sulle spalle per tutti i suoi confratelli, per quei ragazzi del ’67 che si vogliono bene esattamente come 40 anni fa.