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Era una spia il cameriere di Benedetto XV. In un libro, la storia di Rudolph Gerlach

A cura della Redazione

CITTA’ DEL VATICANO – Negli anni della Grande Guerra, accanto a Benedetto XV – il ”Pontefice della pace” a cui si e’ ispirato Joseph Ratzinger al momento di salire sul trono di Pietro – agiva un giovane e potente prelato tedesco al servizio dell’Austria. Si chiamava Rudolph Gerlach, cameriere segreto di Papa Giacomo Della Chiesa. Protetto dall’affetto e dalla fiducia incondizionata di Benedetto XV (nella foto), l’uomo dirigeva dalle stanze dello stesso appartamento papale la rete di spionaggio a favore degli Imperi centrali e contro l’Italia. La polizia italiana riusci’ ad identificarlo e ad emettere contro di lui un mandato di arresto. Per evitare scandali ed una crisi gravissima nei rapporti gia’ tesi tra Santa Sede e Stato italiano, il giovane venne tuttavia fatto fuggire. Fu condannato in contumacia all’ergastolo, ma mai perse l’appoggio e la protezione del Papa. A narrare la storia, degna di un romanzo thriller ricco di colpi di scena ed emozioni, e’ il libro del giornalista-saggista Annibale Paloscia, che, con il rigore e la documentazione di un cronista di razza e lo stile accattivante di una spy-story, ricostruisce, dal prologo alla morte dei protagonisti, uno degli intrighi piu’ oscuri e sconosciuti tra Italia e Vaticano. Gli antefatti si svolsero all’Accademia dei nobili ecclesiastici a Roma, dove il Rudolph’, nato in Baviera nel 1885, divenne rapidamente lo studente prediletto del Professor Della Chiesa il quale, una volta divenuto Papa, lo chiamo’ in Vaticano come ‘cameriere segreto’, un ruolo di cerimoniere della Casa pontificia. ”Per la Corte Papale – scrive Paloscia – contavano i suoi eccellenti rapporti con le case imperiali di Vienna e Berlino, le cui generose donazioni ripianavano i bilanci del Vaticano”. Dall’interno della citta’ leonina, Gerlach, tramite una rete di informatori spesso doppio-giochisti, mandava informazioni a Berna, in Svizzera, alla sede dell’Evidenzbureau, la regia unificata dello spionaggio austro-germanico. Il giovine Monsignore gestiva anche fondi per finanziare giornali e gruppi di pressione che reclamavano la neutralita’ dell’Italia. Benedetto XV – come risulta dalla testimonianza del barone Carlo Monti, intermediario ufficioso tra governo italiano e Santa Sede, all’epoca privi di rapporti diplomatici – cerco’ di evitare ad ogni costo che il governo Salandra-Sonnino entrasse in guerra contro gli Imperi centrali. Tanto che si adopero’ personalmente per ottenere dall’Austria concessioni territoriali all’Italia, qualora fosse rimasta neutrale. La manovra non riusci’ e il governo italiano intervenne nel conflitto a fianco della Triplice Intesa (Francia, Gran Bretagna e Russia). Il generale Max Ronge, capo dell’Evidenzbureau austriaco durante la prima guerra mondiale, racconto’ che, grazie a spie come Monsignor Gerlach, il suo servizio segreto conosceva in anticipo tutti i piani italiani, sia prima che dopo l’entrata nel conflitto. Cio’ consenti’ da subito agli Imperi centrali di mettere a segno clamorose operazioni belliche, come l’affondamento il 27 settembre 1915, della corazzata ammiraglia Benedetto Brin, messa al riparo nel porto di Brindisi. La polizia italiana, che teneva sotto stretta sorveglianza la citta’ pontificia, riusci’ alla fine ad identificare la rete di spionaggio che faceva capo al cameriere segreto del Papa: vi erano faccendieri di ogni risma, archetipi di personaggi che ricorreranno spesso nelle cronache italiane future. Gerlach e i suoi complici furono incriminati. Ma al Monsignore, per intervento personale di Benedetto XV, venne risparmiato l’arresto. Tramite il solito barone Monti, Italia e Santa Sede si accordarono per la ”fuga di Stato” e il 6 gennaio 1917, Gerlach lascio’ il Vaticano e,scortato, raggiunse la Svizzera. ”A molti anni di distanza, la vicenda – commenta Paloscia – fa intravedere le ombre di uno ‘Stato profondo’ in cui si annida l’embrione dell’Italia dei misteri, dal delitto Matteotti ai giorni attuali, con i suoi intrighi, i suoi muri di gomma”. Il 23 giugno 1917, Gerlach venne condannato all’ergastolo per aver comunicato notizie militari allo spionaggio nemico. Anni piu’ tardi, il Monsignore decise di lasciare l’abito talare e tornare alla vita civile. Cambio’ identita’. Di lui si persero le tracce e mori’ probabilmente in Gran Bretagna nel 1945. Benedetto XV (che era sempre stato tenuto allo scuro dell’attività traditrice del suo cameriere segreto e non era per nulla suo complice) era deceduto molti anni prima, il 22 gennaio 1922. Al termine della prima guerra mondiale, aveva voluto scrivere un documento a favore della riconciliazione internazionale, la ‘Pacem Dei Munus’ del 23 maggio 1920. Tra i Papi del Novecento era rimasto tuttavia uno dei piu’ dimenticati, fino a quando Joseph Ratzinger non lo ha riportato sulla scena mondiale, scegliendo per se’ il nome di Benedetto XVI.